Capitolo 23

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Helena.

I giorni sono trascorsi fin troppo velocemente. È la nostra ultima serata a Londra, e Hunter mi ha promesso che sarà bella quanto le altre.
Abbiamo visto un sacco di cose durante il nostro soggiorno, che non scorderò mai. È stata l'esperienza più bella della mia vita.
Per la prima volta in assoluto ho fatto l'amore con il ragazzo che amo e con cui voglio passare il resto dei miei giorni.
Direi che posso ritenermi soddisfatta: è stata una vacanza fantastica.
<<Eccoci arrivati>> mi dice Hunter, distogliendomi dai miei pensieri. Il tassista ci lascia di fronte a un ristorante cinese. Spero che il cibo sia buono, ma del resto ne sono abbastanza sicura visto che l'ha scelto Hunter.
Prendiamo posto a un tavolo per due persone, di fronte a una splendida vetrata da cui si può ammirare tutta Londra. Devo dire che ne sono proprio rimasta stregata: è una città che vale la pena di visitare, almeno una volta nella propria vita. Sembra di vivere un sogno, mentre invece è tutto reale. Lo puoi toccare con mano. Incredibile.
<<Stasera ti vedo molto pensierosa. Troppo, per i miei gusti>> mi fa Hunter.
<<Oh, sì... In effetti stavo riflettendo sul fatto che è stata la vacanza più bella che abbia mai fatto>> ammetto.
<<Tranquilla. Sarà la prima di una lunga serie>> mi promette, sorridendo. Ricambio il suo sorriso.
Sento il mio stomaco brontolare: sto morendo di fame.
Un cameriere si avvicina a noi e ci accende una candela, che poi posiziona al centro della tavola.
L'atmosfera è davvero romantica, mi piace molto.
<<Volete ordinare, ragazzi?>> ci chiede, educatamente.
<<Sì, grazie>> rispondiamo all'unisono, e Hunter dà un'occhiata al menù. Lo imito.
Credo che prenderò un classico: riso alla cantonese e involtini primavera.
Comunico la mia scelta al cameriere e inizia a prendere le ordinazioni sul suo taccuino. La cosa che più mi incuriosisce è che sta scrivendo il nome dei piatti usando l'alfabeto cinese. È così misterioso e al tempo stesso affascinante... Prima o poi lo imparerò, tanto ho l'eternità di fonte a me.
Hunter intanto dice ciò che vuole mangiare al cameriere mentre io presto poca attenzione.
<<Volete qualcosa da bere?>>
Annuiamo e gli chiediamo di portarci dell'acqua. Si allontana e Hunter posa la sua mano sulla mia.
Questa serata sta procedendo davvero per il verso giusto.
Ci portano il primo e iniziamo a mangiare mentre parliamo del più e del meno.
Il cibo è ottimo.
All'improvviso sento la testa girare ma nel giro di pochi secondi mi passa.
Strano... Non riesco a spiegarmelo. Visto che mi è passato, comunque, non ci dò peso. Se sarà necessario, me ne occuperò più tardi. Ma credo che non succederà più, o almeno lo spero. Secondo me ho solo un po' di mal di testa.
<<Piccola, stai bene?>> Hunter mi guarda, apprensivo.
<<Sì, sì, sto bene>> gli rispondo, in fretta. Non vorrei che si preoccupasse inutilmente.
Ci portano anche il secondo e Hunter si concentra sui suoi involtini. Io faccio lo stesso, e anche se ormai sono più che sazia, continuo a mangiare ugualmente: questi involtini sono troppo buoni per essere lasciati sul piatto.
<<Tornare in America sarà davvero triste>> commenta Hunter.
<<Già, hai...>> Mi blocco di scatto.
Sento un odore di sangue molto forte.
Lo percepisce anche Hunter, ma si sforza di rimanere seduto e fare finta di nulla. Io non ci riesco. Non ho ancora il suo autocontrollo.
Mi guardo intorno, e vedo che un bambino si è ferito una mano con un calice di cristallo. Gli cola sangue lungo tutto il braccio e la gamba.
Perdo completamente il lume della ragione. Sono come sotto l'effetto di una droga. Mi alzo di scatto e Hunter mi blocca, allarmato.
Ma io mi divincolo dalla sua presa e in un battito di ciglia la gamba del bambino è nella mia bocca.
Continuo a succhiare. Non riesco a smettere.
Tutto intorno a me si è fermato. Il tempo ha smesso di scorrere e le lancette degli orologi di battere. Hunter inizia ad uccidere tutti i presenti. Non vuole che qualcuno scopra chi siamo realmente. Non dobbiamo lasciare nessuno vivo. Cazzo...
Ho combinato un casino. Hunter si arrabbierà tantissimo con me, e avrà anche ragione, perché sono stata io a creare questa merda. Non ci posso credere.

Make me scream. Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora