Capitolo Quattordici: Amico

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Aprii lentamente gli occhi confusa e con un dolore lancinante alla testa. Quando riuscii a mettere fuoco dove fossi, capii che mi trovavo nella camera di Alaska.
La tende e le persiane erano state tirate giù per non far intravedere la luce al di fuori. L'ultima cosa che mi ricordavo era la mia più totale confusione tra la realtà e l'illusione, poiché il Mutaforma mi era entrato nella testa convincendomi che fosse tutto il contrario di ciò che realmente era. Il letto odorava di pulito e avevo ancora i vestiti di quando ero svenuta. L'unica cosa percepibile era un continuo dolore alla testa, come se avessi un post sbronza da paura. Mi alzai del letto respirando affannosamente, provavo una fatica immane nel fare ogni singolo movimento.Aprendo la porta fui subito colpita dai raggi del sole, perciò socchiusi le palpebre. Nel corridoio rosso di casa Coldfor, una luce mattutina illuminava il tutto.
<<Aria, finalmente>>, una voce alle mie spalle mi fece girare.
<<Ali, che cosa succede?>> chiesi subito.
Mi abbracciò teneramente come se fosse un miraggio vedermi viva. <<Hai dormito per due giorni interi, abbiamo parlato con July dicendole che saresti stata da me fino a dopodomani sera, il giorno della Cruise Bell. Sono così felice che quest'anno ci sarai anche tu>>.
La Cruise Bell, il simbolo annuale di eleganza che il sindaco Coldfor teneva invitando solo i componenti del più alto rango cittadino di LandLake. Stranamente, ero stata invitata anche io
Feci un sospiro di sollievo. <<Dante? Dov'è? E perché ho dormito così tanto?>> domandai.
<<Il Mutaforma si è trasformato in un demone delle illusioni e ti ha fatto scendere nel Limbo mentale. E' una dimensione che si trova nel tuo cervello in cui non riconosci più se ciò che vedi è reale o no. In pratica, tutto il tuo sistema neuronale va in tilt, causandoti la perdita dei sensi>>, spiegò usando uno strano linguaggio. <<Dante è nella camera degli ospiti, se esiste ancora. Ha passato due giorni a spaccare, rompere e bruciare ogni angolo di quella stanza pieno di rabbia per quello che ti era successo. Si sente parecchio in colpa, Aria, crede che questa non sia la vita che ti meriti>>, aggiunse con una leggera nota malinconica.
Ebbi un brivido lungo la schiena. <<Grazie per la tua ospitalità Ali>>, tagliai corto.
Mi sorrise felicemente. <<Amore, tranquilla. Più che altro mi dispiaceva di averti fatto credere di essere una spogliarellista di poco conto>>, scherzò. <<Oggi è anche il compleanno di Kim, ha affittato un enorme salone in un posto magnifico che non si trova a LandLake ma a Boston>>.
Sgranai gli occhi. <<A Boston?!>>
Mi fece l'occhiolino.<<Sì, per i suoi amici più stretti ha pagato treno e albergo per una notte lì, per questo ho detto a tua zia che saresti rimasta a casa mia per un paio di giorni, almeno così puoi goderti la festa>>, il tono era allegro ed adulatorio. Ogni tanto buttavo un'occhiata alle sue spalle.
<<Ali>>, mormorai. <<Quanto vorrei essere tranquilla come te>>, cercai di non farlo sembrare un insulto bello e buono. Sembrava che Alaska si stesse crogiolando in un bagno di relax e felicità.
<<Aria, non sono affatto tranquilla. Però non possiamo rovinarci l'esistenza dietro a un Mutaforma. E poi gli invitati saremo solamente noi: io, te, Dante, Rey e Lucrezia. Almeno avremo anche tempo per esaminare di nuovo la filastrocca e l'ultimo incontro che avete avuto>>.
Le misi una mano sulla spalla amichevolmente. <<Praticamente una vacanza-studio>>.<<Diciamo di sì, donna del Limbo>>, disse una voce femminile alle mie spalle.
Voltandomi vidi quella strega dalle gambe lunghe e dal corpo mozzafiato di Lucrezia Del Cardo.
Il rumore delle sue scarpe risuonava sordo nel corridoio illuminato di casa Coldorf, mi vergognai un tantino ad essere conciata in quella maniera, di sicuro avevo le sembianze di una barbona.
Avrei dato un rene per poter essere come lei.
<<Lucrezia>>, sussurrai verso di lei.
Sorrise perfida. <<La sola e unica. La lesbica numero due è stata favolosa a prendere la sala a Boston. Secondo alcune mie recenti ricerche, l'ultima volta che il Mutaforma è andato lì è stato circa otto mesi fa per uccidere una potente creatura e prego Dio che non ci sia riuscito, altrimenti nulla ci potrà salvare dal quell'essere>>, dichiarò.
Aveva un vestito nero con dei diamanti che formavano una croce sul dorso. Un giacchetto di jeans chiaro le copriva le spalle, e ai piedi dei tacchi stupendi pieni di borchie argentate.
Sgranai gli occhi quando mi ricordai della presenza di Dante nella camera degli ospiti ormai distrutta dal suo odio e dalla sua paura.
Così, senza dire nulla, cominciai a correre nei corridoi rossi fino ad arrivare davanti la porta della camera degli ospiti. Al di là di essa, si sentivano rumori forti e grida di disperazione.
Trattenni il fiato prima di aprire la porta e osservare il caos che ci sarebbe stato in quella stanza.
Dante strabuzzò gli occhi quando mi vide, ma il mio sguardo era rivolto verso altro.
Sui muri c'erano dei buchi con segni di bruciature attorno, il legno del letto era diviso in mille pezzi bruciacchiati e sparpagliati per tutta la stanza. All'interno di quella camera regnava il caos.
<<Aria>>, urlò quando mi vide. Subito corse verso di me e mi strinse lasciandomi senza fiato.
<<Dio mio, pensavo che non ti saresti mai più svegliata dal Limbo>>, mi sussurrò nell'orecchio con afflizione. Gli portai le mani sulla vita.
Sorrisi buffamente con la testa premuta sul suo corpo, amavo il modo in cui teneva a me, era come se un filo invisibile continuamente.
Sospirò e mi lasciò andare fissandomi negli occhi. <<Come stai?>>
Feci spallucce. <<Stanca ma abituata al peggio. Potresti spiegarmi per bene cosa mi è successo, Dante?>> chiesi, lanciando un'ultima occhiata al resto della stanza ormai distrutta.
<<In pratica il Mutaforma ti ha spedito nel Limbo, il tuo cervello non è stato più capace di riconoscere che cosa fosse reale da cosa non lo fosse>>, gli tremava la voce.
<<Ho cercato di svegliarti, ma sei viva solamente grazie a lui >>, mi spiegò.
Aggrottai la fronte interrogativa. <<Lui chi?>>
Fece un cenno con il capo per indicarmi qualcosa alle mie spalle, voltandomi vidi quell'angelo biondo e pieno di bellezza che era Game. Un demone del cuore che cattura tutti i cuori.
<<Sei una ragazza molto fortunata Aria, ti ho salvato da un morte certa>>, spiegò facendo qualche passo aggraziato verso di me. Portava sempre i suoi soliti vestiti neri come la pece.
<<Vieni qui>>, mi invitò a fare qualche metro verso di lui, <<Fammi controllare sei stai bene>>.
Esitai per un istante ma voltandomi vidi Dante annuire e ciò mi diede fiducia.
Arrivata al cospetto di Game lui chinò la testa e pose la sua mano all'altezza del mio cuore, arrossii un tantino perché era a pochi centimetri dal mio seno.
Con movimenti lenti, staccò la mano dal petto ed una scia rosso fuoco si espanse fino a diventare un ovale sospeso in aria. Era composto da questa nebbiolina color fiamma.
Grazie al movimento delle dita, girò e rigirò questa specie di palla e la fissò con concentrazione.
<<Stai bene>>, dichiarò, <<Ti sei ripresa del tutto>>.
<<Scusa Game, ma che cos'è questa sfera?>>, domandai cercando di non sembrare stupida.
Ridacchiò sotto i baffi. <<E' il tuo cuore, sono riuscito a sistemarlo quando ti trovavi in quel parcheggio sperduto>>, con un scatto gli diede una spinta e lo rispedì nel mio petto. <<Erano più i tuoi sentimenti ad essere sconvolti che la tua ragione. Mi trovavo lì per osservare Rey e mi sono imbattuto nel tuo ragazzo che urlava a squarciagola il tuo nome, il resto della storia già la sai>>.
Abbassai lo sguardo sorridendo un pochino. <<Grazie mille Game, adesso posso fidarmi di te>>.
<<Game>>, disse Dante con voce roca, <<Puoi lasciarci soli un pochino?>>
Lui fece un inchino formale e sparì facendomi un occhiolino amichevole.
<<Sono così felice di vederti Aria>>, mi diede un bacio e fu li che mi sentii meglio.
Mi accarezzò il viso delicatamente. <<Sì, ma non c'era bisogno di distruggere una camera>>, scherzai ridendo mentre lui mi concedeva le sue labbra come dono d'amore.
<<Non è per questo>>, si staccò e divenne subito serio. <<Odio il fatto che non posso salvarti da quello che io stesso ho creato attorno alla tua vita. Se non fosse stato per Game, a quest'ora saresti morta e io con te, pieno di rimpianti>, mi spiegò con un tono di voce basso.
Scossi la testa dubbiosa. <<Come puoi morire? Sei immortale>>.
Fece un lungo respiro enfatico. <<Per uccidere un Dragonter basta solamente una cosa: Acqua. Possiamo bagnarci, sì, ma non possiamo immergerci totalmente dentro un'area liquida>>.
<<Quindi se mi stanco di te o tu mi tradisci, l'unico modo che ho per uccidere è buttarti nel lago?>> cercai di alleggerire la tensione che si era creata nei suoi pensieri da drago.
Rise e lì mi sentii morire. <<Esatto, anche se non succederà mai>>.
Mi prese per le anche e mi strinse forte a sé, con un fare dolce mi diede un bacio sulla fronte.
Mi lasciai cullare in quel momento così bello, tanto da rendermi il cuore caldo e forte.
Aprii gli occhi e vidi un pezzo di legno bruciare e sorrisi tra le sue labbra stupende.

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