Mi addormentai sul petto di Ethan.
Poteva sembrare parecchio strano riuscire ad addormentarsi nel bel mezzo della natura, senza dimenticare di essere completamente svestiti, ma quando ero con lui mi sentivo protetta, mi sentivo al sicuro tra le sue braccia, sarei riuscita ad addormentarmi anche all'inferno.
Quello che avevo passato è paragonabile all'inferno, avevo pensato milioni di volte di lasciarmi andare, di smettere di lottare, ma ero riuscita a trovare la fune che con la sua possente forza era riuscita a ritirarmi sulla soglia del precipizio.
Il vuoto che il passato mi aveva lasciato si era cicatrizzato ma, come ogni ferita, rimaneva sempre sulla pelle e mi ricordava tutto ciò che non volevo ricordare.
Quando aprii gli occhi vidi Ethan con i suoi puntati nei miei.
Mi faceva sempre uno strano effetto guardarlo, i suoi occhi mi trasmettevano serenità ed era quello di cui avevo bisogno.
Alzai la testa per ammirarlo meglio anche se rimanere sul suo petto per inspirare il suo profumo era confortevole "Mi guardi sempre mentre dormo?" mugolai contro la sua pelle.
Gli spuntò un piccolo sorrisetto impertinente.
"E' diventato un vizio ormai" ricambiai il sorriso mentre lui passava le sue dita sulla mia schiena procurandomi la pelle d'oca ovunque.
Spostai il viso dal suo addome.
"Da quanto tempo siamo qui?" domandai mettendo dietro alle orecchie qualche ciuffo di capelli che mi era ricaduto sul viso.
Indicò con le dita un tre. Tre ore.
Eravamo stati tanto tempo fuori e mi accorsi di aver iniziato a rabbrividire per il freddo.
"È meglio che ci vestiamo sta per farsi buio" ammise passandomi la sua felpa.
La presi al volo, mi rimisi l'intimo e tirai le maniche della sua felpa per coprirmi anche le dita.
Quando anche Ethan si rivestì mi si avvicinò, mi diede un bacio sulla tempia e si corrucciò.
"Che c'è? "chiesi, corrugando la fronte.
"La tua fronte è calda, mi sa che ti stai prendendo la febbre, torniamo a casa"
Quando diventava così protettivo nei miei confronti, mi ricordava mia madre.
Ricordo che quando avevo avuto la mia prima influenza, all'età di otto anni, mi mise un panno bagnato sulla fronte.
Così iniziava a raccontarmi storie inventate da sè, diceva che se avessi pensato ad altro, se avessi trovato qualcosa su cui distrarmi, il dolore si sarebbe alleviato.
Ed era quello che avevo fatto, o almeno ci avevo provato, con tutti gli uomini che mi rinchiudevano in una stanza per intere notti.
Sussultai quando sentii le sue labbra sulle mie.
"Qualcosa non va?"
"No scusami, ero solo sovrappensiero" gli sorrisi a stento.
Mano nella mano, dopo una ventina di minuti, arrivammo all'appartamento.
Ethan stava controllando la casella della posta per vedere se fossero arrivate le bollette mensili da pagare, quando entrai e vidi Vanessa seduta sul divano con le mani tra i capelli e Grayson seduto sulla poltrona accanto.
"Gesù Cristo, ora calmati" Gray aveva le braccia appoggiate sulle ginocchia e le mani che reggevano la testa.
Si passò le dita tra i capelli e il viso gli si illuminò quando mi vide.
"Grazie al cielo siete arrivati" sospirò alzandosi.
Mi guardò per poi puntare gli occhi sul divano e subito capii che mi dovevo sedere.
Perché cazzo Vanessa era in casa nostra? La domanda mi sorse spontanea.
Avrei dovuto sopportare un altro suo discorso.
"Dov'è Ethan? Ariah o Ozono o come cazzo ti chiami, dov'è il mio fidanzato?" schizzò nervosa.
Ridacchiai.
"Sei per caso rimasta a un po' di mesi fa?" dissi beffarda.
Ethan fece la sua entrata, quando Vanessa urlò il suo nome si voltò di scatto e imprecò a bassa voce.
"Cosa ci fai in casa mia, ti ho già detto che non volevo più vederti qui" iniziò ad arrabbiarsi, non amava le visite indesiderate, soprattutto se ' l'ospite' era Vanessa.
"Ho bisogno di parlarti"
Ethan mi guardò per un istante, pensava che la presenza di Vanessa potesse infastidirmi molto, infatti non poteva biasimarmi con tutto quello che mi aveva fatto in passato.
Grayson fece per alzarsi, quando il suo gemello gli mise una mano sul petto e lo fece dondolare all'indietro.
Ricevette uno sguardo perplesso dal fratello.
"Non è detto che se lei mi debba dire una cosa tu te ne debba andare"
"Grayson ha agito correttamente, dovremmo parlare in privato. Non voglio parlare di cose che ci riguardano davanti ad un'invidiosa" Vanessa mi scoccò uno sguardo disgustato.
Ariah trattieniti.
"Fanculo Vanessa, non mi interessa di te o di quello che cazzo mi devi dire, ora esci da quella porta e non tornare mai più" il tono di Ethan cambiò completamente e le sue parole uscirono dalla sua bocca come un ordine.
"Stai minacciando la donna che porta in grembo tuo figlio, come puoi dirmi questo? "replicò lei, in lacrime.
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Ring - Ethan Dolan
FanfictionCREDITS TO: @heartscolds (Alaska) & @oops_iamelisa (Elisa) "un passato alle spalle la tormentava,viveva nei ricordi con i suoi scheletri nell'armadio,finché arrivo lui. La faceva sentire libera,la faceva stare bene, si dimenticava degli incubi. Lu...