05. "A che gioco stai giocando?"

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Erano passati due giorni. Due fottutissimi giorni. Bill non riusciva a spiegarselo.

«Cioè, lui ti ha baciato perché gli andava?» sveglia la ragazza, eh.

«Lena, sono due giorni che te lo ripeto, la storia non cambia» era stufo, sempre le solite domande.

Aveva passato due giorni d'inferno, non capiva cosa succedesse dentro di lui. Aveva raccontato tutto alla sua migliore amica, ma si era rivelato un grosso sbaglio: Lena non la smetteva di porre le stesse stupide domande, come se, appunto, la risposta potesse cambiare.

Non cambiava. Per due giorni cercava Tom con lo sguardo e questo, come di sua natura, lo ignorava. Si divertiva coi suoi amici in cortile, si fermava in mezzo alle ragazze pazze di lui per cercare di abbordarne una. Il solito Tom.

Ma davvero non gliene era fregato niente? Cazzo, lui aveva preso l'iniziativa. Lui aveva baciato Bill, mica il contrario. Era stata tutta colpa sua, lui non avrebbe mai fatto una cosa del genere.

Perché non ne aveva il coraggio, chiaro, ma ammetterlo a sé stesso era dura.

Tutto questo ed altro ronzava ormai, ininterrottamente, nella mente del moro. Sembrava tornato ormai trasparente, come era sempre stato.
Cosa cambiava questa volta? Perché provava tanto fastidio?

Non lo sapeva, sapeva solo che voleva ricevere di nuovo attenzioni da Tom, vedere ancora quel sorrisetto diretto a lui sulla sua faccia, sentire di nuovo le sue labbra.

Stava parlando come un ragazzino innamorato.

"Oddio, Bill, hai quasi 19 anni" pensò "smettila di fare la ragazzina isterica", ma non riusciva comunque a smettere.

Tom era un chiodo fisso. Tom, fottuto Kaulitz. Con i suoi dread perfetti e le sue labbra così morbide.

Lo aveva davvero pensato? Bill pensò di aver contratto qualche strana malattia, a lui Tom non piaceva.

Ovvio. Se non fosse che i suoi comportamenti dicevano tutt'altro.

Quando la campanella dell'intervallo suonò, e i suoi sforzi furono un'altra volta vani, si lasciò andare vicino al calorifero con un grande sbuffo. Solo dopo pochi secondi fu raggiunto da una figura che, per suo stupore, non apparteneva a Lena.

«Hey Bill!» un leggero colpo d'aria gli inondò le spalle.

Era Simon. O meglio, erano Simon e le sue grosse mani, che facevano più da ventaglio che da mani.

L'ultima cosa che voleva era vedere quello, quello che non si capiva se gli stava a genio o meno. Un indefinito per lui.

Lo salutò a sua volta con un cennò del capo, abbozzando un sorriso, o avrebbe pensato ce l'avesse con lui.

E qui sbagliava: Bill proprio non pensava a lui. Crudele, ma vero.

Simon cominciò conversazione, con domande stupide come «Tutto bene oggi?» o «Cos'hai la prossima ora?» e il meglio del meglio «Hai avuto qualche verifica oggi?».

Simon, non ci sai proprio fare, lasciarelo dire. Nessuno attaccherebbe bottone in un modo simile, era fin troppo pure per i nerd secchioni. Anche Bill era secchione, ma non era nerd di sicuro.

Fu quasi tentato di mandarlo a quel paese una o due volte, forse anche di più, non perdeva tempo a contarle. Quando, strano a dirsi, fu felice che il ragazzo si trovò lì in quel momento.

Motivazione? Tom era appena spuntato dal fondo del corridoio, era probabilmente corso in bagno per farsi qualche ragazza, ma ora come ora non era importante. La cosa davvero importante per Bill era fare della piccola vendetta personale.

Insomma, Tom si era preso gioco di lui? Bene, ora ricambiava il favore.
In un nano secondo si fiondò sul ragazzo davanti a lui, coinvolgendolo in un bacio fin troppo poco casto, ma abbastanza disgustoso. Ma che gli importava? L'importante era che Tom li vedesse.

Simon era il più sorpreso, ma cazzo: Bill Trümper lo stava baciando, non avrebbe certo messo lui tregua a quel momento.

Il moro si accertò bene di posizionarsi nella visuale perfetta di Kaulitz, guardandolo anche, di tanto in tanto.

Tom, in un prima momento, rimase scioccato, ma non si scompose. Cosa credeva Bill? Di farlo ingelosire? Non sapeva contro chi si stava mettendo. Davvero credeva di riuscire a fingere che quel tipo gli piacesse? Era uno sfigato dai capelli indefiniti, niente più. Perfino per Bill era troppo quella falsa.

Decise di farlo sudare freddo: lo guardò dritto e gli sorrise, con quel suo sorriso che lascia tutti impietriti. Bill non riusciva a crederci. Era uno stronzo a tutti gli effetti, ma non la avrebbe avuta liscia.

Ormai ci aveva preso gusto, o meglio, ormai era deciso a far cascare Tom ai suoi piedi.

Perché ci teneva tanto? Non se ne dava spiegazione, anzi, se la dava e la negava. Era una lotta contro sé stesso, ma certe cose non si possono vincere.

Passò i seguenti momenti liberi dei seguenti giorni a fare il finto innamorato con Simon. Ormai mezza scuola credeva fossero una coppia, Bill sperava solo che la barriera da "Sono figo e me ne sbatto" di Tom, cedesse da un momento all'altro.

Ma era fatta di mattoni duri e Bill non aveva con sé un trapano, non ancora.

Le provava tutte: i baci poco casti all'intervallo, gli incitamenti per Simon durante l'ora di ginnastica, il tenersi la mano all'uscita della scuola. Giusto un paio di giorni e sarebbe finito per vomitare.

Lena invece rideva, rideva per le strane idee che venivano all'amico. Non aveva tentati di dissuaderlo, si divertiva troppo. Soprattutto perché il suo migliore amico negava, negava l'evidenza. Ma una volta che si prende la Kaulitztite, è difficile curarsene.

                                 * * *

E tra baci schifosi e mani intrecciate a mani che sudavano, arrivò mercoledì. Era passata una settimana. Simon cominciava a chiedergli regolarmente di uscire, come una vera coppia, e Bill aveva dovuto cedere una o due volte, per non destare sospetti.

Assurdo, era assurdo. Perché continuava? Lo sapeva il perché, cavolo se lo sapeva!

Quella mattina guardandosi allo specchio si sentì fiducioso, si sentì bello. Si era piastrato i capelli neri che gli ricadevano sulle spalle, si era passato un secondo velo di matita intorno agli occhi per accentuarli ancora di più e aveva abbinato perfettamente i vestiti. Era fiero di sé.

A smontargli tutto fu il bacio del buongiorno che ricevette poco dopo.

«Buongiorno tesoro» tesoro? Diabete, diabete.

Ecco cosa sentiva: il diabete. Qualche anno fa Simon sarebbe stato perfetto per lui. Un fidanzato tutto amorevole, con nomignoli teneri, che gli teneva la mano. Appunto, qualche anno fa. Bill aveva smesso di essere attratto da quel tipo di persone, era un po' meno concentrato su una relazione da favola. Ne voleva una vera, con veri sentimenti, e ciò non necessitava per forza parole sdolcinate o nomignoli.

Ricambiò il saluto con un bacio sulla guancia a quest'ultimo, come saluto prima di entrare in classe. Un po' era sollevato.

Era più sereno e si incamminò con quello stato d'animo verso la classe. Fu a metà del corridoio del secondo piano, a qualche metro di distanza dalla porta, che venne strattonato in uno spazio buio.

Lo stanzino. Cosa diavolo ci faceva nello stanzino dei bidelli? Era incredulo e un pochino spaventato. Poi una figura davanti a lui parlò, e sentì un brivido percorrergli la schiena.

«A che gioco stai giocando, Trümper?»

Brown Eyes || Twincest.La tua prossima ossessione. Scoprilo ora