19. "Chiamata declinata"

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Il supermercato distava una decina di minuti a piedi. Quindici se si aveva un passo abbastanza lento.

Non era il caso di Tom, lui lo aveva costante, scandito, tutto sommato veloce. Dicono che camminare porta consiglio: niente di più vero. Camminare lo portava su un altro pianeta coi pensieri, fantasticava sulle cose meno rilevanti e ripercorreva quelle che lo erano maggiormente.

Alle 8 aveva detto, c'era tempo. In orario per la prima volta nella sua vita. In orario per parlare con uno sconosciuto di cui non sapeva niente, o meglio, sapeva che conosceva Bill. Aveva scritto quel nome, aveva riletto una decina di volte il messaggio, pensava si fosse sbagliato.

No, B-I-L-L. Solo una persona con quel nome conosceva. Cosa c'entrava in tutto ciò? Come poteva aver usato qualcuno? Domande senza risposte.

Controllò il telefono. 19:56. 4 minuti di anticipo Kaulitz, complimenti. Pensava tra sé e sé, non era una novità.

19:56 scritte sopra lo sfondo in bianco e nero. Per lui quell'effetto rendeva tutto più bello. Soprattutto con quella foto.

Un Tom con tanto di giaccone e sciarpa, stringeva a sé Bill con il braccio. L'altro rideva, Simone aveva scattato nel momento sbagliato, ma da parte sua era comprensibile. Quella donna e la tecnologia erano due mondi paralleli.

Era stato poco dopo capodanno. Erano vicino al pupazzo di neve che le sorelline di Tom avevano creato, sorridevano. Simone era contenta della relazione, sebbene non avesse ancora capito di che tipo fosse. Non si decideva se concentrarsi sull'amici o andare oltre. Tom non le aveva mai raccontato per filo e per segno la vicenda.

Si posizionò vicino all'entrata. Si sarebbe appoggiato da qualche parte, ma le porte del supermercato erano automatiche, appena il sensore avvertiva una presenza, si aprivano. Non ci teneva a cadere per terra come un salame.

La sua ombra era immobile che appariva sotto i raggi ormai fiochi del sole, aveva ormai finito di tramontare.

Le ombre diventarono presto due. Una accanto all'altra, quella di Tom di gran lunga più alta e dai tratti duri.

Di fianco a lui, un ragazzo dai capelli biondo cenere, palesemente tinto, con due occhi incavati contornati da profonde occhiaie. Sembrava un fattone con quello sguardo.

Tom si meravigliò, e non poco, dell'identità della persona da cui aveva ricevuto l'invito. Non se lo sarebbe mai aspettato.

«Sei venuto, Kaulitz» disse dopo aver tossito, tentava di rendere la sua voce più bassa e dura, con scarsi risultati.

«Mi sembravi parecchio impaziente nel messaggio, ti do cinque minuti per spiegare» impaziente non era la parola che avrebbe voluto usare, ma al momento uscì solo quella.

Tra i due, comunque, era il moro quello in attesa di qualcosa: una spiegazione, una parola, un qualcosa.

Lo scrutava con lo sguardo. I suoi occhi passava dai capelli alle scarpe e rifacevano questo percorso. Cercava un qualche movimento strano, una qualsiasi mossa che portasse ad una conclusione.

Tom si passò una mano tra i cornrows.

«E quindi tu adesso stai con Bill, giusto?» ne era convinto, solo che l'argomento era caduto su Bill prima di quanto pensasse.

«Sì, stiamo insieme» fu la risposta, secca, che si ritrovò.

Saimon si mosse leggermente in avanti, si sporse verso l'orecchio di Tom e pronunciò queste parole:
«Oh, io non penso proprio»

Di istinto, il moro si tirò indietro. Cosa? Cosa stava insinuando?

Il biondo notò la perplessità dell'altro e prese subito parola:
«Io e Bill non ci siamo mai lasciati, ci siamo solo presi una pausa. Non ha mai interrotto la nostra relazione»

«Non dire cazzate, sei solo invidioso che Bill non ti voglia più» replicò Kaulitz, si sentiva sicuro di ciò che diceva.

Saimon tirò fuori dalla tasca il suo cellulare, un po' da rottamare, e sventolò un messaggio in particolare davanti al naso all'insù del moro.

Da: Bibi
Saimon io ho bisogno di una pausa.

A: Bibi
Sei stanco di studiare? Vuoi che vengo a farti le coccole?

Da: Bibi
Ehm...una pausa tra noi due, insomma, io non sono molto sicuro di quello che provo.

A: Bibi
Mi stai lasciando????!!!!

Da: Bibi
No, ho bisogno solo di tempo! Tornerà tutto come prima, te lo prometto.

A: Bibi
Prenditi tutto il tempo che vuoi, io sono qui ad aspettarti.

Non capiva cosa potesse essere peggio: se Saimon avesse salvato Bibi il ragazzo o se Bill non avesse chiuso con lui.

Scorse i seguenti messaggi: niente, nessun messaggio di rottura, solo qualche buongiorno o buonanotte strappata con uno smile.

Bill gli aveva mentito? Bill non aveva mai lasciato Saimon.

Ora capiva. Capiva perché in tutti quegli anni non aveva mai mostrato le sue emozioni. Automatico, meccanico, ecco cosa doveva essere. Mostrare i suoi sentimenti, come sempre, si era rivelato una perdita.

Una perdita di una parte di sé, di un po' di comprensione, di un po' di orgoglio.

Non piangeva mai in vita sua. Aveva pianto pochissime volte: si potevano contare sulle dita di una mano. Questa era da aggiungere. Gli occhi gli pesavano e le lacrime scendevano sotto il freddo di Gennaio.

Scendevano veloci e si ghiacciavano leggermente rigando le sue guancie.

In quel momento si accorse di essere solo, Saimon gli aveva dato una delle notizie più brutte della sua vita e lo aveva lasciato lì contro il muro, a piangere. Qualcosa nei suoi pantaloni vibrò, qualcuno lo stava chiamando.

Bill.

Ecco cosa diceva lo schermo.

Le sue dita si muovavano avanti e indietro, non sapendo cosa fare. Prese un respiro profondo, premette il rosso.

Chiamata declinata.

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Vi prometto che i momenti belli in questa fan fiction arriveranno, ma avevo l'idea di questo capitolo da non so quanto tempo.
Spero riusciate comunque ad apprezzare.
Per la prima volta, forse, aggiorno di mattina. Quindi, buona giornata!

Gaia

Brown Eyes || Twincest.La tua prossima ossessione. Scoprilo ora