Capitolo 2

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DRAKE



Era un lunedì pomeriggio come tanti quando presi gli ultimi scatoloni e mi chiusi definitivamente la porta alle spalle. Quello era l'ennesimo appartamento che lasciavo per trasferirmi in un altro. Non sapevo bene cosa stessi cercando, ma nessun posto in cui avevo abitato fino a quel momento riuscivo a definirlo accogliente. O meglio, non riuscivo a trovare una nuova casa dopo aver abbandonato quella in cui ero cresciuto.

Non ce la facevo a stare fermo in un posto per più di qualche mese.

Qualche settimana prima ero andato alla ricerca di una nuova abitazione, preferibilmente più conveniente, e alla fine l'avevo trovata. Si trattava di un appartamento in un palazzo non molto lontano da Central Park. Era abbastanza moderno e spazioso. Mi stupii del prezzo d'affitto eccessivamente basso, ma non mi lamentai al riguardo quando conclusi il contratto con il signor Smith, il proprietario del palazzo. Era un tipo bizzarro, ma sembrava affidabile.

Senza perdere tempo deposi il resto delle mie cose in macchina e, prima di mettere in moto, chiamai Rob, ovvero colui che era stato il mio coinquilino da quando avevo deciso di andare a vivere da solo. Mi aveva sempre seguito ovunque andassi senza mai lamentarsi. Quando eravamo partiti insieme per quell'assurda ''avventura'' mi aveva promesso che mai mi avrebbe abbandonato e, in effetti, non l'aveva mai fatto. Lo ritenevo il miglior amico del mondo.

Andavo di fretta e per fortuna Rob rispose dopo il secondo squillo. «Sono già alla postazione, capo. Ma quanto tempo ci metti per prendere un paio di cose? Se io fossi stato uno sposo sull'altare e tu la mia futura moglie, a quest'ora ti avrei pensato in fuga dalle nozze!»

Scoppiai a ridere. «Taci, coglione, sto arrivando. Ti ho chiamato per avvisarti: non prendere la camera migliore. È mia».

«Ah, Drake, a proposito di questo...»

«A tra poco». Lo interruppi per non perdere altro tempo e attaccai. Sicuramente, ciò che Rob aveva da dirmi non era così importante. Se lui si trovava già nel nostro nuovo palazzo ed io ero rimasto al vecchio era perché Carly, una nostra amica, aveva bisogno di aiuto. A quanto pareva, anche lei si era trasferita e avrebbe convissuto con una ragazza dall'identità ancora a me sconosciuta.

Quando arrivai a destinazione non c'era traccia del mio migliore, perciò pensai che fosse con Carly. Entrai tranquillamente nel mio nuovo appartamento - il signor Smith mi aveva fornito le chiavi subito dopo aver firmato il contratto - con gli ultimi scatoloni tra le mani. Avevo già ispezionato la casa, quindi non avevo bisogno di dare un'occhiata.

Quasi mi spaventai quando nel salotto notai la TV accesa. Forse era stato Rob, ma delle sue cose non c'era alcuna traccia. Poggiai gli scatoloni a terra, accanto alla porta, e mi avvicinai con passo felpato al divano, dove pian piano scorsi il corpo inerme di una ragazza. Stava dormendo beatamente, come se non si trovasse nel posto sbagliato.

«Chi cazzo sei?». Forse ero stato un po' troppo brusco, visto che la ragazza sobbalzò nel sonno spalancando gli occhi. Era confusa, ma quando mi vide in piedi davanti a lei, si alzò e mi fronteggiò. Beh, per modo di dire. Era fin troppo bassa rispetto alla mia altezza ed era minuta. Sembrava più una bambina che un'adolescente pronta a vivere senza la mammina.

Prima che potesse aprire bocca mi presi la libertà di osservarla meglio: le sue curve compensavano piuttosto bene la sua bassa statura. Anche il davanzale non era niente male e risultò ancora meglio quando fu leggermente alzato dalle braccia incrociate della ragazza. I lunghi capelli castani erano un po' in disordine, mentre gli occhi del medesimo colore - o almeno così mi sembrava a quella distanza - mi stavano lanciando addosso migliaia di punti interrogativi.

Mi migliori la vita || 1La tua prossima ossessione. Scoprilo ora