Lily
La serata è finita prima del previsto, mia madre è stata davvero incredibile, i vestiti erano stupendi e hanno ricevuto un sacco di complimenti. Mia madre quasi si metteva a piangere per l'emozione, è bellissimo vederla così emozionata mi fa pensare che forse potrebbe esserci un lieto fine a questa storia. Peter è sempre qui, c'è una festa dopo la sfilata ma domani è lunedì e anche se domani non c'è scuola, non penso che sia una buona idea, ho già avuto la mia dose di festeggiamenti da quando sono tornata non sono in grado di sopportare mia madre mezza ubriaca per la gioia a ballare come una vecchia con le ossa spezzate.
-Sei sicura di non voler venire?-mi chiede per la quarta volta.
-Dov'è il divertimento nello stare ad una festa piena di vecchi stilisti e uomini gay e non poter bere neanche un goccio perché mia madre mi sorveglierà tutto il tempo?-
Kat aggrotta la fronte, come se una bomba di verità le fosse esplosa in faccia e scrolla le spalle rassegnata-Non mi piace l'idea di mandarti a casa da sola-
Alzo gli occhi al cielo e faccio per rispondere ma una voce maschile mi interrompe, la voce di Peter. Si è tolto la giacca e tra le mani tiene il suo cappotto, mi ricordo che sua madre glielo aveva comprato per il suo diciassettesimo compleanno, e ancora gli sta benissimo. Dopo quello che ci siamo detti, parlare ancora non era l'opzione che avrei preferito.
-La accompagno io tranquilla-
Kat sorride amorevolmente a Peter come se fosse il suo salvatore, quale madre accetterebbe che un ragazzo che probabilmente fa sesso tutte le settimane accompagnasse a casa la figlia?
-Grazie caro, sei un amore io tornerò molto molto tardi tesoro lo sai vero? Sei sicura di voler rimanere a casa da sola?-
-Mamma ci sono dei poliziotti piazzati di fronte alla porta-le ricordo. Kat arrossisce e mi bacia la guancia dolcemente-Fa la brava ci vediamo domani-
Annuisco e la osservo avviarsi insieme alla madre di Peter e qualche altro collaboratore di suo padre andare verso l'uscita. Il posto è rimasto praticamente vuoto, tranne qualche elettricista e tecnico dei suoni che stanno mettendo in ordine.
-Peter non c'è bisogno che tu...-
-Lo so ma voglio- mi interrompe. Mi mette la giacca sulle spalle nude e ci avviamo fuori. Mi guardo intorno, anche di domenica notte la strada è piena di gente e piena di macchine, a volte questa città mi sorprende. Sul marciapiede però non vedo parcheggiata alcuna auto o taxi o niente, tranne una moto nera metallizzata. La moto di Peter.
-Ti aspetti veramente che io monti su quell'affare Gavis?-chiedo mentre lui si avvicina alla moto. Da lontano sembrano una coppia perfetta, Peter è perfetto con lo sfondo dei palazzi illuminati e una moto nuova di zecca-È il modo più veloce e sei di fronte ad un guidatore esperto, non ti ucciderò promesso-
L'idea di andare in moto con lui è sicuramente meno inquietante di gettarsi in una vasca piena di qualche strana sostanza viscosa travestita da Harley Quinn, quindi mi avvicino. Lui prende un casco e lo posa sulla mia testa, è veramente pesante, ma non è quello il problema. Il problema sono le mani fredde di Peter che sfiorano il mio collo nudo, o il modo in cui fissa le mie labbra mentre aggancia il casco. Immediatamente tiro giù la visiera e lui ridacchia-Sei fantastica-
-Lo so, ora sbrigati-
Anche lui si mette il casco e non appena monta sulla moto io mi rendo conto di doverlo imitare, quindi sto attenta a non impigliare il vestito nel cavalletto e circondo la vita di Peter con le braccia-Tieniti forte-
-Queste sono scuse belle e buone-
-Forse-
Fa partire la moto, il rumore è assordante, sembra il ringhio di un rinoceronte imbestialito o l'urlo di in palestrato a cui hanno rubato l'olio per il corpo. Quando la moto parte sento l'aria fredda su ogni centimetro della mia pelle e il vento che scompiglia i miei capelli, sarà un'impresa pettinarli. Sbircio dal finestrino, Peter è così sexy, persino con un casco in testa diresti che lo è. Sento la consapevolezza che ha delle mie mani intorno a lui, sento quanto gli piaccia questo e quanto vorrebbe che non finisse. Il problema è che nemmeno io voglio che finisca.L'hotel è silenzioso, c'è solo uno strano sussurrio proveniente dalle camere e un buon profumo di vino.
Mi fermo e sbircio le cucine, ci sono due vassoi pieni di coppe di vino rosso, ecco da dove veniva il profumo.
-Ne vuoi un po'?-chiede Peter osservando il mio a guardò lungo.
-Mia madre mi ucciderebbe, quindi si-
Peter sorride e va verso la reception, io nel frattempo mi avvio in camera. È strano, l'ultima volta che mi sono ritrovata di fronte a questa porta da sola, mia madre era tenuta come una specie di ostaggio da mio padre, il suo pianto stava bagnando il suo prezioso tappeto preso in India e i battiti del mio cuore stavano riempiendo la stanza. Una cosa non è cambiata, il ragazzo che mi ha salvato la vita, lui è sempre qui.
Entro e lascio la porta un poco accostata, mi sfilo la giacca e scopro le braccia, qua dentro fa freddo, l'aria condizionata è scesa tantissimo mentre eravamo via. Mi tolgo questi tacchi dolorosissimi da sopportare e finalmente torno al mio metro e sessantatré. Quando Peter entra, vedo che tiene in mano una bottiglia piena e due bicchieri di vetro per il vino. I suoi capelli scuri sono ancora un po' in disordine per il vento, ma è sempre stupendo. Mi tornano in mente quelle volte in cui, in Italia, mi sono svegliata di colpo nel letto credendo che lui fosse accanto a me. Che sciocca, lui non si sveglia mai insieme ad una ragazza la mattina.
-Hai un cavatappi?-
-Secondo cassetto vicino al frigo-indico mentre lui si sfila la giacca e scopre la camicia nera, gli sta così bene, su di lui il nero è perfetto.
Apre la bottiglia e versa il vino in entrambi i bicchieri ma io lo fermò-Non qui andiamo di là in camera mia madre fiuta l'odore dell'alcol, in camera ci sono le finestre-
Peter ridacchia-Siete strane voi donne-
-Io chiuderei il becco se fossi in te-
Ci avviamo in camera, non lo avrei portato se non fosse stata in ordine. I cuscini bianchi e viola e la trapunta nera mi da la sensazione di calore.
Peter mi porge il bicchiere-Un brindisi-
-A cosa?-
-Non so, si possono fare anche i brindisi per nessun motivo-
Annuisco-Bene allora un brindisi a niente-
Bevo un sorso di questo vino, è buonissimo, amaro ma non troppo con una punta dolce davvero gustosa.
Peter appoggia il bicchiere a terra e mi osserva, i suoi occhi di notte oggi non hanno stelle-Cosa c'è?-chiedo spazientita dal suo sguardo.
-Che sta succedendo Lily? Come mai è così difficile parlare?-
-Lo è?-lo interrompo subito. Peter sembra arreso, come se ormai fosse difficile anche stare insieme nella stessa stanza-Andiamo Peter-sbuffo-difficile parlare per noi due? Sei sempre stato abbastanza esplicito con me, sono io quella che non sa fare a parlare, è un mio problema-
Mi alzo e appoggio il bicchiere sullo scaffale-No non lo è-Peter mi imita.
Si avvicina, e sento che quel filo che ci unisce anche a distanza sta cominciando a diventare un rotolo di spago-Che vuoi dire?-
-Secondo te è facile per me ammettere certe cose, cose che per me sono sempre state stronzate? È più facile quando anche tu sei brava a parlare ma non lo sei, quindi io vivo con l'angoscia che tutto sia una falsità, che tu non provi niente per me...-
Queste parole, pronunciate da lui, da Peter Gavis, sembra uno scherzo della natura venuto troppo bene, le sue parole sono così taglienti che per poco non mi feriscono-Peter sei uno stronzo-affermo.
Peter si scuote i capelli e mi guarda con uno sguardo dubbioso-Sei un vero stronzo sai? Come puoi dire che non sai che cosa provo per te? Chi era la ragazza che ti baciava alla festa, che ti stava appiccicata in piscina o che si è fatta un bagno nell'acido con te? Secondo te tutto quello che abbiamo passato non ha avuto alcuna importanza? Io sono come una di quelle ragazze che ti porti a letto, tutte loro sperano in qualcosa di più ma quando capiscono che non arriva o vanno avanti o scelgono di rimanerti accanto, io ho scelto la prima...eppure guardami, sono sempre qui-è la prima volta che riesco a parlare in modo così chiaro, è sempre così difficile farlo con gli altri, persino con mia madre a volte è difficile, ma con lui no. Adesso sembra non avere più importanza che sia stato con la mia migliore amica, o che io stia con suo fratello e che potrei rovinare per sempre il suo rapporto con lui, ha solo importanza che mi guardi nello stesso modo in cui mi ha sembra guardata.
Sul suo viso d'angelo si disegna un sorriso divertito e gli sfugge un accenno di risata-Credi...credi di essere come una di loro? Credi che io vorrei solamente viverti una notte sola? Che non vorrei stare con te ogni giorno, che la gente non mi vedesse accanto a te e ti stesse lontana perché sa che sei mia? Pensi che io non vorrei vederti insieme a me e non con Patrick? Lui è mio fratello e tu, la ragazza che...-si interrompe, fu come sentire la sua voce spezzarsi-io sono uno stronzo e lo so, ma non posso...non riesco a farne a meno, mi hai preso Lily, hai stregato me è tutto il mio mondo quando sei venuta al mondo, quando ti ho vista la prima volta quindici anni fa e più crescevi e più speravo che non sentissi quelle cose, ma tu eri sempre più bella, più pura e dolce. Tu non puoi sperare in qualcosa di più insieme a me, perché io sono già tuo, lo sono da sempre e lo sai-
È vero, l'ho sempre saputo inconsapevolmente, sono così Ceca a volte. Avevo paura di un rifiuto, di una risata in faccia e di una presa in giro che mi hanno sempre accompagnata. Ma la ruvida dolcezza di Peter è tutto ciò che mi ha sempre spinto a pensare cose diverse , cose reali.
-Io ti amo Lidia Jaderson, ti amo da morire Lily-
Adesso sento le lacrime calde gonfiare i miei occhi, ho sempre sognato di sentirmi dire queste paroline da qualcuno, quel qualcuno doveva e deve essere lui.
Si avvicina, mentre là lacrime continuano a scendere, mi sento così sbagliata, così insulsa e stupida. Peter mi sfiora con le mani il viso e poi le braccia-Guardami-ordina e io lo faccio. Lo voglio, lo amo da morire e per questo lascio che le sue labbra si scontrino con le mie. Non credo di averlo mai baciato così, adesso siamo da soli, io e lui contro ogni cosa ragionevole e sensata, contro le regole di questo mondo imperfetto, regole che ho sempre voluto infrangere.
Comincio a sbottonargli la camicia, scoprendo il suo petto muscoloso e il suo fisico perfetto, poi mi allontano un poco e mi sfilo la gonna e lui ridendo mi sfila il top. Nessun ragazzo mi ha mai vista così, nessun ragazzo avrei mai pensato che potesse vedermi così almeno prima di parecchio ma non mi imbarazza affatto, anzi mi trasporta ancora di più. La trapunta calda mi cinge il corpo, mentre l'aria fredda neanche si fa sentire. Le sue labbra mi sfiorano il collo e poi premono su di esso. Riesco a sentire ogni errore, ogni difetto, ogni pregio che si disintegra nell'aria e quel muro che mi ha sempre diviso da lui infrangersi e lasciare che ci unisca. Non è doloroso, lui allevia tutto quel dolore che avrei potuto provare. Riesco a sentirlo in ogni cosa, persino nei battiti del mio cuore.
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Inferno paradisiaco a New York
Teen FictionLily Jaderson è appena tornata nell'inferno personale degli scandali e lussuria, Upper East Side. Ovviamente dopo essere stata via per più di un anno, non si aspetta le cose come un tempo, eppure certe cose davvero non cambiano. Come la rivalità imm...