XIV

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Canzone Capitolo: All The Letters That I Saved

E le ultime parole, quelle importanti, quelle dette prima di morire sono ormai sbuffate, svanite, evaporate.
Hanno perso valore, perché in questo momento niente ha più valore.
Niente, neppure lui, lui che non sta male come me.
Lui che oggi ho visto con occhi diversi.
Non come quando stava con me, non aveva paura di mostrare quel lato, quello bello, quello che ho conosciuto passo dopo passo, respiro dopo respiro e che, credevo di conoscere davvero, tutto, già dal primo bacio.
Perché, con Mark oggi, sembrava quell'Harry, quello che mi aveva salutato con le lacrime, quelle che non era riuscito a trattenere in gola.
L'Harry da cui io non sono tornato.

Bussano alla porta, e allora sobbalzo, perché Zayn non può essere.
E allora chi è?
La porta, bussano, di nuovo e allora la spalanco, strizzando gli occhi, come si fa quando si sta per cadere, o quando qualcuno deve menarti, sei consapevole che è inevitabile, che lo scontro arrivi e che con esso anche il dolore.

E ci sta lui, lui che è felice, e non sta male.

«Harry.», lo dico in un sussurro perché quando pronuncio il suo nome mi pizzica la gola.

«Louis,
ciao.»

Sto zitto, perché io non ho niente da dire, lui fa un passo in avanti; non chiede di entrare, perché sa che la mia casa è anche la sua.
Ma non entra, allunga la mano e mi passa due buste, da lettera.

«Son da parte della tua famiglia e da Juliet.», e mi guarda impassibile, con quel finto sorriso tirato, no. Ora non sta bene.

Gli occhi, quelli che tanto mi mancavano, che ormai nella mia mente erano sbiaditi, quegli occhi ora sono sbiaditi per davvero.
Il verde vivace, brillante si mischia con un grigio, tetri, vuoti.

«Mi son permesso di chiedere chi fosse Juliet.», ecco, appunto, lo sa.

«Congratulazioni Louis, sembra il matrimonio sia organizzato, manca solo lo sposo.»

Sta parlando da solo, dice tutto lui mentre io lo guardo addolorato e sconfitto.

Qui, sei mancato solo tu! lo urlano i suoi occhi, pieni di bestemmie, ma non di odio.
Lui non è me, lui ora sta soffrendo, non è egoista, lui non pensa al dolore, al suo, ma pensa al mio.

«Spero tu stia passando una bella vita qui, ma i tuoi no. Tua madre si è ammalata.», sta male per me? lo urlano i miei occhi, ma io ho perso la parola.

È sempre stato difficile per lui leggermi, eppure questa volta ce la fa.

«Louis, dovresti tornare per principio, non per sensi di colpa.», annuisco, do un cenno di vita perlomeno.

E poi mi accorgo di come le sue mani tremano.

«Ti ho cercato, sono venuto a Roma, a Londra, tra necrologi, e poi mi hanno detto che stavi qui, così vicino a casa tua.» allarga le braccia, perché è sempre stata quella la mia casa, lui.

«L'avevi promesso.», sputa schifato, deluso; gli occhi intrisi di sentimenti ma appannati, come lo son sempre stati quando mi parlava.

«Avevi detto che saresti tornato.» abbassa lo sguardo, guardandosi le scarpe sporche di terra.

«Harry, io sono davvero dispiaciuto.», lo dico freddo, non sembro dispiaciuto, con lo sguardo freddo e gli occhi più vuoti dei suoi.

Adiaforía ( Larry Stylson )Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora