Quando il Minotauro cadde a terra ci fu un rumore fortissimo, come se fosse cascato un oggetto metallico. Mi allontanai da Annabeth,rimasta ferita e mi avvicinai a Percy. Mio fratello non disse niente, si limitò a guardare il corpo senza vita del mostro. Si girò verso di me, guardandomi in modo confuso. Sapevo che cosa stava pensando e capivo che non era stato facile per lui rivivere quel ricordo.
"Nessuno farà del male a nostra madre" mi sforzai di sorridere, cercando di tirare su Percy. Di certo non potevo nascondere che covavo un po' di rabbia nei confronti di mia madre, per avermi abbandonata e per avere scelto di tenere Percy e non me. La mia infanzia non è stata delle migliori, dato che sono cresciuta in dei collegi femminili e sono dovuta diventare grande da sola, senza l'aiuto dei miei genitori. Mi sono ritrovata adulta molto presto, troppo presto. Pagherei per aver avuto un'adolescenza come tutte le altre: ragazzi, cinema e feste, invece ho avuto mostri, sangue e solitudine.
Il passato, il passato è un bastardo, una di quelle cose che ti perseguita per sempre, appiccicoso più del miele e doloroso quanto una pugnalata nel petto.
"Lo so. Ma è dura e..." Percy trattenne le lacrime e discostò lo sguardo dal mio. Presi le mani di mio fratello e gli dissi dolcemente "Non dargli questa soddisfazione, lui voleva esattamente infliggerti tutto questo dolore".
Lui mi carezzò delicatamente la guancia e mi strinse in un caloroso abbraccio. Quel momento sarebbe stato veramente commovente se Giano non avesse fatto irruzione nella sala battendo le mani.
Ci girammo tutti nella sua direzione e in quel momento desiderai di poter prendere quelle sue faccione grassocce e spaccarle in due come un cocomero. Era così irritante vederlo divertito, divertito dalle nostre sofferenze.
"Adesso sei felice?! Sei felice di vederci così? Ci hai ridotto a degli stracci, dei patetici prototipi di super esseri umani. Era questo il tuo piano? Studiarci come se fossimo dei fottuti esseri paranormali?!
Sai cosa ti dico, bravo! Ci sei riuscito alla grande, adesso saremo in grado di farci uccidere persino da un bambino di sette anni, spero che tu sia felice delle tue azioni!
Adesso, per concludere in bellezza, sbattimi in un'altra terribile arena per farmi affrontare la mia cosiddetta "prova""
realizzai di avere lo sguardo di tutti puntato su di me e udii l'eco dei miei urli contro quello schifoso essere.
Giano si avvicinò a me. I suoi passi riecheggiavano nel silenzio della sala. Adesso stava proprio davanti a me, così vicino da sentire lo schifoso sapore del suo alito.
"Sapevo che avresti reagito così, signorina Clarissa. Sei fin troppo prevedibile. Giochi la parte della ragazza perennemente calma, tutta d'un pezzo, ma in realtà tu sei come tutti gli altri, il flagello della missione! Chi vorrebbe come compagna una che non fa altro che autocommiserarsi?! Povera me, che infanzia terribile, vorrei che mia madre mi avesse tenuta.
Povera me, non sono mai stata adolescente perché ero troppo impegnata a infilzare mostri.
Povera me, come farò a vivere senza il mio grande amore? Come farò a sopravvivere senza sapere come stia?
Sarà vivo il mio Connoruccio?!"
Avevo le lacrime agli occhi e non riuscivo a ribattere. Guardai Giano ridere e prendere la sua vendetta su di me, facendomi pagare il fatto di non averlo fatto divertire affrontando una delle sue patetiche prove.
Forse aveva ragione, forse ero un peso per la missione, forse la mia tristezza influenza negativamente l'animo della spedizione. Pensai a Connor, Dio non avevo più sue notizie da settimane, per quanto ne sapevo poteva anche essere morto. La cosa incredibile è che riesci a capire quanto hai bisogno di una persona soltanto sentendone la sua mancanza. Io non credevo nell'amore a prima vista, ma quando ho incrociato per la prima volta lo sguardo di Connor ho sentito una situazione strana, come se le nostre anime si fossero toccare per un attimo.
"Basta Giano, avevamo un accordo. Noi abbiamo fatto le prove e ora tu ci dai le chiavi" Leo si mise davanti a me e mi spinse delicatamente verso Percy, che mi sussurrò parole dolci e rassicuranti.
"Si hai ragione. Ma non sarebbe stato più divertente farci due risate insieme?" Disse ridacchiando in modo sguaiato. Non mi tolse un attimo gli occhi di dosso ed ero certa che in quel momento si stava prendendo gioco di me, sbattendomi in faccia la mia impotenza nei suoi confronti. Tutto adesso dipendeva da lui, volente o nolente.
"No, sarebbe più divertente evitare le guerra con gli Automi" Fece Annabeth mentre si reggeva le bende rudimentali che Calipso le aveva applicato sulle ferite.
"Oh, ma siete così noiosi" Giano roteò gli occhi e ci lanciò delle chiavi in modo pigro. Leo le afferrò al volo e le strinse tra le mani come se fossero la cosa più importante che avesse (infatti lo erano) e per un instante credetti persino che le baciasse.
"Cosa c'è sotto?" Annabeth si portò zoppicante al centro della stanza e lanciò un' occhiata di sfida al Dio.
" Senti signorina, non c'è niente sotto. Adesso sta a voi rispettare l'altra parte del patto, dite ai vostri genitori di farmi avere una maledetta promozione!" Disse Giano facendoci uno strano gesto con la mano, forse per esortarci a comunicare con i nostri genitori.
"Prima di andare via volevo ricordarvi che se non lo farete sarete inceneriti" dopo questa esaltante dichiarazione Giano sparì in una nube di fumo e noi fummo catapultati al punto di partenza: Delfi.
Sembrava che fosse passata una vita da quando avevamo sconfitto Pitone e vedere la giacca e lo zaino abbandonati di Leo mi riportò in mente quell'episodio.
"Ce le abbiamo" Leo abbozzò un sorriso e esaminò le chiavi, portandosele così vicino all'occhio che temetti se lo infilzasse.
Io mi abbandonai sul prato vicino al tempio di Apollo e ignorai i discorsi dei miei compagni. Parlavano di quanto era successo la sotto e facevano ipotesi sull'origine e la provenienza delle chiavi, discorsi che adesso non mi interessavano minimamente.
E allora è così che ci si sente quando siamo innamorati? Legati così tanto a quella persona che non si riesce a farne a meno. Appoggiai la testa all'albero e chiusi gli occhi, cercando di rilassarmi.
Avevo paura che gli automi avessero raggiunto il campo mezzosangue, distruggendo tutto ciò che incontrano. Paura che avessero ucciso Connor.
Paura che minacciassero il mondo intero.
C'era di nuovo Crono dietro tutto questo e si stava rigenerando nuovamente. Non so come sarebbe andata a finire questa missione e, sinceramente, io non avevo niente da perdere combattendo, al di fuori di Connor e Percy.
Il rumore dell'erba calpestata mi riportò alla realtà e fui contenta di vedere Annabeth.
"Io credo di sapere di che cosa hai bisogno" La figlia di Atena mi porse una mano per aiutare ad alzarmi ed io naturalmente ne approfittai.
"Seguimi, voglio farti vedere una cosa" le voci degli altri ragazzi sembravano lontane anni luci, come se loro si trovassero in un altro universo parallelo al nostro.
Annabeth camminava fra i sentieri turistici del sito e si fermò davanti a una fontanella dell'acqua. La riempì un poco e vi gettò una dracma.
Quando vidi chi comparse sull'immagine trattenni le lacrime dalla gioia.
"Connor, Connor" mi incollati davanti alla proiezione, sperando che così potessi toccarlo e sentire il calore del suo corpo.
"Oh Dei, Clarissa" esclamò mentre cercava di coprirsi il corpo nudo con la schiuma. L'immagine di Connor che si faceva la vasca e tentava di proteggersi con il sapone era veramente divertente.
"Non hai idea di quanto mi manchi" gli sorrisi dolcemente e notai che i suoi occhi si illuminarono.
"Anche te... E, non pensavo di poter mai dire una cosa così sdolcinata ma si, io ti penso sempre" disse ridacchiando e la sua risata era musica per le mie orecchie, come la sua voce del resto.
"Scusatemi se vi interrompo però sono costretta... Cosa sta succedendo al campo?" Io mi scansai per fare spazio alla mia amica e studiai il viso cupo di Connor. "È complicato. Al Campo Mezzosangue non sono ancora arrivati, ma ci aspettiamo un imminente attacco" il figlio di Ermes abbassò lo sguardo e deglutì, come se non riuscisse a continuare la frase " Il C-campo Giove è stato attaccato. Jason è gravemente ferito"
Incrociai lo sguardo di Annabeth e mi ritrovai a raccattarla da terra, sconcertata da questa notizia.
