Capitolo 28

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"L'umore di Sean?"
Corrugo la fronte mentre guardo James guidare per le vie di Londra.
"Intendo... Com'è il suo umore dopo la grande notizia di Chicago"
"Ah. Ehm. James..."
Si ferma al semaforo rosso. "Dimmi"
"A dire il vero... Non l'ho ancora detto"
"Come non l'hai ancora detto? E cosa aspetti? Che siamo in aeroporto o peggio ancora quando saremo in America?"
"O magari glielo diranno i miei genitori... Non appena anche loro sapranno della partenza"
Spalanca gli occhi guardandomi. "Dimmi che stai scherzando Jodie... Dimmi che non è vero ciò che hai appena detto"
"Non ho avuto tempo di radunare l'intera famiglia, farli sedere intorno ad un tavolo e dire a tutti loro che la loro adorata..." mimo le virgolette con le dita. "Bambina... Si trasferirà a Chicago, con te"
Il semaforo verde scatta, lui resta a fissarmi e le macchine dietro cominciano a suonare i clacson all'impazzata.
"Credo che la gente dietro di noi abbia fretta"
"Sai quanto mi può interessare se quelli dietro suonano? Niente..." non batte ciglio. "Jodie ti rendi conti che noi domani mattina abbiamo un aereo e tu non hai ancora detto nulla alla tua famiglia?"
"Almeno spostiamoci in un angolo o in un parcheggio, no?"
"Non cambiare argomento... Con me non funziona, sappilo"
Alzo gli occhi al cielo. "D'accordo. D'accordo, stasera a cena lo dirò, contento?"
Scuote la testa ingranando la marcia. "Faremo di meglio, ora, andremo a casa tua e insieme, diremo ai tuoi genitori che domani ci trasferiremo a Chicago e non voglio sentire obiezioni May, che ti piaccia o no, faremo così"


Fisso la porta blindata davanti a me, sono come immobile, impassibile, non trovo il coraggio di allungare la mano, aprirla ed entrare.
Il momento che tanto temevo, è arrivato.
Sto per sganciare ai miei genitori la bomba peggiore di tutti i tempi, la notizia del mio trasferimento.

"Ti dai una mossa?"
"James smettila"
"D'accordo..." allunga la mano e abbassa la maniglia. "Se non lo fai tu, lo faccio io per te... Prego, prima le donne"
Lo guardo male mentre lui, appoggia una mano dietro la mia schiena e mi spinge letteralmente dentro casa mia.
"Hai visto, non è stato poi così tanto complicato"
"Taci, taci, per favore"
"Jodie. James, cosa ci fate voi due qui? Non dovevate andare ai grandi magazzini?"
Alzo di poco le spalle mentre lentamente mi avvicino al divano davanti a mia madre.
"Lei deve dire qualcosa"
Sgrano gli occhi. "Cosa? Oh no Harris, ti puoi scordare che io rischio la vita"
"Rischiare la vita? Che succede ragazzi?"
"Niente di grave mamma, papà, dov'è?"
"Sono qui, tesoro" esce sorridente dalla cucina con due tazze di caffè in mano. "Hai bisogno?"
Annuisco.
"Dimmi pure... Ciao James, come stai?"
"Per ora bene, grazie"
Con la coda dell'occhio lo guardo mentre nervosamente, si sfrega la nuca con il palmo della mano.
"E' successo qualcosa?"
"No, per il momento no... Vero, James?"
"Ehm... Cosa? Parli con me?"
Alzo le braccia al cielo e velocemente, le faccio ricadere rumorosamente sui fianchi. "Vedi altri James dentro questa casa?"
"Magari l'ironia la teniamo per un altro momento, cosa ne dici?" sussurra stringendo i denti. "Ora pensiamo a sopravvivere"
"Ragazzi, qualsiasi cosa sia successa, a noi, potete dirla tranquillamente, non vi preoccupate"
"Qualsiasi, mamma?"
Annuiscono contemporaneamente.
"Bene... Io e James andremo a Chicago"
Sorridono. "Davvero? E' una notizia fantastica... Starete da Lexi?"
"Ehm... No"
Corrugano la fronte. "E dove?"
"Nel nostro appartamento" interviene James.
"Vostro appartamento?"
Annuiamo.
"Avete comprato casa? Jodie, con quali diamine di soldi hai pagato la tua parte?"
"No. No. No, niente casa comprata Lisa... E' solamente in affitto"
Tira un sospiro di sollievo. "Sia ringraziato il cielo... Per un attimo ho pensato al peggio... Quanto starete via?"
Ci guardiamo in faccia, poi James si avvicina, stringe un braccio intorno alla mia vita e pronuncia la fatidica frase: forse per sempre.
"Cosa? Come per sempre?"
"No papà, ti correggo: forse, per sempre" sorrido.
"Jodie Rose May, non è il momento di scherzare... Quanto starete via?"
"Ve l'abbiamo detto... Forse, per sempre"
La tazza di caffè cade dalle mani di mia madre e finisce dritta sul tappetto color panna del salotto macchiandolo tremendamente nell'angolo.
"Lisa, tesoro"
Si alza in piedi sotto shock. "Va tutto bene Jonathan, va tutto bene... Va tutto a meraviglia, niente è mai andato così bene come adesso"
"Mamma stai delirando, te ne rendi conto?"
"Un figlio si è sposato, è diventato padre e se n'è andato, ora, anche lei, se ne va e non se ne va nell'isolato accanto, ma in un altro continente... Ci stanno abbandonando tutti"
"Nessuno vi abbandona mamma, stiamo solamente crescendo e stiamo prendendo in mano le nostre vite, tutto qui"
"Beh almeno voi, a differenza di Sean e Lara, vi amate"
Sorrido appoggiando la testa sulla spalla di James.
"Siete convinti di fare questo passo?"
Annuiamo insieme.
"E siete convinti di voler andare a vivere in America?"
Annuiamo di nuovo mentre mio padre, cerca di pulire la macchia di caffè dal tappetto.
"E siete convin.."
"Siamo convinti..." lo interrompo senza dargli modo di finire la frase. "Siamo convinti di tutto, non ti preoccupare"
"Ok, d'accordo... Allora, non ci resta che..." si avvicina a mia madre. "Che accettare la vostra scelta e augurarvi il meglio" sorride mentre mia madre, scoppia a piangere.
"E ora cosa c'è?"
"Niente..." singhiozza. "E' che non ero pronta ad una notizia del genere... Io credevo che tu, beh, che tu, fossi incinta"
"Incinta? E cosa te l'ha fatto pensare?"
"Beh..." soffia il naso. "Eri così agitata, così preoccupata e così spaventata che l'unica cosa che mi è passata per a testa, era quello... Mai avrei pensato ad un trasferimento"
Vado verso di lei con le braccia aperte e la stringo forte. "Ogni tanto tornerò a Londra, promesso"
"E noi potremmo venire ogni volta che vorremo?"
Annuisco.
"E per quanto tempo vorremo?"
"Lisa non esagerare..." ride mio padre. "Non essere invadente"
Mi stacco dall'abbraccio con le lacrime agli occhi. "Si, certo che potete" sorrido tornando ad abbracciare la vita di James con un braccio. "Ora noi dovremmo andare a sistemare le ultime cose... Tornerò a casa verso l'ora di cena"
"Un ultima cosa... Quando partirete?"
"Su una scala da uno a dieci, questa domanda, quanta importanza ha?" stringo i denti preoccupata guardando mio padre.
"Jodie..."
"Ok. Ok. Ok..." alzo le mani in segno di resa. "Domattina presto, con il primo volo"
Sgrana gli occhi mentre mia madre, ricomincia a piangere. "Domani?"
"Si, domani"
"E cosa aspettavi a dircelo?"
"E' quello che le ho chiesto anch'io"
Tiro una leggera gomitata nel fianco di James. "Chiudi la bocca?"
"C'è altro che dobbiamo sapere?"
Scuotiamo la testa. "No, è tutto..."
"Ok, va bene... Ora andate a finire le ultime cose mentre io, cercherò di calmare tua madre, magari facendole un paio di camomille concentrate"
Ridiamo tutti e tre insieme e lei, piange più forte.
"A più tardi ragazzi"
"Aspetta Jodie"
Guardo James corrugando la fronte.
"Le valigie..:"
"Non ti preoccupare..." infilo il braccio sotto al suo. "Sono già pronte da giorni, sono nascoste dentro l'armadio"
"Dentro l'armadio?"
"E un paio sotto al letto"
Ride, ride buttando la testa all'indietro. "Sei incredibile... Sei incredibile, piccola May"

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