1 Ottobre
«Non avrei mai pensato che Jaeyeong potesse fare una cosa del genere» Jongdae prende una camicia dalle mie braccia appesantite da chili e chili di vestiti e la piega con maestria prima di appoggiarla sulla mensola, accanto alle altre.
«Insomma, nascondersi nei magazzini per fare porcate con un suo collega di lavoro... Questa cosa mi ha scioccato» prende un paio di jeans sempre dalla pila enorme che sorreggo a fatica e si sposta sovrapensiero tra i vari espositori fino a trovare il luogo di appartenenza di quei pantaloni e sistemarli con cura insieme agli altri.
«Pensavo che fosse diversa dalle altre» mormora poi a mezza voce, fermandosi per un istante e appoggiando le mani sui fianchi. Mi dispiace che Jongdae sia rimasto tanto colpito da questa cosa, ma i muscoli delle mie braccia mi stanno implorando pietà, perciò mi schiarisco la voce. «Perdonami il poco tatto, Jongdae, ma mi stanno morendo le braccia» dico. Il ragazzo si volta verso di me e si batte delicatamente una mano in fronte, affrettandosi ad alleviare il mio carico prendendo buona parte dei vestiti. «Oddio, perdonami. È solo che sono un po' distratto in questi ultimi giorni»
«Non ti preoccupare» gli sorrido nel modo più caldo che riesco, «e comunque, se Jaeyeong si è comportata in questo modo, non hai perso chissà cosa. Meglio che tu abbia capito come si comporta prima che potesse nascere qualcosa di troppo serio»
Jongdae sembra contento del fatto che io abbia espresso la mia opinione. Quando si tratta di questo genere di situazioni spesso capita di non sapere come comportarsi, ma dopo tutto ciò che mi sono sentita dire dai miei amici sono in grado di recitare a memoria ogni tipo di copione sull'argomento. Almeno qualche vantaggio da questa storiaccia l'ho ottenuto, no?
Lui mi diceva sempre che ero strana a causa del mio diventare improvvisamente afona quando si trattava di parlare con persone che non conoscevo. Aveva elaborato una sua teoria personale, perché diceva che una ragazza capace di scrivere in modo così pregnante non avrebbe mai dovuto avere problemi con la retorica: secondo lui, potevo scrivere solo se stavo bene. E non ha mai avuto torto, a quanto pare. Da quando ci siamo lasciati lo scorso agosto, io non sono ancora riuscita a buttare giù qualche riga che mi soddisfacesse. Uno strano fastidio alla gola mi costringe a tossire, il mio corpo si rifiuta di sentire ancora parlare di lui.
«Per favore, vai a prendere i vestiti che hanno lasciato nei camerini. Puoi metterli in una shopper, se vuoi» Jongdae mi catapulta di nuovo nella realtà, la sua mano stringe la mia spalla per invitarmi a muovermi. Non mi ero neanche resa conto che la pila di vestiti fosse scomparsa dalle mie braccia. Annuisco alla richiesta del ragazzo ed entro nei camerini ad uno ad uno dopo essermi accertata che non ci fosse nessuno dentro. Dopotutto, lavoro ancora nella sezione maschile e sarebbe un incontro a dir poco spiacevole quello tra un cliente che si sta cambiando e me. Alcune persone entrano ed escono dall'area guardandomi con aria stranita perché sono una ragazza, prego solo che si accorgano che indosso la divisa del negozio e non pensino troppo male. Esco dai camerini con un nuovo carico di vestiti da sistemare e le guance lievemente arrossate.
«Non mi sarei mai aspettato di vederti qui»
«Dottor Kim?» Quasi non lo riconosco. Solo due giorni fa l'ho visto in studio, il suo viso nascosto come sempre dietro agli occhiali dalla spessa motatura dorata. Ora che non li indossa, mi pare molto più giovane e meno professionale. Non direi mai che faccia il terapista.
«Per favore, fuori dallo studio sono solo Minseok» arriccia il naso e si stringe nelle spalle prima di squadrarmi rapidamente dalla testa ai piedi, la solita espressione attenta sul volto.
«Immaginavo che i farmaci facessero un buon effetto, ma non mi aspettavo che ti spingessero addirittura a trovare un lavoro» afferma infine, quasi entusiasta del suo operato. Da ragazza depressa e asociale a commessa in un negozio di vestiti. Devo essere una vera soddisfazione per lui.
«Sono ancora in prova, in realtà. Sono qui da circa due settimane» stringo le labbra e reprimo una risatina nervosa, nonostante non sia in studio mi sento comunque sotto osservazione. Come se Minseok potesse tirare fuori da una qualche tasca nascosta un blocco appunti e iniziare a scrivere.
«È fantastico, sono molto orgoglioso di te» dice, esibendo un sorriso felino. E io, non so perché, credo alle sue parole mentre il tepore del suo sguardo mi avvolge come una coperta. Se sapesse che le sue pillole vengono quotidianamente scaricate nel wc di casa mia, non penso che mi guardarebbe più allo stesso modo.
«Grazie sign... Minseok» mi correggo notando lo sguardo di allerta dell'uomo, deve tenere proprio tanto a questa cosa della scissione tra lavoro e vita privata.
«Ora se non le spiace dovrei andare» mormoro a mezza voce, quasi mi dispiace non poter più osservare il mio terapista in un contesto diverso. È davvero interessante come la stessa persona possa cambiare in base a come appare e a dove si trova.
«Ma certo, non voglio rubarti altro tempo. Buon lavoro» Minseok piega appena il capo in avanti, la sua voce suona più calda fuori dallo studio terapeutico. Devo concentrarmi e pensare a come si formula una frase, sono quasi sotto shock.
«Buona giornata anche a lei» faccio un lieve inchino e torno da Jongdae, che ancora borbotta tra sé e sé riguardo alla storia di Jaeyeong, riflettendo su Minseok.
Sono sempre stata abituata a vederlo come una persona fastidiosa, scomoda e irritante che mi faceva domande, ma ora sembra un ragazzo cosí gentile e alla mano. Non so se alla prossima seduta lo vedrò ancora allo stesso modo. Jongdae ed io finiamo di sistemare anche gli ultimi vestiti e il pomeriggio passa velocemente. Questo è uno dei motivi principali per cui vengo a lavorare: occupare il tempo mi impedisce di pensare troppo. Sono in cassa da quasi un'ora, e all'ennesimo cliente rimango un attimo interdetta. «Sehun» mormoro sorpresa.
Davanti a me, in giacca e cravatta, orologio di marca al polso, capelli ben pettinati all'indietro, c'è proprio il ragazzo che poche sere fa mi ha accompagnata a casa.
«Quindi é questo il famoso negozio» dice lui, accenando ad un sorriso. Rivederlo mi provoca la stessa sensazione che si ha quando si va sulle montagne russe, lo stomaco mi si contorce in maniera quasi dolorosa.
«Come stai?» chiede poi, porgendomi i vestiti che ha deciso di comprare. Mi schiarisco la voce prima di rispondergli, non lo guardo in viso e mi concentro sul mio lavoro. «Sto bene, anche se sono un po' stanca. Il pomeriggio qui è stato piuttosto impegnativo»
Non capisco perché mi ritrovi ad essere tanto sincera con un ragazzo che conosco a malapena. Che mi prende?
«E se ti offrissi la possibilità di riposarti dopo il lavoro?» chiede ad un certo punto, cogliendomi alla sprovvista. Piego tutti i suoi nuovi vestiti, li infilo in una borsa di carta e batto lo scontrino prima di dargli una risposta. L'attesa non sembra sfiorarlo. «Non so. Cosa vorresti fare?» biascico. Ho paura della sua risposta.
«Carta di credito» dice, per poi porgermela per pagare, un sorriso compiaciuto fiorisce sul suo viso etereo. «Vuoi uscire con me appena finisci di lavorare?»
Quasi mi gira la testa per la sua schiettezza mentre un brivido mi percorre dai reni alla nuca, facendomi provare una sensazione che non sentivo da tempo. Come devo catalogare la sua proposta? Un'uscita tra amici, direi. Ma noi non siamo affatto due amici. Siamo a malapena conoscenti.
«D'accordo» annuisco, e gli lascio il tempo di digitare il codice della carta mentre lo osservo. Devo essere impazzita. Come posso uscire con un ragazzo che non conosco? Non ho neanche avuto il tempo di fermare le mie labbra prima che parlassero, il mio cervello era troppo impegnato a ragionare sul da farsi che il mio corpo ha agito in modo autonomo per non far aspettare troppo Sehun. Che premuroso.
«Perfetto. A che ora stacchi?» il ragazzo prende la borsa di vestiti mentre io gli porgo la carta di credito e lo scontrino, le nostre mani si sfiorano per un solo istante.
«Tra circa mezz'ora» rispondo, osservandolo sistenare le proprie cose e prendere le chiavi della macchina.
«Ti aspetto qui fuori tra trenta minuti esatti, allora. Ci vediamo dopo» Sehun solleva una mano in cenno di saluto e si avvia verso le scale mobili che protano al piano terra del negozio, e io mi ritrovo ad allungare il collo oltre al banco della cassa per poterlo guardare il più a lungo possibile, come per accertarmi che sia reale e che non sia solo frutto della mia immaginazione perversa. Forse non dovrei buttarle, le pillole che mi ha prescritto Minseok. Mi passo una mano in viso e poi tra i capelli, inspirando a pieni polmoni. Dio, che casino sto combinando?
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ʳᵒᵗᵗᵉⁿ - ᵖᶜʸ
Romancesᴛᴀᴛᴜs: completa ɢᴇɴᴇʀᴇ: fanfiction, romance ᴄᴀᴘɪᴛᴏʟɪ: lunghezza media - «Ci sono notti in cui ripenso a te e piango, in cui il mio corpo trema e devo nascondere la testa nel cuscino per non farmi sentire da nessuno. Ci sono anche notti in cui sono...
