4. Semplicità e stile

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Quella mattina, Harry era più lucido del solito. Sempre più spesso, ormai, faceva uso di ciò che era solito vendere, e sempre più spesso, sembrava allontanarsi da se stesso, quasi come se si guardasse dall'esterno, senza aver più controllo sulle sue scelte. Harry sapeva che stava sbagliando; che fare uso di droghe ed alcol non fosse proprio quello che i genitori avrebbero voluto per lui; che andare a feste diverse ogni singola sera non gli avrebbe fatto dimenticare ciò che era successo, ma ad Harry non importava. Da un po' di tempo, Harry non riusciva più a prendere decisioni sensate, preferendo lasciarsi andare a quel malsano divertimento che caratterizzava le sue giornate, piuttosto che darsi una regolata e riprendere in mano la sua vita. Harry non ne voleva sentir nemmeno parlare dell'ultima opzione: per lui la vita era finita nello scontro mortale dell'auto dei suoi genitori con un ubriaco che non li aveva visti sulla carreggiata e li aveva travolti, non lasciando loro via di scampo.

Harry aveva sempre voluto dir loro addio, ma non aveva potuto.

Harry odiava il traffico, proprio come quella mattina. L'unico posto in cui Harry poteva sperare di starsene tranquillo era la sua auto, poiché il suo appartamento era sempre pieno di persone, perlopiù sconosciute, che si impossessavano della sua camera perché troppo ubriache per poter ritornare a casa. Quante volte era stato costretto a dover dormire fuori, perché, rientrando a casa dopo qualche affare concluso, ritrovava qualcuno steso al suo posto, sul letto in cui lui avrebbe dovuto dormire. Nella sua auto, quella che i genitori gli avevano regalato per il diploma, Harry si lasciava andare ai suoi pensieri; quelli a cui non dava voce mai, perché troppo preso dai suoi affari e dai suoi impegni settimanali. I ricordi ed i pensieri si rincorrevano nella sua testa ed Harry, mai come quella volta, prestava attenzione a ciascuno di essi e si ripeteva, come ogni anno all'inizio dei corsi, che anche lui avrebbe dovuto essere tra gli studenti che quella mattina si stavano recando al campus. Aveva preso in considerazione più volte l'idea di iscriversi all'università, perché alla fine Harry aveva sempre voluto studiare e diventare qualcuno, ma poi sapeva di essersi immischiato in troppe cose, e tra queste non vi era il tempo da poter dedicare allo studio. E poi cosa avrebbero pensato i suoi "amici" se lo avessero visto studiare? Di sicuro non avrebbero lasciato che rimanesse nell'appartamento che condivideva con loro, ed Harry non sapeva dove altro andare. Finché i soldi non fossero aumentati, Harry non avrebbe potuto permettersi un altro posto in cui vivere da solo.

Harry era così preso da tutti i suoi pensieri che non si rese conto che la macchina davanti alla sua si era fermata; così, sebbene avesse cercato di frenare, colpì comunque l'auto. L'urto non era stato violento, ma poiché di litigi alle spalle ne aveva già parecchi, si fermò e scese dalla macchina chiudendo la portiera. Harry era indifferente a qualsiasi cosa; ormai, ne aveva passate così tante che qualsiasi cosa gli fosse successa non lo avrebbe neanche più sfiorato. Il sole era forte quella mattina, ed Harry, con le mani nelle tasche dei suoi jeans neri, intonati alla maglietta dello stesso colore, si avvicinò ai ragazzi che occupavano l'altra vettura. Il rumore dei suoi stivaletti camoscio risuonava sull'asfalto ed Harry poteva giurare di sentirlo nonostante i clacson delle macchine. Non avvertiva più niente, ormai.

Non aveva mai utilizzato scarpe che non fossero i suoi stivaletti, ormai consumati sulla cima, ma comunque comodi. Non aveva mai provato ad indossare nient'altro in realtà, ma ora come ora, comprare un paio di scarpe nuove non era tra i suoi progetti. Aveva altro a cui pensare e quel ragazzo alto e castano che gli stava urlando contro gli ricordò del fatto che Harry avesse colpito la sua macchina solo pochi minuti prima. Ormai sembrava completamente assente, come se vivesse per dimenticare quello che gli succedeva.

«Cosa cazzo stavi guardando?» urlò il ragazzo che Harry conosceva, ma non così bene da ricordarne il nome. Quando si aggiunsero anche gli altri, ricordò di averli incontrati in giro per il campus, quando si trovava a passare di lì. Harry non rispose, e non perché non sapesse come reagire, ma perché non ne aveva voglia. Sapeva che un ulteriore litigio, aggiunto a quelli che si portava dietro ovunque andasse, non avrebbe fatto bene a nessuno dei due.

«Allora?» incalzò, più nervoso del solito. Harry camminò fino ad avvicinarsi alla sua auto, e quando vide che lo scontro non aveva causato danni, si girò verso Liam che lo guardava in malo modo.

«Non c'è nessun danno alla macchina». Il tono indifferente di Harry giunse alle orecchie
di Liam, che si avvicinò alla macchina e cominciò a girarvi intorno, per constatare le sue parole. Liam si era innervosito così tanto senza neanche controllare se l'auto avesse o no qualche ammaccatura; non era mai stato un tipo che se la prendeva facilmente, anzi. Era calmo e, proprio per questo motivo, Niall e Louis lo guardarono come se gli fosse spuntata una seconda testa.

«Mi dispiace per averti attaccato in quel modo» disse Liam ad Harry, completamente in imbarazzo. «Non ho neanche controllato la macchina, che..»

Ma Harry non lo stava più ascoltando, perché la sua attenzione era stata catturata da qualcun altro. Quando posò gli occhi su Barbara, che si era appena avvicinata a Liam, sembrò non dar retta a nessun altro presente, come se ci fossero solo loro due. Harry l'aveva guardata per bene, e non gli importava che Barbara avesse distolto lo sguardo dall'imbarazzo. Aveva guardato le sue lunghe gambe, avvolte dai jeans neri che le calzavano a pennello; poi aveva vagato fino ai suoi occhi, sui quali si era ora soffermato: erano verdi, proprio come i suoi e stavano ricambiando il suo sguardo. Il rossore sulle guance della ragazza fece sorridere Harry, che bagnò le labbra con la lingua e si passò una mano tra i capelli, facendo perdere un battito a Barbara, che altalenava tra ricambiare il suo sguardo e guardare altrove, perché troppo presa, ma allo stesso tempo, imbarazzata da un ragazzo così bello. Non l'aveva mai vista prima di quel giorno, e si chiedeva se fosse appena arrivata o se vivesse lì, ma era stato lui a non accorgersi di lei, perché troppo impegnato a guardare altri tipi di ragazze. Barbara era diversa dal tipo di persone che frequentava. Quando lui arrivò a guardarle il viso, si sorprese nel vedere che utilizzasse così poco trucco. Le sue "compagne di divertimento" erano solite usarne sempre in quantità industriali, e quelle volte in cui lui aveva guardato qualcuna che non usasse trucco, aveva sempre notato che si vestissero come suore di clausura, in contrapposizione ai mini abiti succinti che era abituato a vedere di solito. Ma Barbara era una via di mezzo: un mix di semplicità e stile, ed Harry ne era attratto.

Quando si rese conto di avere lo sguardo di tutti puntato addosso, capì che era arrivato il momento di smetterla di guardare la ragazza in quel modo, e con un cenno della testa, entrò in macchina e proseguì verso il campus, dove si stava dirigendo prima del piccolo incidente, con la speranza di rivederla ancora.

***

Come avrete ben notato, la storia è narrata in terza persona, quindi da un punto di vista esterno. Ci sarebbero, però, varie scene salienti , che sono fondamentali per l'evoluzione degli eventi, e volevo perciò chiedervi se vi farebbe piacere che io le narrassi in prima persona. Fatemi sapere nei commenti.

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