Il 25 dicembre 1815, mentre quasi tutta la famiglia Cavendish-Eagle era riunita per celebrare il Natale in chiesa, Georgiana passeggiava nel giardino segreto di Grosve avendo il dottore ritenuto più opportuno che lei non si spostasse da casa. Era una giornata particolarmente fredda, ma questo non impediva alla ragazza di passare qualche momento fuori ad agognare sia la fine di quel terribile inverno che l'arrivo della fioritura. Fu mentre staccava del ghiaccio dalla porticina d'ingresso che le fu annunciata una visita alquanto inaspettata. "Il signor Benedict alla porta signorina" disse Ivy una delle cameriere. Ancor prima di realizzare la cosa, per Georgiana fu bizzarro sentirsi la padrona di Grosve, dato che era l'unica persona rimasta in casa. "Ivy accompagna qui il signore". La cameriera, anche se trovò strano che si potesse ricevere un ospite in mezzo alla neve, fece come ordinatole. "Situazione insolita, luogo insolito" pensò Georgiana attuando una sorta di piano per cercare di rendere meno confortevole quella visita non annunciata. Dopo diversi minuti si sentirono i passi aldilà del muro e Lucas Benedict in persona entrò nel giardino segreto dei Cavendish. "Sono felice di constatare che le più rosee aspettative del dottor Mills si sono avverate signorina" esordì Benedict. Georgiana lo guardò con attenzione: era ben vestito, rasato di fresco anche se non aveva toccato i capelli che gli ricadevano sul viso accennando un nonché di selvaggio. Niente codino come di consueto. Non c'era dubbio. Non solo poteva contare su un bel patrimonio, ma anche su una magnifica presenza che, Georgiana ne era certa, avrebbe impensierito di sicuro la futura signora Benedict quando il marito fosse tornato in mare. Lei lo guardò con aria di sfida. Non percepiva alcun sentimento in quella frase iniziale ed era pronta a scommettere che lui non credesse ad una parola di ciò che stava dicendo. Rimase ferma accanto all'alto muro e parlò: "Non posso dirmi altrettanto felice, signore, nel constare che invece non avete avuto alcuna assiduità nel mostrarvi interessato alla mia salute". Benedict la guardò diretta negli occhi, sembrava divertito. "Francis vi avrà di certo portato i miei omaggi nelle sue frequenti visite" disse ammiccando. Chissà cosa si erano detti tra loro riguardo a lei, moriva dalla voglia di saperlo. "Il signor Borrough è stato molto cortese. Tuttavia non mi sembra che sia stato lui a centrarmi in pieno per errore e, se non ricordo male, da voi non ho avuto alcuna scusa per l'accaduto" affermò lei tutta impettita. "Non sono forse qui ora?" disse lui sempre ridendo. Georgiana era maldisposta nei suoi confronti. Non sapeva bene perché ma sentiva che in qualche modo egli sembrava costantemente prendersi gioco di lei. "Non mi sembra che siate nella giusta disposizione d'animo per una contrita presa di coscienza, eppure sono passate settimane. Ho sempre creduto che, appena successo, non poteste essere lucido e che aveste rimandato in modo da poter ragionare su quali parole utilizzare, su come fosse meglio agire. Ma a quanto pare mi sono sbagliata di grosso." Era il suo orgoglio a parlare e intravide in Benedict un barlume di senno quando egli si preparava a rispondere. "Non avete tutti i torti signorina, ho avuto di che pensare e di che informarmi su come si possa agire in faccende di questo tipo. Sono andato a Londra per un periodo e, tra le altre cose, ho incontrato un amico che sembra pratico di certe questioni delicate. Così ora sono qui, davanti a voi." La signorina Eagle si sentì sollevata. Ci era voluto del tempo ma, alla fine, Benedict sembrava redimersi. "Ebbene? Questo vostro amico deve eccellere in dialettica o forse ha studiato i sentimenti più reconditi dell'animo perché voi possiate riporre in lui la vostra fiducia e affidarvi ai suoi consigli..." disse indecisa se percorrere la via del serio o del faceto. "Non direi cara signorina" disse Benedict, che ora aveva cambiato aspetto e sembrava piuttosto pensieroso. "Questo amico mi ha consigliato di rivolgermi a voi invece che a intermediari, ecco perché ho aspettato che foste sola". Georgiana cominciò a sentirsi in imbarazzo. Se prima utilizzava i suoi toni acidi e poco amichevoli nei confronti di colui che non si era degnato mai di chiedere sue notizie per via diretta o indiretta, ora che erano soli si domandava quali parole avrebbe espresso per rimediare. Forse voleva evitare che in molti lo considerassero molle nel profondersi in appassionate scuse? O magari non gli andava proprio a genio di doversi abbassare a livello di chi considerava inferiore di ceto, grado o peggio intelligenza? Mille domande si affollarono nella mente di lei ma allo stesso tempo iniziava anche a sentirsi lusingata e pregustava il momento in cui il signor Benedict avrebbe ammesso quell'errore di valutazione che aveva portato all'incidente. "Credo che la vostra scelta di rivolgervi direttamente a me vi renda merito. Perciò parlate, vi ascolto." Benedict si mosse, frugò nelle tasche e ne fece uscire un taccuino. Strappò un pezzo di carta, lo firmò e lo pose alla giovane. "Il mio amico di Londra pensa che sia una somma adeguata al danno. Il dottor Mills sostiene che rimarranno dei segni, perciò ho pensato di raddoppiare, anche se mi è stato fatto notare che una signorina come voi ha gli strumenti per camuffare cicatrici ben più evidenti." Georgiana, nel mentre venivano formulate queste parole, aveva spalancato gli occhi, aggrottato la fronte e pareva inorridita.
La scena che si sarebbe presentata ad Ivy se, come ogni buona cameriera che si rispetti, avesse non solo origliato ma anche spiato dalla porticina sarebbe stata questa: un signor Benedict con un braccio sospeso a mezz'aria e una signorina Eagle che prende quel foglio in mano e che lo scruta quasi fosse un grosso insetto velenoso. Ma Ivy è una brava lavoratrice e in questo momento si occupa del gatto di Jane. "Una nota di credito? Non credo mi avreste potuto insultare di più signore. Mi definite forse merce avariata? Che sciocca sono stata! Pensavo che per voi fosse difficile trovare le parole, che foste inaridito dalla salsedine, dalla guerra e che quindi aveste bisogno dei consigli di qualche anima più sensibile per mettere in fila una scusa decente. Scommetto che il vostro buon amico sta per ottenere l'avvocatura!" disse lei furiosa. Benedict la guardò perplesso. Nei suoi piani, assieme al denaro, veniva anche qualche parola di conforto per la povera disgraziata ma, poco prima, Georgiana si era dimostrata più aggressiva di quanto lui si aspettasse. Così non gli era proprio riuscito di dargliela vinta. Nonostante tutto era lì per rimediare e quindi le aveva proposto quel risarcimento. Il momento di perplessità passò in fretta e Lucas si rese conto che la signorina stava oltrepassando ogni limite con quella lingua biforcuta che si ritrovava. Così contrattaccò "Mi sembra del tutto evidente che non vogliate accettare nulla da me. Perciò" e le strappò via la nota "se non vi dispiace..." disse con calma. Si stava divertendo in verità. Vedere come montava la rabbia negli occhi della signorina Eagle lo stava davvero rinfrancando. Attese lì qualche secondo per godersi quella trasfigurazione. Ecco a voi, signori, una giovane donna che tende ogni singolo muscolo, che respira affannosamente, che si indigna perché privata in un istante di quel poco che può ottenere da questo secolo: un gesto di cavalleria. Così facendo si voltò e fu sul punto di andarsene. Poi però tornò sui suoi passi e si avvicinò a Georgiana sussurrando "Se per caso vi venisse voglia di riferire l'accaduto sul Wollenbridge Journal preferirei che ci ripensaste prima che si scopra che il signor Eliot ama ispirarsi alla cara vecchia Lady Hamilton in fatto di abbigliamento". Si era chinato su di lei per comunicarle quello che evidentemente aveva scoperto. Le si era avvicinato così tanto da superare quella soglia che avrebbe messo a disagio qualunque donna. Ma dopo essersi soffermato qualche secondo in più si ritrasse, si girò e se ne uscì. Non avendo chiuso il cancelletto Georgiana lo seguì con lo sguardo fino a quando non scomparve dietro una fila di topiari innevati. Solo in quel momento allargò i polmoni. Si era trattenuta per quasi tutta l'amara confessione di Benedict che la smascherava. Il suo respirò formò una calda nuvoletta attorno alla sua testa. Nonostante ci fosse freddissimo era accalorata, perciò decise di aspettare qualche momento e di ricomporsi prima di rientrare ed attendere gli altri. Fu un Natale davvero strano quello, in cui tutti incolpavano quella spalla ancora ferita per il nervosismo di Georgiana invece di biasimare chi le aveva in realtà guastato l'umore: il signor Benedict appunto.
STAI LEGGENDO
Georgiana
Historische Romane[INGHILTERRA 1814] IN LIBRERIA come GEORGIANA di DEBORAH BEGALI "Il signor Benedict odia i balli, non sopporta la mondanità e tanto meno la compagnia del bel mondo. Un vero peccato cara signora!" disse rivolgendosi ad una delle tante ascoltatrici...
