VIII - Rottura

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«Mi senti? Stai bene?». Una voce familiare mi chiama.

Apro gli occhi a fatica. L'angelico volto di Celeste mi scruta con fare preoccupato.

Mi alzo di scatto, ancora in allarme per il pericolo appena vissuto. Ma, guardandomi attorno, noto che mi trovo tra le quattro mura di una stanza accogliente e non in un buio parcheggio invaso da uno psicopatico in collera.

«Dove siamo?» chiedo immediatamente.

«Non di certo a casa mia!» esclama lei, con un tocco di allegria, quasi accennando a una risata.

«Mi ci hai portato tu?» chiesi, ancora sensibilmente stordito.

«Certo che ti ci ho portato io! Non potevo mica lasciarti lì dopo quello che avevi fatto! Davvero, quello che hai fatto è stato folle! Ma anche terribilmente coraggioso!». Mi stampa un bacio sulla guancia.

Da stordito che ero prima, la testa mi inizia a girare ancora di più. Immagino che lei lo abbia notato, dato che mi sorride divertita.

«Come sapevi che ero nel locale?» chiedo, una volta ripreso da quel dolce momento.

«Dopo che mi avevi aiutato a fuggire non potevo di certo averti sulla coscienza! Ero sicura che ti saresti cacciato in un guaio!».

Cambio improvvisamente argomento, ansioso di conoscere la risposta a una domanda che mi martella nella testa.

«Ma cosa è successo a... Josh? E' morto?».

«Non te lo saprei dire. Forse sì, forse no. Quando l'ho lasciato lì non l'ho di certo verificato! La cosa importante è che sono riuscita a trascinarti via da lì e a chiamare David».

«Chi è David?».

«Io!». Un ragazzo biondo compare sulla soglia della porta. Lo osservo stupefatto.

"Non può essere quel David" penso immediatamente.

«Vedo che ti sei svegliato! Spero che tu stia meglio!». Il suo tono è molto cortese. Mi tende la mano.

«Piacere. David Ross».

Tendo la mano anche io, deglutendo nel farlo.

«Va tutto bene?» chiede lui, probabilmente notando i mie occhi sgranati.

«S-sì». Blatero. «Grazie di tutto».

«Figurati! Non potevo mica lasciarvi lì». Rivolge un sorriso a Celeste, che ricambia.

Non ci posso credere. E' proprio quel David Ross. Il peggiore esemplare che potesse mai capitare nella mia classe. Un bulletto senza cuore il cui scopo nella vita era prevalere sugli altri. Ogni occasione era buona per sfottermi davanti a tutti. Ogni momento era buono per malmenarmi assieme ai suoi amici. E tutto questo perché preferivo starmene per conto mio. Alla fine, etichettato da tutti come "Il figlio del Prestigiatore" la solitudine era la sola cosa a cui avrei mai potuto ambire.

I tratti sono identici al giovane, eppure questo David Ross del futuro pare gioviale e altruista. Non lo riconosco proprio, chissà che cosa gli è accaduto per cambiarlo così.

«Vuoi dirmi il tuo nome?».

Vedono che non rispondo e che scuoto la testa. Non sono in vena di scherzi, né di stare a spiegare assurde storie su viaggi nel tempo, entità senza volto e prove strane per sradicare il male.

Rifletto un secondo. L'entità ha detto che sarebbe tutto finito non appena il mio alter ego malvagio, alias il mio doppio, morirà. Il fatto che ancora sono qui, in questa dimensione, vuol dire solamente una cosa. Ossia che è ancora vivo. E potrebbe essere a cercarmi in qualunque istante.

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