Detroit, 4 Aprile
Ore 23:32
Era lunedì sera, Mya non aveva ancora scritto il rapporto sul caso Help! che avrebbe dovuto consegnare il giorno dopo. Connor non si era neanche preso la briga di farsi vivo. Non lo vedeva dal mattino, si era come volatilizzato, in centrale non c'era e non rispondeva neanche alle costanti chiamate che Mya faceva.
Non voleva credere che fosse di nuovo al bar a ubriacarsi, non era passato manco un giorno dal suo restauro, non poteva già aver ceduto.
Triny saltò sul bancone della cucina e si accuciò accanto al portatile. Mya la guardò e le accarezzò il dorso provocando delle adorabili fusa.
«Ciao tesoro» sussurrò prendendo la gatta e poggiandola sulle gambe. Quel gatto faceva così poco, eppure le dava così tanto amore allo stesso tempo.
Se avesse avuto un cane sarebbe di certo impazzita. I gatti non hanno bisogno di così tante attenzione come i cari e fedeli cani: basta del cibo, una lettiera e che siano lasciati in pace.
Mya si rispecchiava in un gatto, in un certo senso. Neanche lei aveva bisogno di così tante cure, le bastava la sua casa.
O forse era quello che raccontava a sé stessa.
Alla fine tutti avevano bisogno di amore, dal più gentile al più testardo e solitario. L'uomo senza amore non viveva.
All'età di ventisette anni, Mya non aveva ancora sentito l'amore vero, aveva puntato così tanto sulla sua carriera lavorativa che aveva trascurato la sua vita privata.
Si ritrovò a fissare lo schermo antiriflesso del suo portatile e a pensare.
Aveva un bell'appartamento, una gatta adorabile e un ottimo lavoro con una paga che non deludeva di certo.
Eppure si sentiva così vuota.
C'era un piccolo buco nel suo cuore che sembrava contare più di tutte le soddisfazioni che aveva raggiunto nell'arco di vent'anni.
Forse era il momento di non pensare solo al lavoro, forse avrebbe dovuto pensare anche alla sua vita privata, a come rendersi felice. Forse anche lei, come tutti gli umani, aveva bisogno di un po' d'amore.
*****
Detroit Police Department, 5 Aprile
Ore 9:45
Bussò alla porta dell'ufficio del signor Peterson, il rumore sordo echeggiò per tutto il corridoio.
«Avanti!» la voce grave del capo arrivò ovattata da dentro l'ufficio.
Mya girò il pomello entrando dentro la stanza. La luce accecante che arrivava dalle finestre la investì in pieno volto, tant'è che dovette usare il rapporto per farsi ombra al viso.
«Mya!» Peterson esclamò entusiasta appena la vide.
«Buongiorno, signore.» sorrise lei di rimando.
L'ultima volta che si erano visti non si erano lasciati in buoni rapporti. Lei aveva pregato di poter continuare col Caso Jackson Paul che, a insaputa di Peterson, era sfociato nel caso Producer, ma lui aveva espressamente detto che non le era concesso.
Se il capo fosse venuto a conoscenza del fatto che Mya stava continuando con quel caso a sua insaputa, l'avrebbe sospesa per un mese, o peggio, licenziata.
«Le ho portato il rapporto, come richiesto» continuò lei posando i documenti sulla scrivania. Peterson li prese alla svelta iniziando a leggere.
«Come avete intenzione di muovervi ora?» chiese dopo aver finito di leggere.
Esattamente Mya non lo sapeva, Spitz non era a conoscenza del nome del lenone, né tanto meno dei posti che frequentava abitualmente.
«Pensavo di mandare delle pattuglie a controllare ventiquattro ore su ventiquattro casa Spitz e di interrogarla nuovamente, ma dovrò accordarmi con il signor Hill.» spostò il peso da un piede all'altro a nominate Connor.
«A proposito di Connor Hill» Peterson le fece cenno di sedersi, prometteva una lunga conversazione sull'agente.
Mya si sedette come richiesto.
«Come procede la vostra collaborazione?»
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Sugarcoat
AksiDetroit, 2016. Mya Price, un'agente di polizia di Detroit con un'infanzia che preferirebbe tener nascosta al mondo, si ritroverà a lavorare a un caso che sta preoccupando l'intera città. Al suo fianco, l'astuto e premiato Connor Hill che, dopo la st...
