La campanella suonò, puntuale come sempre. Bill era lì, puntuale come sempre, già al suo posto con il quaderno per la successiva lezione e la penna sul banco.
Era una persona precisa e meticolosa: tutto doveva essere al proprio posto.
Tutto lo era, tranne una cosa. Il suo cervello non era al posto giusto, no. Il suo cervello si trovava due file più indietro che giocava con i cornrows di Tom.
Tornò in sé solo quando la professoressa Spieltz entrò in classe. Era l'unica professoressa donna della scuola: un misto di antipatia e bei capelli, il tutto ben proporzionato in una donna alta circa un metro e sessanta.
Insegnava musica, ma non sapeva insegnare. Era riuscito a far odiare a Bill quella materia. Giusto per chiarirci, era la sua materia preferita una volta, prima della professoressa Spieltz e prima di quel giorno, per intenderci.
«Ragazzi ho un progetto molto importante per voi, più che un progetto è una specie di test nei vostri confronti» adesso erano diventati cavie da laboratorio?
«Non mi sono mai lamentata dei vostri risultati nei test, ma la vostra coordinazione è alquanto visibile. Se vogliamo fare un bel concerto di fine anno, c'è bisogno di armonia, dovete imparare a conoscervi e fidarvi gli uni gli altri»
Perfetto, ora era tipo una terapia di gruppo.
«Cominceremo un passo alla volta: ci dividerò a coppie, voglio che mi proponiate a fine delle vacanze natalizie una canzone. Che sia una cover o un originale non importa, potete cantarla, suonarla ma dimostratemi cosa vuol dire lavoro di squadra» continuava a ripete l'ultima frase scandendo bene le parole, forse li considerava tardi e sperava capissero con una specie di spelling.
«Le coppie verranno estratte attraveeso questi bigliettini che ho preparato appositamente, non ci saranno cambi né discussioni, chiaro?»
Non ci fu una risposta, solo un leggero movimento di testa da parte di alcuni. Comunque, con o contro la loro volontà erano costretti ad accettare.
La professoressa era così fiera, estraeva bigliettino dopo bigliettino. Il cuore di Bill si fermava per qualche secondo, per poi ripartire contento di aver escluso un altro compagno antipatico e nulla facente dal suo destino.
Quando però il suo cognome fu estratto, le pulsazioni aumentarono progressivamente. Pensava sarebbero rallentate con la scoperta del nome, ma al suono di questo non fecero altro che velocizzarsi.
Non poteva essere vero, no. Cioè, qualcuno lassù ce l'aveva con lui.
Realizzò che non era un'immaginazione quando una pallina di carta lo colpì in testa. Ottima mira.
A casa mia alle 15:30, ti voglio puntuale.
* * *
Erano anni che non metteva piede in quella casa, anni che non si trovava davanti a Jörg o ad una delle quattro figlie femmine di quella casa. A pensarci meglio, era stato un bene per lui: Jörg gli aveva sempre fatto una grande paura, troppa autorità in quell'uomo.
Si meravigliò nel constatare che ora avevano un campanello, prima doveva battere più volte sulla porta per ottenere di entrare. Avevano perfino uno zerbino con il cognome di famiglia, nel caso di equivoco.
Ma non ci poteva essere. Nessuna casa in tutto Madgeburgo splendeva come quella dei Kaulitz. Non esisteva casa di pari bellezza e stile moderno.
Era la casa dei sogni, altro che quella di Barbie e Ken! Questa era cento volte meglio e non era rosa.
Sentì le urla da dentro: stavano litigando per chi dovesse aprire, un classico.
A quanto pare Tom perse. Fu lui ad aprire a Bill.
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Brown Eyes || Twincest.
Fanfiction«Nonostante le cose pazzesche che sono successe noi ci apparteniamo ancora - disse Tom guardando il ragazzo davanti a sè - non abbiamo mai smesso di farlo. Io sono tuo Bill, io apparterrò a te anche quando mi chiederai di smettere». Lo guardò, si gu...
