Treno

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Faccio parte del gruppo Alpha e stiamo viaggiando da alcune ore su un treno diretto nel piccolo paese sperduto tra le montagne chiamato Sòter, per dirigere la città secondo gli ordini di Caesar. Ormai il mondo che conoscevamo sei mesi fa non esiste più, ora è tutto diviso in Provincie così come in passato era l'Impero Romano, l'idea dei "nuovi padroni" è proprio quella di ricreare una "Nuova Era" riportando in vita ciò che in passato era l'impero fondato dai romani depurandolo di tutti gli errori che hanno portato alla sua caduta.

Sto guardando il paesaggio scorrere al di fuori del finestrino, chiedendomi cosa troveremo una volta arrivati lì. Dovremo fronteggiare delle rivolte dei cittadini oppure avranno già accettato il nuovo regime?

Sono più che sicura che saremo odiati da tutti in ogni caso.

I miei pensieri vengono interrotti da Leonida che esclama con voce seccata: "Mi chiedo perché dobbiamo usare questi maledetti aggeggi! Correndo ci avremo messo la metà del tempo!"

"Sai che Caesar odia le entrate ad effetto!" ribatte prontamente Julien.

"Certo! Perché quei patetici umani devono avere il tempo di abituarsi all'idea dell'arrivo di Tre Potenti. Sempre se ne capiscono il reale significato!" risponde con tono irritato.

"Perché cosa sei? Un Dio?! Non farmi ridere!" intervengo interrompendo le sue lamentele.

Quando parla in questo modo mi fa arrabbiare come se lui non fosse più umano! O almeno che una parte di lui ancora non lo sia...

"Non farmi perdere la pazienza tu e la tua onnipresente pietà! Dì la verità piccola Clio, speri che tua cugina sia ancora viva per risparmiarle parte di ciò che sarà non è vero? Eppure non ne capisco il motivo sai, non se lo merita... Ricordi come ti ha risposto quando hai rischiato la vita per incontrarla e metterla in salvo con tutta la sua famiglia? Sbaglio, o ti ha definita un mostro? Bel ringraziamento!" Mi osserva sorridendo malignamente.

"Smettila!" rispondo, guardandolo con rabbia.

"Leonida smettila! E anche tu Clio! Non è il momento di uno dei vostri battibecchi! D'ora in avanti dobbiamo essere più uniti che mai, altrimenti non ce l'ha faremo..."

Julien ha ragione dobbiamo essere uniti, ma anche Leonida non sbaglia per quanto riguarda mia cugina.. Non voglio che soffra ancora, tutto ciò che le resta sono suo fratello e il fidanzato, sempre se stanno ancora insieme, lo spero con tutto il cuore perché sono già avvenuti molti cambiamenti e non vorrei che siano cambiate anche le cose tra loro. Al solo pensiero di ciò che è accaduto ai miei zii e soprattutto quando i miei cugini lo sapranno mi sento gelare, per loro sarà impossibile da accettare.

Però so a quale episodio si riferisce il mio compagno di viaggio, dopo essere tornata ero distrutta, in fondo come dimenticare quando la tua famiglia ti definisce un mostro?

***

Dopo mesi di appostamenti e sorveglianza ero riuscita a memorizzare l'orario di tutti i cambi di guardia, avevo elaborato un piano che mi permetteva di uscire e rientrare al centro di addestramento senza che nessuno avrebbe notato la mia assenza; sia Julien che Leonida cercarono molte volte di farmi cambiare idea: ma senza nessun risultato. Avevo appena scoperto cosa era successo ai miei zii, non potevo permettere che accadesse anche ai miei cugini. Ho corso per un giorno intero senza sosta, devo ringraziare il Virus per questo, anche se verso la fine del viaggio ero sfinita non potevo fermarmi, dovevo avvisarli e metterli in salvo. Quando finalmente sono arrivata a casa loro,pioveva a dirotto e stranamente Cristina e Paolo erano nel garage a livello della strada. Mi sono avvicinata lentamente e li ho chiamati così da non spaventarli per la mia improvvisa apparizione... Cristina si è voltata per prima, appena mi ha riconosciuta ha iniziato ad urlare, come darle torto? Fisicamente sono sempre uguale, ma sicuramente anche a loro sono arrivate quelle voci terribili, notizie che raccontano ciò che sono diventata... Loro mi consideravano morta, sapevano che l'università in cui era esplosa la bomba era la mia, ora che sanno la verità sul Virus e tutto il resto sono arrivati alla conclusione che, se sono di fronte a loro, non sono più la stessa persona di prima. Ho cercato di parlare per spiegare la situazione ma sono stata interrotta da mio cugino che prendendo in mano un bastone ha urlato: "Mostro vattene! Se ti avvicini ti ucciderò!". Cosa pensava di fare con un misero bastone contro di me?

Se ci fossimo scontrati sul serio lui sarebbe morto prima di riuscire a brandirlo per colpirmi. Non sarebbe neppure riuscito a vedermi muovermi. Guardandoli per un'altra manciata di secondi tra le fitte gocce di pioggia che cadevano dal cielo mi sono voltata e sono andata via dicendogli addio dal profondo del mio cuore, che altro avrei potuto fare? Se fossi rimasta avrei dovuto affrontare Paolo e così facendo avrei confermato i loro pensieri dimostrando di essere davvero un mostro.

***

Fortunatamente i miei ricordi vengono interrotti poiché sento il treno rallentare, dando un'occhiata fuori dal finestrino mi rendo conto che stiamo per fermarci in ciò che rimane della fatiscente stazione del paese. Ormai le banchine non brulicano più di persone che si apprestano a tornare a casa dal lavoro oppure le grida e le risate degli studenti che hanno finito la scuola e non pensano ad altro che a divertirsi. Quando scendiamo dal treno, trasformando i nostri volti impassibili come delle statue, veniamo accolti dal comandante e da quattro soldati oltre che dall'assoluto silenzio che regna sovrano in tutta la stazione.


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