Il sole filtrava attraverso le tapparelle e una ciocca dei capelli di Ethan ricopriva la mia guancia.
Lo guardai e mi resi solo allora conto che i suoi fantastici occhi erano puntati sul mio viso e squadravano ogni centimetro della mia pelle.
"È inquietante il fatto che tu rimanga sveglio a fissarmi" ridacchiai con la voce ancora impastata dal sonno.
"È bello osservarti. Ci sono movimenti, espressioni che tu fai abitudinariamente in modo inconsapevole che mi ricordano che sei sempre Ariah, nessuno di diverso dalla mia Ariah. Semplicemente tu. Per esempio il vizio di morderti il labbro quando non sei d'accordo con qualcosa o qualcuno, sporgere le labbra mentre ti trucchi, sorridere a ogni persona che vedi per strada e dormire con la mano sotto il viso e il pollice vicino al mento" disse a bassa voce, quasi come se volesse che quelle parole rimanessero tra noi due e che il resto del mondo ne ignorasse l'esistenza.
Sentii tremarmi le gambe improvvisamente cedevoli e il mio cuore iniziò a martellare irregolarmente nel petto.
"Devi farmi un favore, Eth. Un favore serio" sussurrai alzandomi e, cambiandomi davanti ai suoi occhi, indossai un pantalone della tuta e una canottiera attillata.
"Ariah" cinguettò in tono lamentoso, girandosi a pancia in giù con la mano sul tessuto delle mutande.
"Non mi aiuta vederti piegata mentre ti vesti e infili il tuo favoloso sedere in un paio di pantaloni e fai strusciare le tue tette su un tessuto stretto quanto quello dei miei boxer in questo momento" disse a denti stretti e ricevette in testa un cuscino.
"Portami alla radura dietro casa" gli ordinai e misi nella borsa un asciugamano e una coperta.
Lui si vestì senza chiedere altro: mi conosceva abbastanza bene da sapere che non gli avrei dato spiegazioni.
Arrivammo in un bosco abbastanza ombroso e, poco più in là, trovammo un grande campo con l'erba giallastra e alta che mi ricordò subito la brughiera inglese descritta nei libri della Austen.
Stesi a terra l'asciugamano e ci coprimmo, Ethan intrecciò la sua mano con la mia, in attesa che iniziassi a parlare.
"Ho deciso di studiare letteratura perché ho sempre amato leggere. Quando mio padre mi picchiava, ci picchiava, mi chiudevo poi sempre in bagno con un romanzo.
Mia mamma non poteva permettersi di comprarmene uno perché mio padre si sarebbe adirato se avesse scoperto che spendeva i soldi così, allora iniziai a frequentare la biblioteca. Il mio primo libro mi venne regalato al mio compleanno, era una copia di "Cime tempestose". Me lo donò mia mamma, dicendomi che era il suo preferito perché le aveva ricordato che, nonostante stesse con un uomo crudele, l'amore un giorno avrebbe sempre trionfato. Sai il suo bel finale? È morta dopo poco, ammazzata dalle mani del mostro con cui mi aveva dato al mondo. Ho riposto tra le sue mani la stampa di quel romanzo, promettendomi di non amare più perché, la volta che avevo voluto bene a una persona, quella mi aveva lasciata: mia madre.
Ho spento il mio cuore e ho aperto le gambe: è brutto da dire ma è stato così. Ho perso il conto degli uomini che hanno abusato del mio corpo, delle notti a cavalcioni su corpi estranei.
Poi sono arrivata qui e siete arrivati voi.
Tu e la tua insolenza, il tuo ricordarmi di quel sentimento seppellito con il corpo di mia mamma ad ogni occhiata che dedicavi a Vanessa, la boxe e le sigarette. E sai cosa?" girai il mio viso verso di lui.
Inarcò un sopracciglio, in cerca di una risposta.
"Mi hai fatto pentire di aver seppellito quel libro, quel sentimento. Me ne hai fatto pentire amaramente il giorno in cui ho visto che quelle occhiate che riservavi solo a Vanessa le hai rivolte a me" lui cercò di replicare ma io lo zittii, scostandomi i capelli per mostrargli il mio tatuaggio dietro al collo.
"Ho tatuato questa frase il primo giorno che sono arrivata qui in America. Dice "don't touch my soul with dirty hands" starebbe a significare che puoi sfruttare tutto ma non la mia persona. Eppure tu mi hai completamente fottuto il cervello, hai risucchiato ogni parte di me e me l'hai restituita pulita, hai fatto tutto questo senza accorgertene. Eppure l'hai fatto.
Quindi ti prego, toccami.
Toccami e fammi sentire tua, togli dalle mie gambe i segni di quegli uomini e dalla mia bocca le labbra di altri.
Ricordami il perché io debba rassegnarmi ad amarti.
E chissà mai, un giorno finiremo a vagare in una radura simile a questa, come Heathcliff e Catherine" dissi tutto d'un fiato con gli occhi lucidi.
Vidi nei suoi occhi una scintilla e le sue labbra si fiondarono sulle mie, iniziando a danzare dolcemente.
"Ti amo, Catherine" sorrise sulle mie labbra "e non ci sarà mai nessun Edgar" aggiunse beffardo.
Ci spogliammo a vicenda e lui indossò velocemente il preservativo che, probabilmente, teneva nel portafoglio.
Si posizionò sopra di me e mi allargò le gambe, pronto a farmi sua.
"Fermo" sussurrai e vidi balenare il panico nei suoi occhi.
"Vuoi che... se non sei pronta... tu ..." balbettò ansioso.
"Ethan, volevo solo dirti una cosa" ridacchiai eccitata.
"Dimmi, signora della brughiera" rise sotto i baffi.
"Ti amo" mi morsi l'interno guancia quando lo vidi farmi serio.
Batté più volte le palpebre per poi guardarmi intensamente.
"Anche io, non sai fottutamente quanto" disse mentre, lentamente, iniziò a riempirmi.
Ora ne ero certa: di qualunque cosa fossero fatte le nostre anime, la mia e la sua erano fatte della stessa sostanza.
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Ring - Ethan Dolan
FanfictionCREDITS TO: @heartscolds (Alaska) & @oops_iamelisa (Elisa) "un passato alle spalle la tormentava,viveva nei ricordi con i suoi scheletri nell'armadio,finché arrivo lui. La faceva sentire libera,la faceva stare bene, si dimenticava degli incubi. Lu...