Bill si era rannicchiato contro il petto di Tom. Erano così da parecchio tempo, secondi infiniti che nessuno dei due aveva contato. O voleva contare.
Tom era arrivato nel mezzo della notte, senza motivazione e senza ombrello. Il moro l'aveva fatto entrare dalla finestra, aveva lasciato che facesse come casa sua. A patto che non facesse rumori molesti, Gordon Trümper non avrebbe gioito di quella visita.
Tom si era tolto la maglia praticamente fradicia e si era disteso sotto le coperte. Aveva lasciato un piccolo spazio per Bill, nel quale lui si era infilato dopo pochi secondi.
Ora passava le dita su e giù per gli addominali scolpiti di Kaulitz. Ne esaltava la forma. Si meravigliava che madre natura glieli avesse donati, Tom non aveva mai fatto palestra.
Le dita di Tom, invece, giocavano con i capelli di Bill, faceva dei piccoli giri e poi cambiava ciocca. Li prendeva e li girava, uno dopo l'altro. Si sentiva particolarmente hair stylist quella notte.
Erano rimasti così, senza dirsi una parola, senza darsi una spiegazione. Bill era sorpreso da quella visita, ma non aveva aperto bocca. Voleva respirare quel momento fino in fondo, credere che non era tutto un sogno.
Un sogno non era, era più che reale. Tom non sapeva cosa gli era preso. Aveva sentito il bisogno di vedere Bill e si era svegliato nel bel mezzo della notte. Il telefono segnava le due quando aveva aperto gli occhi.
Prendere la macchina era fuori discussione: troppo rumore che avrebbe di sicuro svegliato i suoi. Aveva optato per i suoi piedi, e aveva finito per rimanere fradicio.
Ora il corpo di Bill lo stava scaldando, un grazie era dovuto anche alle pesantissime coperte con cui si copriva. Bill era un tipo freddoloso, da sempre.
Portava una felpa con sé anche a maggio, quando il sole splendeva e procurava milioni di goccioline di sudore. Non era mai troppo caldo per lui.
Sembravano una coppia vera e propria, una di quelle che si ama alla follia. Eppure non erano niente del genere: mai una dichiarazione, mai un chiarimento su ciò che fossero. Erano Bill e Tom che stavano insieme, che si baciavano, che sembravano fidanzati. Ma non lo erano. Non lo erano mai stati.
Uno era fidanzato, l'altro era il puttaniere della scuola. Nessuno dei due poteva permettersi quell'amore. Nessuno dei due riusciva a pronunciare quella parola. Da una parte perché faceva troppo male, dall'altra perché non c'era modo di credere in essa.
Ma se non era amore, non esisteva parola giusta per descriverli. Potevi scervellarti ore e non l'avresti trovata. Perché non ce n'era bisogno, troppo per un amicizia, troppo poco per un amore. O semplicemente, troppo preoccupati per ammetterlo. Era comunque un troppo. E il troppo stroppia, si sa.
Quindi non si definivano, convivevano con queste effusioni e con i successivi scatti stronzi da parte di Tom e menefreghisti da parte di Bill. Si baciavano e negavano il piacere che avevano provato. Stavano insieme e fingevano fosse stata una perdita di tempo. Reprimevano i sentimenti per non rimanere delusi, o peggio, feriti.
A scuola si odiavano, negli sgabuzzini si baciavano. Ogni giorno Tom lanciava palline di carta a Bill con scritto un luogo per incontrarsi, ogni pomeriggio Tom scriveva un messaggio all'altro se si trovava con Saimon.
Erano dipendenti l'uno dall'altro e allo stesso tempo riuscivano a starsi lontano quanto bastava per fingere di odiarsi. Era una cosa complicata e incomprensibile, ma Tom era stato chiaro. Niente sentimenti, niente promesse.
Chiunque si sarebbe impuntato, ma Bill no. Da una parte aveva Saimon da cui riceveva tutte le attenzioni di un fidanzato, dall'altra c'era Tom che gli faceva provare ciò che era la vera passione, senza alcun tipo di legame.
Era un continuo volersi ma non cercarsi. Era come giocare col fuoco. Ora bisognava solo capire chi si sarebbe bruciato per primo.
* * *
E se Tom, a scuola, fingeva di non provare un minimo di attrazione e attenzione per Bill, qualcun'altro lo faceva al posto suo.
«Cazzo, ha un culo da sballo!» era minimo la quarta volta che Andreas lo ripeteva nel giro di dieci minuti.
Andreas. Migliore amico di Tom dall'anno...dal giorno della nascita, praticamente. Uguali in tutto e per tutto. Sfacciati in tutto e per tutto. Inutile dire che andavano d'accordo su tutto. Niente segreti tra loro, ma Bill non era incluso in quel patto. Bill era l'unica cosa che Tom non aveva condiviso con nessuno, era solo suo.
«Amico, chi è la fortunata ragazza? Io vedo solo dei mostri qui» chiese il moro che non capiva da dove provenisse l'entusiasmo dell'amico.
«Ma quale ragazza?» era la prima volta che Andreas faceva un complimento ad una persona di sesso maschile.
Tom lo sapeva, lui era etero al 101%, faticava a credere che elogiasse il sesso opposto.
«Da quando ti piacciono i ragazzi?» chiese l'altro, punzecchiandosi con la lingua il piercing.
Erano al centro del cortile, appoggiati al muretto. Era il loro posto. Una specie di area intoccabile. Da lì avevano la visione estesa su tutto e tutti: su Annika la bidella che fingeva di pulire le scale, sul gruppetto di Erica, la reginetta dei gossip della scuola, su Karl e la sua band di secchioni, su Bill e il suo fidanzato odioso.
«Non mi piacciono, ma per Trümper faccio un eccezione» rispose.
A sentire quel nome, Tom, perse l'equilibrio e finì quasi con la faccia per terra. Dovette attaccarsi, in modo tragico, al muretto per assicurarsi di non cadere.
Cosa? Parlava di Bill? Il suo Bill?
Non che fosse importante, però insomma, non aveva mai guardato Bill. Doveva cominciare proprio in quel momento?
«È fidanzato il tipo» magari dopo queste parole avrebbe cambiato idea. Magari non aveva ricevuto la notizia della coppia felice.
Ma Andreas era uguale a lui e lo sapeva. Andreas prendeva ciò che voleva.
Quanto sei stupido Tom!
Cazzo, trovarti amici normali no?
«Sono meglio della metà dei ragazzi di questa scuola, non credo sia un problema. Dammi due giorni e me lo porto a letto» Andreas era autoritario, convinto, con un sorriso malizioso sul viso.
«Ma lascialo perdere! Se è fidanzato evidentemente vuole stare col suo ragazzo»
Tom, sembri una checca.
Sì, perdutamente. Ma doveva espellere l'idea dalla testa dell'amico.
«Hai qualche problema se me lo scopo, Kaulitz?»
Lui? Ma va, Tom era tranquillissimo. Avrebbe solo voluto spaccargli la faccia se anche solo si avvicinava a lui, tranquillissimo appunto.
«Io? Ma che cazzo dici? Scopatelo pure, fammi sapere se cede» disse fingendo una risata delle sue.
Detto questo alzò i tacchi e se ne andò, l'ultima cosa che voleva era rimanere lì. Guardare la scena avrebbe tirato fuori un lato di lui fin troppo aggressivo. Meglio prendere aria.
Cercò con foga nella tasca dei suoi enormi pantaloni e si sentì vittorioso appena trovò l'oggetto della sua ricerca.
Il cellulare.
Digitò con una sola mano ad una velocità sorprendente. Il destinatario era ancora lì, in cortile, sotto gli occhi vigili dell'amico.
A: Bill
Dobbiamo discutere dei tuoi pantaloni: il tuo lato b si nota un po' troppo. E non sono l'unico a pensarlo.
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Brown Eyes || Twincest.
Fanfiction«Nonostante le cose pazzesche che sono successe noi ci apparteniamo ancora - disse Tom guardando il ragazzo davanti a sè - non abbiamo mai smesso di farlo. Io sono tuo Bill, io apparterrò a te anche quando mi chiederai di smettere». Lo guardò, si gu...
