Berlino. Poteva andare ovunque, ma non a Berlino. Quella città significava cambiamento, significava cuore di pietra, significava rialzare la barriera, significava di nuovo fingere. Valeva la pena? Valeva la pena tutto quello?
No. Ovvio che no. Lui sarebbe dovuto restare, sarebbe dovuto essere lì con Bill a condividere i momenti felici e quelli tristi. Le cose non dovevano andare così.
Bill aveva già deciso: avrebbero dovuto amarsi per sempre, sposarsi, avere dei bambini e fare invidia al mondo. Okay, forse fantasticava troppo, ma era convinto Tom fosse felice con lui. Cosa era cambiato?
Nessuna spiegazione, nessun messaggio: solo tante chiamate senza risposta, chiamate che necessitavano solo di essere ascoltate, argomentate.
Magdeburgo era fredda, era inverno. Ma non era quella la motivazione delle basse temperature, del gelo. C'erano persone che piangevano lì, cuori spezzati, parole che nascevano e morivano in gola.
Una chiamata. Una sola chiamata a cui avrebbe potuto rispondere, neanche quella. Il telefono continuava a fare bip bip bip. Il cuore di Bill diminuiva i battiti ad ogni bip.
Poi la segreteria, da uccidere chiunque l'avesse inventata. Sarebbe stato meglio per lui continuare con quel suono metallico vuoto, come ad avere una speranza che quell'aggeggio elettronico mal funzionasse.
Invece funzionava, funzionava eccome e diceva solo una cosa: Tom non vuole risponderti, chissà cosa sta facendo adesso, magari è con qualcun'altro. Per fortuna, i telefoni non parlano.
E se si trovava davvero con un altro? Magari ora stava ridendo per battute che non erano le sue, magari ora guardava gli occhi marroni di qualcun'altro, magari ora era perfino più felice.
Possibile?
Riuscì a sopravvivere solo un giorno a scuola senza la sua presenza. I continui discorsi da parte di Lena per tirarlo su di morale erano stati inutili più del pensabile. Dimenticalo, diceva. Come se fosse facile per lui fingere di non provare sentimenti e concentrarsi su altro.
Il suo compleanno, mancava così poco, e Tom non era lì. Non sarebbe entrato in camera sua cantandogli tanti auguri con il sorriso sulle labbra, non lo avrebbe aiutato a scartare la carta a pois che usava sempre sua madre per confezionargli i regali. Eppure doveva, doveva scartare la carta con lui. Era una cosa importante.
Britney Spears era tornata nel suo scaffale, quei cd non trasmettevano più niente al moro, nelle ultime 24 ore aveva ascoltato solo il cd con la voce di Tom. Quello voleva, quello gli serviva. Niente gimme more, niente circus.
Più che gimme more, per lui era gimme Tom. Travisava tutti i titoli di canzoni possibili con il nome di Kaulitz per ammazzare il tempo.
Non si era truccato quella mattina, era la prima volta, ma non aveva senso: l'unico a cui voleva apparire bello non c'era, tutti gli altri potevano anche andare all'inferno per lui.
Si accorse quanto stupido era stato nelle precedenti settimane: non aveva mai aperto veramente il suo cuore al ragazzo, si era sempre mantenuto un po' sul loro rapporto segreto, ma lui si era innamorato. Di nuovo. Perché con il moro era da sempre così.
Aveva tutto ciò che cercava, tutto ciò che non poteva essere e che in parte avrebbe voluto. Tutti i pregi da lui odiati e i difetti amati. Era quasi senza senso, ma non per forza le cose devono avercelo.
A Bill era sempre piaciuta la matematica perché, sempre e comunque, sapeva che 2+2 avrebbe fatto 4. Era così e sarebbe stato così. Come sapeva che Bill - Tom dava 0. Una cosa elementare. Matematica.
Era stata di grande aiuto: la matematica. Lo aveva distratto quella mattinata, tre ore di fila. Ringraziava per quella geniale scoperta.
Matematica vuol dire numeri, tanti numeri messi vicini formano un numero di telefono: quello di Tom. Questo era apparso sul display del cellulare del moro, per l'ennesima volta.
Un respiro, due respiri, tre respiri. Chiamata inoltrata a: Tom.
Quei bip, di nuovo. La perdita accellerata dei battiti, di nuovo. Un mancamento, di nuovo.
«Pronto?»
La voce di Tom, per la prima volta.
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Brown Eyes || Twincest.
Fanfiction«Nonostante le cose pazzesche che sono successe noi ci apparteniamo ancora - disse Tom guardando il ragazzo davanti a sè - non abbiamo mai smesso di farlo. Io sono tuo Bill, io apparterrò a te anche quando mi chiederai di smettere». Lo guardò, si gu...
