Al Campo Giove tirava una fredda brezza, pur essendo Luglio inoltrato. Le dita che tenevo attorno alla spada erano gelate e sentivo il freddo pungermi la faccia come una lama. Stavamo schierati sulla parte interna del piccolo Tevere, aspettando il nostro destino.
Io stavo nelle prime file, davanti alla testuggine romana. In sella al mio cavallo scrutavo l'orizzonte, cercando di captare qualsiasi minimo segnale. Lui era sempre un passo avanti a noi, ma questa volta dovevano essere noi un passo avanti a lui. Le nostre "spie" hanno sentito che progettavano un attacco al nostro Campo e noi adesso siamo qui, a darli il benvenuto.
Nonostante l'aria gelida e il forte vento stavamo immobili e pronti all'attacco.
"Cosa credi che significhi questo tempo, Jason?" Reyna si era avvicinata a me, cercando delle risposte.
"Non so, i venti sembrano diversi, non percepisco niente in loro, non riesco a prenderne forza e questa temperatura è una cosa alquanto strana, dato che siamo a Luglio. Sono sicura che sia tutta opera loro" La figlia di Bellona continuava a guardarmi confusa e magari pretendendo altre parole, ma io non fui in grado di dirle altro. Lei e il suo cavallo si posizionarono alla posizione prestabilita e proprio in quel momento sentii la terra tremare, come se ci fosse un violento terremoto.
"Mantenete la posizione" incoraggiai l'esercito e impugnai la mia spada.
Il freddo aumentava e quasi non riuscivo a muovere le mani, a questo clima non eravamo effettivamente preparati.
Le prime file di automi uscirono dal tunnel e altri da cunicoli scavati sotto la terra. Si avvicinavano con passo lento ma costante, facendo crescere la nostra tensione. Tagliai a metà il primo che giunse davanti a noi e lo stesso feci con la successiva decina.
Ormai eravamo circondati e dovevamo dare il massimo per proteggere il campo. Mi ero raccomandato di non abbandonare la formazione per nessuna ragione al mondo, nemmeno per la morte di un compagno.
Non potevo fare caso a che cosa stava succedendo dietro, perché ero troppo impegnato a tenermi in vita.
Con la coda dell'occhio intravedevo Reyna, alle prese con tre automi, ma sembrava avere la situazione sotto controllo.
O almeno lo speravo.
Più la battaglia andava avanti e più gli automi erano grandi e robusti. Avevamo fabbricato armi adatte a distruggerli, ma di certo non ero in grado di tagliare i colossi di Rodi.
Menavo fendenti a destra e sinistra, tagliando a gli arti a tutti coloro che intaccavano il mio cammino.
Non riuscivano a sfondare le nostre file e questa cosa mi rincuorò, ma dovevo comunque mantenere la concentrazione.
Il ponte era ormai distrutto, ceduto all'eccessivo peso delle statue di metallo. Le catapulte abbattevano gli automi e le frecce esplosive li facevano diventare un ammasso di polverina.
Purtroppo stavano diventando troppo grossi per essere combattuti con delle sole spade e quando vidi Reyna in battaglia con uno alto molto più di me, mi precipitai a darle una mano.
Lo colsi di sorpresa e riuscii a mozzargli il braccio con il quale voleva strangolare la mia compagna, però fui troppo lento a respingere un attacco alle spalle.
L'automa mi disarcionò e io caddi, sbattendo violentemente la testa.
Sentivo i rumori in lontananza, come se mi trovassi molto lontano.
La vista si era appannata e non riuscivo più a distinguere le figure.
Fino a che svenni, nel mezzo della battaglia.
Quando mi svegliai ero seduto su un comodo lettino. Avevo una benda sulla parte sinistra del cranio e un dolore lancinante al capo. Impiegai un po' prima di mettere a fuoco il luogo nel quale mi trovavo.
L'ospedale del Campo.
Cercai di mettermi a sedere, ma un figlio di Apollo mi ordinò di non sforzarmi. Fui sollevato dal fatto di vedere l'infermeria praticamente deserta, solo tre lettini occupati.
Volevo assolutamente sapere che cosa era successo e come era ridotto il campo. Avevo bisogno di conoscere il numero delle vittime e di fare l'inventario dei danni.
Dei, adesso sì che avevo mal di testa.
Vidi un bicchiere d'acqua sul comodino e bevvi un poco, per cercare di tranquillizzarmi.
Ciò non cambiava il fatto che volevo avere informazioni.
Udii delle voci fuori dalla sala e dopo poco si aprì la porta. Frank Zhang entrò piano e mi sorrise lievemente.
Si sedette sul lettino vicino al mio e disse con il suo solito tono di voce calmo e rilassato "Ciao Jason, ti trovo meglio dell'altra volta"
Io aggrottai un sopracciglio "l'altra volta?"
"Già, sono passato anche ieri mattina ma eri sempre KO" mi guardò profondamente, forse cercando di trasmettermi un po' della sua pazienza cinese.
"Da quanto è che dormo?" Feci preoccupato
" Un paio di giorni" Scrollò le spalle e iniziò a giocare con quello strano aggeggio cinese che ti intrappola le dita.
"Oh Dei. E che cosa è successo?" Guardai Frank pretendendo delle risposte, anche abbastanza velocemente.
"Per tua fortuna ti ho raccattato quando quell'automa stava per ferirti e sono riuscito a portati qui. La battaglia è durata fino alla sera, ma siamo riusciti a tenerli lontani dal nucleo del campo. Non ci sono danni agli edifici" Mi mise una mano sulla spalla per rassicurarmi e io sospirai sollevato.
Avevo pensato il peggio.
Per quanto ne sapevo potevano anche aver raso tutto al suolo.
"E alle persone?" La preoccupazione tornò di nuovo, non potevo solo pensare di avere avuto delle perdite.
"Solo qualche ferito" io feci per dire qualcosa, ma lui mi interruppe " Non vorrei essere fuori luogo, ma credo che sia stato troppo facile. Io voglio essere sincero con te e quindi credo che tu questo debba saperlo. Siamo riusciti a tenerli lontani troppo facilmente... Le risposte sono due: o siamo stati sottovalutati oppure volevano creare un diversivo" si vedeva palesemente che era afflitto, magari anche per il solo fatto di avermelo comunicato.
" Diversivo per cosa?"
"Mi sembra facile, per abbattere il Campo Mezzosangue."
