「Capitolo 10°」

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23 Settembre

Mando un messaggio a Junmyeon dicendogli che sono pronta e mi siedo sul pianerottolo di casa ad aspettarlo.
Mi stringo le braccia al petto, nascondendo il viso nella sciarpa grigio fumo che mi ha regalato mia sorella il Natale scorso. Settembre sta ormai volgendo al termine e il clima inizia ad essere piuttosto freddo, uggioso e segnato da banchi di nebbia. Era da parecchio tempo che non uscivo di casa dopo le sei di pomeriggio per uno svago personale, di solito a quell'ora sono chiusa in camera mia davanti al computer o raggomitolata sul letto a pensare a quanto la mia vita sia vuota e priva di senso. Una vera e propria delusione, ecco come stanno le cose. Ho costruito il mio castello mattone dopo mattone, giorno dopo giorno facendo affidamento su qualcuno che non avrebbe mai dovuto abbandonarmi. Perciò, quando lui è andato via, a me non è rimasto altro che una catasta di mattoni sbeccati nell'aria polverosa.

Dovrei ripartire da zero, creare un nuovo progetto, buttare via i mattoni inutilizzabili tenendo per me solo quelli che contengono i ricordi migliori e riprendere i lavori di costruzione con ritrovato zelo ed energie. Solo che non riesco a trovare delle idee. Non so cosa voglio fare della mia vita, non so se vale la pena spendere intere giornate dedicandosi a qualcosa che risulterà infruttuoso. Non so se lavorare in un negozio di abbigliamento sarà il mio futuro per sempre o se ci saranno dei cambiamenti, se comprerò casa e andrò a vivere da sola, se troverò mai qualcuno alla sua altezza o se capirò quale sia il modo per farmi perdonare da lui. Improvvisamente, la morsa del freddo si fa più stringente e mi alzo in piedi per riattivare la circolazione nel corpo e non andare in ipotermia. Sono tentata di entrare in casa ed aspettare nel caldo torpore del mio divano, ma il clacson della macchina sportiva di Junmyeon mi avvisa della sua presenza. Lo saluto con la mano e salgo sul sedile posteriore, accanto ad una Haneul di una bellezza tanto radiosa che il sole non reggerebbe il paragone. «Sei pronta per fare festa?» batte le mani un paio di volte, e il dolce tintinnio metallico dei suoi braccialetti risuona per l'abitacolo.

«Certamente» cerco di sorridere in modo naturale mentre sfrego le mani tra loro per scaldarle. Giuro che questa è la prima ed ultima volta che metto un vestito senza le calze sotto per andare in giro di sera. Non ho la stessa tempra delle mie amiche, e non so nemmeno perché mi sono voluta vestire in questo modo.
«Junmyeon, parti. Direzione centro città» Sooyun, splendida in uno dei suoi completi sobri, si sistema gli occhiali e fa cenno al ragazzo di partire mentre accende il lettore CD e mette una canzone trap che non conosco. Se devo essere del tutto onesta, la mia voglia di divertirmi in vecchio stile mi ha abbandonato tempo fa. Non ho affatto bisogno di andare in dei locali, ubriacarmi e fare le cinque di mattina a parlare con dei ragazzi che provano palesemente a portarmi a letto. Quello stile di vita è completamente agli antipodi di come sono diventata da quando ho conosciuto quello che poi è diventato il mio ragazzo a tutti gli effetti e che, da un mese ad oggi, è il mio ex fidanzato. Voglio dire, non che non ci divertissimo anche noi, ma lo facevamo a modo nostro. E, di sicuro, non davo corda ai ragazzi libidinosi che popolano i club come delle faine.

Junmyeon trova parcheggio poco lontano dall'inizio della fila per entrare nel locale per puro caso. Guardo dal finestrino l'ordinata coda di ragazzi e ragazze che si aggirano tra i venti e i trant'anni, tutti eleganti nei loro vestiti adatti alla sera e con i capelli perfettamente ordinati. Molti parlano tra loro e molti altri sono al telefono mentre attendono di poter entrare nel locale e trovare un po' di ristoro dal freddo pungente della notte.

«E se aspettassimo in macchina che la sfila si smaltisca un po'?» non tengo in modo particolare a rischiare l'ipotermia per entrare in un club. Mi sbatto mentalmente una mano in fronte, ancora senza capire perché io abbia accettato di uscire questa sera.
«No way, bae» Haneul e il suo pessimo accento inglese mi fanno sorridere, aiutati dalla sua espressione teatrale con tanto di sopracciglio sollevato e labbra rosso fuoco sporte all'infuori.
«Dobbiamo andare subito a fare la fila, altrimenti arriverà sempre più gente e noi rimarremo fuori dal club» spiega.
Tra tutti e quattro, sicuramente Haneul è quella che ha più esperienza per quello che riguarda questo genere di cose: Sooyun preferisce di gran lunga i noraebang alle discoteche e Junmyeon, grazie al suo tenore di vita altolocato e al nome della sua famiglia, è un frequentatore assiduo delle associazioni più esclusive di tutta Seoul e spesso è invitato a ricevimenti da sogno. Io... non lo so, non sono più una grande amante degli impegni notturni. Preferisco di gran lunga fare una camminata lungo le strade meno trafficate e rifugiarmi in qualche piccolo café rustico dove l'aria odora di calda quotidianità. Sarò monotona e noiosa, ma ciò si attiene perfettamente alla mia etichetta di yogurt bianco a temperatura ambiente.

«Fuori però fa freddo, Haneul» Sooyun mi riporta con la mente dentro la macchina, e anche il freddo si fa nuovamente tangibile mentre le mie amiche discutono sul da farsi. In un momento di silenzio in cui entrambe stanno pensando a cosa dire, Junmyeon si intromette allungando le braccia tra le due ragazze, il suo ciuffo di capelli gli ricade disordinatamente in fronte. «Se volete, posso andare avanti io e tenere il posto nella fila. Tanto questo cappotto è caldo quanto un piumone»
La sua proposta viene accolta in modo differente dalle mie amiche. Haneul socchiude le labbra, non sapendo bene cosa dire, mentre Sooyun inforca meglio gli occhiali e corruga la fronte. «Sei sicuro?» borbotta.
Junmyeon annuisce ed esce dalla macchina per mettersi in fila, probabilmente sollevato di aver evitato uno scontro tra due tiranni come le mie amiche. Haneul appoggia la fronte sul finestrino per osservare meglio la situazione del ragazzo.

«Non mi va di lasciarlo lì da solo, al freddo e senza nessuno con cui parlare» la ragazza sembra combattere contro sé stessa, posso chiaramente vedere il suo cervello tentare di trovare una soluzione che concili il riparo dal freddo allo stare con Junmyeon. Alla fine, la ragazza si arrende e apre la portiera. «Basta. Vado con lui» Sooyun ed io la guardiamo affiancare Junmyeon con aria allegra.
«Tu non vai?» chiedo alla mia amica, stendendo le gambe sul sedile ormai vuoto ma ancora caldo di Haneul. Lei fa uno strano verso, a metà tra un sospiro e una pernacchia. «E sorbirmi le loro antiquate tecniche di corteggiamento e fare la terza incomoda come settimana scorsa? Sto bene anche così, grazie» dice, alzando gli occhi al cielo e passanndosi una mano tra i capelli. Ridacchio alle sue parole, osservando la coppia di ragazzi che si sono fermati proprio davanti alla macchina di Junmyeon.

Lei è molto minuta, i suoi capelli sono lunghi fino a metà schiena e neri come la pece, proprio come i miei. Indossa un cappotto bianco che la avvolge dal collo a sotto le ginocchia, ma sotto di esso riesco a intravedere i lembi di un vestito azzurro e cosparso di brillantini. La sua mano è stretta in quella molto più grande di un ragazzo dai capelli di uno strano grigio. E dalle orecchie leggermente a sventola. E dal viso etereo, con occhi grandi e scuri come pozzi di luna e labbra morbide come cachemire. E con un completo che gli ho regalato io per il suo compleanno, lo scorso novembre. E che gli sta divinamente perché mette in risalto la sua figura slanciata e possente. Sento il respiro mancarmi, ora non sento nemmeno più il freddo. Ma ciò che mi colpisce quando vedo la ragazza stringere il viso del mio uomo tra le proprie mani minute e infette e toccare con quelle sue labbra sudice la sua pelle è ancora più forte della morsa del freddo. Più forte di una folgore, più forte di una tempesta, di un tifone, di un treno che mi investe ai cento all'ora. Più forte di un proiettile al cuore, di una doccia di chiodi avvelenati, dei tagli sulla pelle che raggiungono le ossa. Spinta dal mio istinto, proprio come settimana scorsa quando gli ho mandato il messaggio, apro la portiera della macchina ed esco dall'abitacolo, il gelo della notte che mi sferza il viso e il rumore proveniente dal club poco distante che mi rimbomba nelle orecchie come il peggiore dei terremoti.

Mi accorgo appena di Sooyun che esce a sua volta dall'auto e mi raggiunge facendo il giro della vettura di corsa sui tacchi. Men che meno riesco a capire ciò che mi sta dicendo. Apro la bocca per dire qualcosa, qualsiasi cosa che mi passi per la mente, ma nessun suono lascia le mie labbra e io mi sento implodere. Sono una bomba ad orologeria malfunzionante, dovrei esplodere e dire tutto ciò che penso ma non riesco a fare altro che rimanere inerme a guardare la scena che si svolge davanti ai miei occhi. Cerco di muovere un altro passo verso di loro, ma perdo l'equilibrio e cado all'indietro. L'unica cosa che ricordo è una fitta di dolore al gomito e l'urlo terrorizzato di Sooyun. Poi, le immagini si mischiano tra di loro fino a diventare un sipario nero sulle mie palpebre.

ʳᵒᵗᵗᵉⁿ - ᵖᶜʸLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora