Problemi

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Ci precipitiamo subito nella stanza di Julien. E' seduto alla scrivania ed è davvero molto arrabbiato.

"Devo ordinarvi di dirmi dove siete stati, oppure me lo dite?" parla quasi a bassa voce, questo dimostra quanto sia furioso.

"Da mia cugina" rispondo.

"Avevo sentito il messaggio mentale che le hai mandato ma credevo che avessi più buon senso!"

"Non ho fatto nulla di male"

"Ha ragione - interviene Leonida- non ci ha visto nessuno quindi non c'è nessun problema"

"Certo quando è lei a fare qualcosa, per te non è mai sbagliato; non cerchi di fermarla anzi l'aiuti pure! " dice alzando la voce e passandosi una mano tra i capelli.

"Julien cosa è successo? Non sei così arrabbiato perché abbiamo infranto una regola..." intervengo riportando la sua attenzione su di me.

"Sapete che dovrei punirvi con una dose d'Iptonicus come facevano al campo! Magari così eviterete  di fare sciocchezze!" Dice alzandosi. Appena pronuncia il nome del farmaco sia io che Leonida impallidiamo. L'Iptonicus è una creazione del caro dottor Smith o Caesar, come si fa chiamare ora, un iniezione che è in grado di paralizzarci, aumentare i nostri battiti cardiaci e farci provare il panico puro. E' una delle poche cose a cui siamo vulnerabili.

"Non dirai sul serio?!" dico guardandolo negli occhi.

"Certo che no - inizia a camminare avanti e indietro- ma dovete capire la gravità della situazione".

Mi metto davanti a lui fermandolo, anche Leonida si avvicina e Julien dice "Arrunte.."

Immediatamente Leonida si allontana ripetendo "Maledizione, maledizione..."

"Perché sta venendo qui?" chiedo a Julien

"Ha chiamato Caesar, voleva parlarvi... Io ho detto che stavate decidendo le zone di controllo e i turni dei soldati... A quanto pare ha intuito qualcosa o semplicemente cerca una scusa per riportati al laboratorio" conclude guardandomi. Io lo sento a malapena: tra tutti Arrunte è il peggiore.

"Cosa dobbiamo fare?" dice Leonida avvicinandosi nuovamente.

"Dobbiamo essere impeccabili - dice Julien- fargli vedere che abbiamo tutto sotto controllo. Clio evita di andare da tua cugina dille di stare nascosta"

"Non posso evitarla... E' incinta devo darle dell'acqua che non faccia male al bambino"

"E' incinta? Va bene lasciamo stare affrontiamo una cosa per volta.. Come vuoi aiutarla?" Julien continua a passarsi le mani tra i capelli.

"Devo portarle l'acqua, noi la prendiamo da un condotto non contaminato. Per ora basta questo"

"Va bene, di questo se ne occuperà Leonida adesso - rivolgendosi a lui continua -  le dirai anche che deve nascondersi fino a quando non sarà Clio ad andare da lei"

"Certo, vado subito!" ed esce dalla porta.

Una volta rimasti soli Julien mi fa sedere sulla sedia accanto alla scrivania.

"Non devi preoccuparti non ti accadrà niente"

"Si lo so.. Se questa volta si avvicina controllerò le sue onde mentali, non gli permetterò di farmi del male."

"E poi ci saremo io e Leonida insieme a te questa volta. Ora va a riposare, domani sarà una lunga giornata."

Entro nella mia stanza e la guardo molto velocemente,  devo ammettere che è arredata molto bene. Il letto a baldacchino è al centro della stanza, la scrivania accanto alla finestra con due poltroncine davanti. Sul fondo vedo una porta scorrevole vado a guardare e trovo un bagno fantastico. Ma non riesco ad essere felice: l'arrivo di Arrunte mi toglie tutta la felicità. Cerco qualcosa da indossare, ma con mio grande sconcerto nell'armadio ci sono solo delle camice da notte molto striminzite. Prendo il mio zaino magari c'è qualcosa che posso usare; inizio a tirare tutto fuori e trovo una maglia di Leonida l'avrò presa per sbaglio prima di partire dal campo. Decido di indossarla, è così grande che mi sta come un vestito mi sdraio sul letto e subito mi addormento.

Sento dei passi dietro di me che si avvicinano sempre di più cerco un posto dove nascondermi ma le porte del corridoio sono tutte bloccate. Improvvisamente mi sento afferrare per un braccio e sbattere contro al muro.

"Hey bellezza sai che spaventata sei ancora più affascinante?" si avvicina ancora di più.

"Lasciami!" cerco di spingerlo via ma è più forte di me, aumenta la stretta sui miei polsi: mi fa sempre più male...

"Che ne dici se ci divertiamo un po'?" Ride avvicinando il suo viso al mio.

"No! Lasciami!" ho davvero paura inizio a ribellarmi mettendo tutta la forza che ho ma non riesco a liberarmi.

"Tesoro stai calma sai che ci divertiremo un po'" inizia a tirarmi su la maglia e io non riesco a fare nulla per impedirlo, inizio a piangere.

"Arrunte!" fortunatamente veniamo interrotti

"Papà lasciami stare, stavamo solo giocando un po'"

"No lasciala stare, lei è preziosa! E' la mia piccola musa, non vorrai sciuparla!" dice Caesar. Arrunte si sposta e solo ora vedo con chi sta parlando: il dottore, che a quanto pare è il padre, e un ragazzo biondo dai lineamenti eleganti.

Rivolgendosi a me Caesar dice "Ora ritorna nella tua stanza!" subito cerco di allontanarmi ma Arrunte si avvicina a me e baciandomi sussurra "A presto musa!". Sento le sue mani sulla pelle, non riesco ad allontanarmi mi sento sporca, marchiata.

Sento qualcuno ripetere il mio nome e scuotermi

"Clio svegliati è  solo un incubo, dai svegliati vedrai che non è reale".

Apro gli occhi e trovo Leonida chinato su di me che mi scuote. "Ti sei svegliata finalmente, stai tranquilla era solo un incubo" mi dice sedendosi sul bordo del letto. Anche io mi siedo, lo guardo e mi accorgo che anche lui stava sicuramente dormendo. Infatti indossa solo i pantaloni di una tuta. "Dai non piangere, ci sono io qui con te" mi dice sorridendo. Mi porto una mano alla guancia e mi accorgo di essere in lacrime lui avvicina una mano al mio viso e con il pollice asciuga l'altra guancia. "Scusa non volevo svegliarti..." sussurro.

"Non fa niente, è stato strano sentivo che avevi paura e mi sono svegliato.. Non ti ho sentita piangere fino a quando non sono entrato. Sarà stato il tuo potere a chiamarmi, strano che non ci sia anche Julien; Sentivo la tua paura come se fosse mia. Ti va di raccontami l'incubo?"

"No Leo, voglio solo dimenticare"

"Ok, se cambi idea io sono nella mia stanza" facendomi una carezza sulla guancia si alza dal letto e si avvia verso la porta, mi alzo anche io e afferrandolo per un braccio dico "Potresti restare con me? Non voglio restare da sola."

Si volta verso di me "Si certo - guardandomi dalla testa ai piedi chiede - perché indossi una mia maglia?"

Alla domanda arrossisco, mi ero dimenticata di averla messa! "Ah è tua? - dico con tono neutro- io ho solo cercato qualcosa di comodo da mettere" torno a mettermi a letto perché improvvisamente mi sento molto in imbarazzo. Lui mi segue ridendo e si sdraia accanto a me. "Posso abbracciarti?" mi chiede

"Si..."

Mi giro di schiena e lui mi tira a sé fino a farmi appoggiare al suo petto, mi stringe tra le braccia e finalmente mi sento al sicuro.

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