Capitolo Dodici: Ombre

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Rey rimase sveglio tutta la notte a guardare fuori dalla mia piccola finestra. Nella luce argentea della luna riuscivo a vedere la sua paura rinascere dopo una leggere brezza di tranquillità. Era un demone dell'aria ma lo chiamavano tutti Skyler, era quel genere di persona cercata e ricercata da tutti. Fu l'incontro con Game, il demone del cuore, a suscitare di nuovo la sua paura. Se non altro Lucrezia Del Cardo, la sorella di Dante, era stata chiara e precisa nello spiegare i vari poteri e i pericoli che stavano affrontando Rey e Alaska. Alaska sembrava la più tranquilla fra noi, per lei era comodo essere una sirena, un qualcosa che poteva passare più inosservato di un demone.
Per passare il tempo raccontai a Rey la verità su Dante e lui rimase un po' scioccato, non tanto per il fatto che Dante fosse un Dragonter, ma per il fatto che stessimo insieme.
Non ero mai stata fidanzata con un ragazzo, di solito loro nemmeno sapevano che esistessi. Ma, in tutto quel casino e quella confusione, la certezza che io provassi qualcosa di forte per Dante diveniva sempre più chiara. Adesso però era il momento per tutti di concentrarsi sul Mutaforma che voleva ucciderci. Lucrezia aveva dato una spiegazione poco efficace riguardo alla poesia di Savannah nel carillon, qualcosa mi diceva che si potesse ricavare dell'altro dalle sue parole.
La mattina ci alzammo rapidamente, fu in macchina, diretti verso scuola, che chiesi a Rey come stesse, dato che aveva passato tutta la notte in bianco a pensare a Game.
<<Non lo so Aria, pensi che ci potremmo fidare di Game?>> mi chiese sperando di sentirsi dire un "sì". Rey era fatto così, cercava certezze in continuazione.
Ponderai la risposta guardando fuori. <<Credo di sì, altrimenti ci avrebbe già ucciso da un bel pezzo, Rey, e credo che sappia che adesso dobbiamo occuparci di altro, perciò ti verrà a trovare quando tutto questo sarà finito>>, dissi in tono rassicurante.
Anche Alaska mi aveva detto che, dopo aver superato la faccenda del Mutaforma, si sarebbe impegnata a cercare suo nonno ad Atlantide. Per me Atlantide era solo una stupida leggenda.
<<E' vero, è assolutamente vero>>, sospirò.
La sua macchina sfrecciò rapida tra le vie fredde di LandLake, il cielo rifletteva il classico grigiore dell'isola. Portavo una giacca a vento rossa con dei pantaloni neri, ai piedi avevo un paio di scarpe chiare che armonizzavano il mio outifit.
Arrivati nel parcheggio della scuola, Alaska corse verso di me.
Rey chiuse lo sportello in maniera delicata e salutò la sorella arrivata con la ragazza.
<<Com'è andata la nottata?>> mi chiese Kim con un piccolo accenno di gelosia.
<<Bene, se non fosse stato per l'incontro con Game nel cuore della notte>>, confidò Rey.
Ci vennero immediatamente fatte molte domande, sotto gli occhi sorpresi delle ragazze.
Kim diede un pugno al cofano di una macchina qualsiasi. <<Perché non ci avete chiamate?>> tuonò incavolata. Bloccai la risposta di Rey con un gesto della mano. <<Game fa parte dei buoni, Kim, non vuole ucciderci. Credo che dobbiamo fidarci di lui, altrimenti ci avrebbe già uccisi>>, risposi tranquillamente. Lanciò un urlo di rabbia e sparì trascinandosi dietro suo fratello.
Rimasi da sola con Ali, era davvero molto che non avevamo una chiacchierata da amiche.
<<Tu, come stai?>> le chiesi facendo finta che non fosse successo nulla.
Lei fissò il corpo di Kim andare verso l'ingresso della scuola in maniera sconsolata. <<Ho passato una nottataccia, Kim non ha dormito per niente a causa mia>>.
Feci spallucce. <<Secondo me devi stare tranquilla Ali, insomma, sei solamente una sirena, non hai missioni importanti come Rey>>, cercai di non farlo sembrare un insulto.
<<Sì, ma il Mutaforma vuole ucciderci tutti, non risparmierà nessuno>>.
Rabbrividii a quel pensiero, mentre camminavo per entrare a scuola racconti ad Alaska di Dante.
Non le dissi che lui era un Dragonter perché ci aveva già pensato Lucrezia, le dissi che stavamo insieme. Stranamente la prese bene, ormai erano altre le cose che la rendevano turbata.
Mi rivolse un sorriso di buon auspicio. <<Credo che tu debba tenertelo stretto, amica mia>>.
Ricambiai. <<Sì, lo so. Magari devo anche sbrigarmi, dato che non sappiamo se tra un mese sarò ancora viva>>, provai a farla sembrare una battuta.
<<Lucrezia mi ha detto che il Mutaforma è a conoscenza che ci stanno cercando, perciò in queste settimane accadrà tutto in maniera così svelta che dovremo essere pronti a qualsiasi evenienza. Oggi, dopo scuola, cercheremo di spremere le meningi e di delineare un piano per trovarlo>>, dichiarò con aria decisa. Eravamo nel corridoio principale, le persone ci fissavano nel tentativo di capire qualcosa su di noi. Nessuno aveva chiesto nulla dell'incendio si New York, era ancora un argomento su cui tutti tacevano.
Il suono della campanella ci fece capire che dovevamo salutarci.
<<Ci vediamo a pranzo Aria, ti voglio bene, non scordartelo>>, disse Alaska allontanandosi verso l'aula. Io avevo Geografia Europea alla prima ora.
Lo strazio cominciò quando entrai e il professore iniziò immediatamente a spiegare.
Sentivo mormorare una ragazza dietro di me, diceva che ero rimasta scossa a causa dell'incendio, io mi limitai a respirare profondamente cercando di non girarmi e di non darle uno schiaffone in pieno volto. Non avevo ancora visto Dante, chissà se lui mi stesse cercando. Le due ore passarono lente e noiose, il rientro dalle vacanze aveva portato per tutti un insuperabile torpore.
Prima di uscire dalla classe, l'insegnante mi diede un foglio con un appunto della segreteria.
<<Mi hanno detto di darti questo, nella prossima ora non ti troverai più nell'aula 4 ma nella 14>>.
Presi l'appunto e ringraziai con un sorriso mentre il prof era intento a scribacchiare qualche nozione sul suo registro color rosso porpora.
Uscita dalla classe, mi diressi verso il mio armadietto grigio per prendere i libri della prossima lezione. Della mani si chiusero intorno ai miei occhi facendo diventare tutto buio intorno a me, per un momento mi spaventai, ma poi sentii la sua voce.
<<Chi sono?>> mi chiese.
<<La mia salvezza>>, mormorai, tolse lentamente le mani e mi girai per vedere il suo volto sorridente come sempre, era così bello vestito delle sue paure più profonde.
Non ci pensò due volte e mi baciò, mi baciò pieno di stupore.
Guardai le sue labbra e poi lo fissai, le sue braccia mi tenevano stretta.
<<Che lezione hai adesso?>> gli chiesi.
Ponderò la risposta. <<Credo Storia Delle Nazioni, tu?>>
<<Trigonometria, mi hanno cambiato aula>>, risposi quasi infastidita.
Mi diede un altro bacio delicato sulle labbra, poi un altro sulla guancia ed infine uno sulla fronte. <<Allora vai Aria, altrimenti farai tardi e avrò sulla coscienza la tua bocciatura>>, mi disse.
Risi. <<Non sono io quella immortale qui>>, scherzai.
Mi lasciò andare e mi salutò, per un attimo mi sentii persa senza le sue braccia.
Il numero di occhiatacce aumentò vertiginosamente, questa scuola si basava, come del resto la città stessa, solo su menzogne e gossip insulsi. Ma avevo tanto altro a cui pensare.
Il fatto che Game sapesse dove abitavo non mi rendeva molto felice, così come il fatto che adesso sarebbe stato tutto più difficile, chissà a cosa sarei andata incontro.
L'aula si trovava parecchio lontano, nella luce tenue generata dalle classiche lampadine al neon riuscii a leggere il numero ormai rovinato dal tempo.
Quando vi entrai, notai che non c'era nessuno. Le finestre erano rivolte a ovest, non a est come le classiche aule dell'istituto, in più c'era un odore fortissimo di muffa.
Era arredata in maniera classica, solamente che era molto...cupa.
Trovai posto all'angolo ed aspettai qualche minuto ma nulla, solamente silenzio e solitudine. Fu quando decisi di alzarmi che la porta si aprì di scatto.
<<Kim>>, mormorai impaurita.
Mi fissò disgustata. <<E tu cosa ci fai qui, Rimmer?>> il tono era acido.
Socchiusi gli occhi. <<Beh, mi hanno cambiato l'aula ma a quanto pare si sono sbagliati, e tu?>>
Mi alzai e andai vicino a lei, si trovava al ridosso della porta.
<<Io ho lezione>>, disse ombrosa.
Alzai un sopracciglio incuriosita <<Strano, non ti ho mai vista a Trigonometria>>.
<<Dio, quante domande ti fai mocciosa!>> esclamò infastidita.
Cercai di non pensare all'insulto e provai ad uscire dalla porta, ma lei mi spinse bloccandomi il passaggio con il braccio. Il suo volto era così teso e arrabbiato, da dove veniva questo improvviso odio verso di me? Avevamo avuto solamente un classico battibecco, una cosa normale, data la situazione.
<<Fammi passare>>, dissi con lo sguardo rivolto in basso.
<<No>>, disse in maniera decisa.
<<Perché?>> chiesi rapidamente.
Nel suo sguardo c'era qualcosa di cattivo, avevamo avuto qualche discussione prima, ma non credevo che avrebbe potuto scatenare tutto ciò.
Girò la testa a destra e sinistra per far schioccare il collo. <<Dov'è Alaska?>>
Feci un profondo respiro per calmarmi. <<Non lo so, Kim>>, esclamai a mezza voce.
Con uno scatto arrivò verso di me e strinse le sue mani intorno al mio collo, cercai di prendere il suo braccio come per riflesso ma la stretta era troppo forte. Tossii e cercai aria disperatamente.
<<Tu non sai mai un cazzo>>, disse arrabbiata.
Si girò tenendomi ancora serrata con le sue braccia e mi sbatté al muro così forte che quest'ultimo tuonò. Subito un dolore fitto alla testa cominciò a farsi sentire, tentai di urlare ma fu tutto invano.
Mi zittì in malo modo. <<Non urlare stupida ragazzina!>> sbottò. Mi prese per il colletto della maglia e per la cinghia dei pantaloni e mi scaraventò verso la lavagna causandomi un tremendo dolore alla schiena per il tremendo colpo subito. Caddi agonizzante al suolo.

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