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'Odore di sudore, sudore altrui sulla mia pelle ormai colma di lividi violacei.

Sentii una porta cigolare fino a chiudersi completamente.

Poi una risata, ma non una risata causata da una battuta, una risata da far venire i brividi ovunque.

Paura, la paura che contamina tutto; non lasciando più niente.

Iniziai a tremare su un materasso sporco, pieno di sangue e di polvere.

Cercai una via d'uscita tra quelle quattro mura ma ero in gabbia, non potevo scappare.

Sentii dei passi sempre più vicini, sentii il cuore in gola, le mani sudavano e le gambe iniziavano a tremare.

Strabuzzai gli occhi: è solo un sogno pensai, ma quando sentii la sua mano sul collo realizzai che era la realtà.

Cacciai un urlo ma nessuno da molto tempo si curava di udirlo, così mi persi tra le mie lacrime.

Solcavano le guance, non riuscii a emettere parola, mi sentivo solo vuota.

Mi spinse forte contro il muro, sentii che le ossa iniziavano a fare male ma poco importava, il peggio doveva ancora arrivare.

Non riuscii a guardare il suo volto, troppo buio, ma ero certa che anche lui avesse una maschera uguale a tutte quelle degli altri uomini che in precedenza mi avevano toccata.

Sentii il suo respiro, era eccitato come un'animale e mi urlava di smettere di tremare.

Mi buttò sul materasso e iniziò a svestirmi, le sue mani si spostarono velocemente su ogni curva e centimetro del mio corpo.

Non riuscii più ad oppormi, non ce la feci: stavo iniziando a credere anche io di essere solo un oggetto.

Quando fu sazio, quando anche lui si era stufato di me, si alzò dal mio gracile corpo.

Mi prese ancora per il collo, riuscii a vedere qualche particolare del suo viso.

Riconobbi tutto, sapevo chi fosse.

Lui era Ethan.'

I ricordi pervasero la mia mente, non riuscii a focalizzare chi ci fosse accanto a me, ma sentii la sua voce maschile e roca.

Portai le mani sul capo per cercare di scacciarli via, ma le mie urla interne si fecero più forti.

Quando quel qualcuno muse la sua mano sulla mia spalla, alzai lo sguardo.

Lo osservai, non riuscivo a sentire quello che mi stava dicendo.

Le sue parole nel mio cervello erano solo suoni confusi.

Riesco finalmente a focalizzare il suo viso, Ethan.

Mi ricordai del sogno, delle sue mani che fremevano dalla voglia di toccare ogni parte del mio corpo, dei suoi orgasmi e delle mie lacrime.

"Ariah che succede? Che ti prende?" iniziai a sentire quello che cercava di dirmi da lunghi minuti.

Lo spinsi con le lacrime agli occhi, inconsciamente senza accorgermi, credevo che il mio sogno fosse reale.

Sobbalzò non capendo.

"Vattene via" mi rannicchiai in un angolo della stanza, portando le ginocchia al petto.

"Non hai capito? Ho detto che puoi andartene ora che hai ottenuto quello che volevi" singhiozzai.

Si avvicinò cautamente abbassandosi alla mia altezza. "Cosa ho voluto?"

Non riuscii a respirare bene, ero fuori di me e non riuscivo a controllarmi e i suoi occhi di un colore indefinito, puntati come fanali sul mio viso, mi bruciavano la pelle.

"Ariah non capisco cosa abbia potuto farti. Ti sei svegliata di scatto e hai iniziato a piangere, ho cercato di parlarti ma eri in uno stato di trance. Cosa ho fatto?"

Allora tutto mi era chiaro: avevo sognato Ethan nei panni di mio padre.

Ma il ragazzo al mio fianco non aveva nulla a che fare né con l'inferno né con i lividi.


Ring - Ethan DolanDove le storie prendono vita. Scoprilo ora