Sotto le luci

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21 Settembre 2016

Patrick mi verrà a prendere tra circa un'ora e io non sono ancora pronta. Non mi sarei mai immaginata che prepararsi per un appuntamento fosse così difficile, ma non sono molto esperta in materia. Se solo penso che andrò al mio primo appuntamento con Patrick Gavis quasi mi prende un attacco di panico. Annabelle mi ha detto di vestirmi in modo elegante ma comodo, dato che non so dove saremo andati. Così mi metto un vestito blu e nero che mi sta un poco largo sulla vita e le mie superstar. Quando sento il rumore di qualcuno che bussa alla porta della camera comincio a sentire letteralmente il mio cuore in gola. Vado verso la porta e quando la apro vedo Patrick di fronte a me.

Patrick è sempre bellissimo, in qualsiasi occasione, non può non esserlo, ma adesso ha superato davvero se stesso. La camicia bianca un poco sbottonata e i jeans gli danno un aria elegante ma non troppo, quindi diciamo che siamo abbastanza "intonati" diciamo. Tiene in un braccio una giacca di pelle nera e nell'altra una rosa rossa. Vedo disegnarsi sul suo meraviglioso volto arrossito un sorriso smagliante-Sei bellissima-borbotta.

-Grazie-sussurro, replicando un sorriso.

-Sei pronta?-chiede, il suo tono è tra l'impaziente e il nervoso, più o meno il mio stesso stato d'animo in questo esatto momento. Io prendo dallo scaffale il telefono e la giacca di pelle.

-Si-chiudo la porta alle mie spalle e non appena mi volto per osservarlo mi porge subito la rosa che per poco non mi finisce sul viso. Sorrido e la prendo, ha un buonissimo profumo, che di solito sento sempre su mia madre quando esce. Nessuno mi aveva mai regalato una rosa, non mi sarei mai immaginata che qualcuno lo facesse per me, immagino che è quello che succede di solito agli appuntamenti. Sto davvero delirando.


Dopo dieci minuti Patrick e io ci siamo ritrovati dentro un posto che si chiama Road House. Non ci sono mai stata, ma deve essere un locale fast food. Benissimo, sto morendo di fame, almeno non dovrò fingere di non essere una buongustaia. Ci sediamo ad un tavolo sul balcone. La vita è meravigliosa, vedo l'Empire State Building ergersi di fronte a noi, che brilla come un vero e proprio albero di Natale. Migliaia e migliaia di luci colorate che si riflettono sulle vetrine e sui lati dei vari palazzi, creando una sorta di gioco di colori.

-Ti piace il posto? Non sapevo dove andare e non trovavo nessun altro posto dove poter andare ed era tutto prenotato negli altri ristoranti così ho scelto questo-parla molto velocemente, noto, così lo interrompo prima che possa continuare-Va benissimo, sono felice che tu mi abbia portato qui è un posto...da me-concludo sorridendogli. Vedo i muscoli del suo volto rilassarsi e questo mi fa piacere, almeno nessuno dei due si sentirà più nervoso.

-Volevo chiederti una cosa-inizio, è da quando mi è passato a prendere che volevo fargli questa domanda, ma non ho mai avuto abbastanza coraggio per farlo, ma adesso che non mi sento più a disagio non mi sembra più così difficile-come mai mi hai chiesto di uscire? Non che mi abbia dato fastidio, anzi tutto il contrario...-mi interrompo subito, so di sbagliare ogni singola parola-quello9 che voglio dire...-non faccio in tempo a finire di parlare che lui allunga una mano sul mio braccio.

-Ti ho chiesto di uscire perché volevo stare un po' da solo con te dopo un anno intero che non ci vediamo e mi sei mancata tantissimo, sul serio non hai idea di quanto tu mi sia mancata-mormora.

Queste parole sono proprio ciò che volevo sentire-Davvero?-

-Mai stato più sincero in vita mia-la sua voce è confortante, mi ricorda una ninna nanna che mi cantava di solito mia madre quando non riuscivo a dormire, ripensando a mio padre e a quella notte. Patrick mi rilassa-Mi dispiace essere andata via così all'improvviso, non ti ho nemmeno salutato prima di partire-gli ricordo. Ero talmente tanto impaziente di partire che non mi sono preoccupata di salutare chi mi stava a cuore, come Patrick, Lucas...Peter.

Inferno paradisiaco a New YorkDove le storie prendono vita. Scoprilo ora