Buon Natale. Ecco cosa diceva il messaggio che comparve sul cellulare di Tom verso le nove del mattino.
Anche quell'anno, suo padre sarebbe stato lontano da casa, per affari. Ricevere un misero sms non era, però, come averlo lì in carne ed ossa.
Il rapporto padre e figlio tra di loro non aveva mai funzionato, ma il moro ci teneva comunque ad avere una figura paterna. Poi, il natale è il natale. Una delle feste più belle dell'anno, dopo il compleanno.
Non che lui fosse il tipo da albero decorato in famiglia, presepe pieno di personaggi e biscotti a forma di stella. Lui odiava gli alberi, era ateo convinto e non amava granché i biscotti. Però amava vedere sua sorella Sophia contenta nel constatare che Babbo Natale aveva mangiato il latte e i biscotti che aveva lasciato in balcone. O meglio, che Tom Natale li avesse mangiati, si occupava lui di svegliarsi alle tre di notte e mangiare quei biscotti a dir poco congelati. Amava vedere Anne che scartava i regali e trovare, ogni anno, una delle Barbie più belle in commercio. Amava vedere la piccola Kristie che poggiava le minuscole dita sulle palle di natale appese all'albero. Amava vedere sua mamma che, almeno un giorno in tutto l'anno, era senza pensieri.
Almeno qualche piccolo motivo di gioia c'era il venticinque dicembre.
E come tutti gli anni, scese giù in salotto, dove sua madre aveva preparato la colazione a base di pancakes. Aveva preso l'abitudine qualche anno fa, ora era d'obbligo in quel giorno di festa.
Baciò una dopo l'altra la fronte delle sue sorelle e, tra chi gli sorrideva e chi faceva una smorfia schifata, si sedette a tavola, nel suo solito posto. Prima sedia a destra. Ormai c'era il suo nome tatuato sopra.
Simone, la madre, disse una preghiera per ringraziare il signore di quel giorno. Le bambine mormorano un amen finale, Tom si limitò a fare un cenno con la testa. Non credeva in Dio, ma era comunque grato a chiunque gli avesse donato quelle quattro donne nella sua famiglia.
Fu una questione di secondi perché Sophia, con i suoi otto anni e il suo sorriso sdentato, si mettesse a saltellare sul posto gridando: «Scartiamo i regali! Scartiamo i regali!»
E così fecero, le ubbidirono. Lei era il capo in quelle situazioni. Anne trovò un'altra meravigliosa Barbie, Sophia il libro sugli animali che desiderava tanto, Kristie un enorme pupazzo che cantava la ninna nanna se gli premevi la zampa. Tom ricevette un cd: Greatest Hits. Il cd con le più grandi hit dei Guns n Roses.
Si ritenne quasi il ragazzo più fortunato al mondo. Sapeva bene che lui in casa era quello particolare, colui che ascoltava musica spacca timpani, quella definita spazzatura da suo padre, ma avevano comunque esaudito la sua richiesta.
Lasciò un bacio a sua mamma sulla fronte. Stava per azzardare un "papà non verrà, vero?", quando Simone lo interruppe con un cenno negativo della testa, seguito da un mezzo sorriso, quasi di consolazione. Ogni anno era così, sembrava non gli importasse della sua famiglia. O di averne una.
Non si stupiva se poi lui era cresciuto male. Con un esempio del genere, si poteva solo peggiorare.
Ma Tom non era l'unico che stava festeggiando con la famiglia quel giorno.
A parte tutti gli adolescenti della terra, anche Bill Trümper aveva appena avuto la sua dose di colazione natalizia e l'assaggio di pranzo coi parenti. Dopo una full immersion delle solite domande e delle solite risposte, si era ritirato ad aprire i regali.
Cose futili per lo più, escludendo qualche libro che lui stesso aveva richiesto e lo stereo nuovo. L'altro era letteralmente andato nel nuovo mondo. Rotto dopo appena un mese da una qualche forza paranormale. Da quando gli sterei durano così poco? Gli risultava ancora di vivere nel ventunesimo secolo.
La scelta del cd con cui inaugurarlo fu facile: Blackout di Britney Spears, uno dei suoi migliori album. Anche se per Bill lo erano tutti.
Si era immerso nelle parole di Gimme More, quando Lea bussò alla porta.
Non ci fu un consenso per entrare da parte di Bill, ma sua sorella non si era mai fatta problemi di questo genere.
«Sono uscita a prendere la posta per cercare una cartolina di Klaus e invece ho trovato questo» riferì a Bill con la sua voce spacca timpani e buttò qualcosa sul pavimento, vicino al comodino del fratello.
Klaus, fidanzato storico di Lena fin dai tempi del liceo. Ora, pluridiplomato e trasferito a tempo indefinito in America. Mandava una cartolina o una lettera ogni tanto, scriveva di amarla, ma come minimo se ne era trovata una meglio al di là dell'oceano. Una che magari aveva un volume di voce normale.
Sentì la porta richiudersi alle sue spalle e alzò da terra quel quadrato scaraventato sul pavimento. C'era un mini biglietto con scritto "Per Bill".
Gli balenò l'idea che potesse appartenere al suo fidanzato, ma l'avrebbe incontrato quella sera, sarebbe stato stupido da parte sua recapitargli il regalo nella cassetta della posta.
Nel suo cervello, nessun altro poteva essere interessato a regalargli qualcosa, la sua curiosità entrò quindi in campo.
Sollevò il bigliettino piegato a metà e lesse nella mente il contenuto, quelle poche righe scritte a mano di tutta fretta. Calligrafia di sicuro maschile, troppo brutta per essere vista, ma ancora in grado di essere letta.
Ti avevo promesso che te ne avrei fatta ascoltare una. So che potrei risultare stonato, eri tu quello bravo a cantare da piccoli. Non credo valga come biglietto di scuse, ascoltala e basta.
P.s. Ho iniziato a scriverla il giorno che ti ho calpestato il piede per strada. Buon Natale Bill.
- Tom
Aveva letto bene? Era di sicuro uno scherzo, un altro Tom che aveva sbagliato cassetta della posta, o che si stava prendendo gioco di lui.
Tom? Tom Kaulitz? Non voleva avere più a che fare con lui.
Allora perché stava sorridendo come un ebete? Perché sentiva un certo calore per tutto il suo corpo? Perché sapeva che gli sarebbe piaciuta a discapito di tutto?
Preferì non darsi risposta, alla fine non avrebbe violato la legge ascoltando quella canzone. Era un regalo, e come tale non si rifiuta.
Cambiò velocemente disco, afferrò il telecomandino wireless e premette play.
Un secondo, due secondi, la voce di Tom.
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Brown Eyes || Twincest.
Fanfiction«Nonostante le cose pazzesche che sono successe noi ci apparteniamo ancora - disse Tom guardando il ragazzo davanti a sè - non abbiamo mai smesso di farlo. Io sono tuo Bill, io apparterrò a te anche quando mi chiederai di smettere». Lo guardò, si gu...
