Capitolo Diciotto: Bugie

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Era sempre stato lui.
A scuola, a Boston, sul treno, nel parcheggio dimenticato di LandLake, nel cuore della foresta, ovunque c'era il suo zampino. Ci guardava da lontano, ogni tanto si avvicinava e spezzava i fili sui quali eravamo legati per il suo sadico divertimento, era sempre stato lui. Continuava a fissarmi senza battere ciglio, senza muovere un dito.
Io respiravo così profondamente da sentirmi morire, tenevo il mio corpo fermo grazie alla presa che esercitavo sulla balaustra. Il rumore dell'orchestra superò quello delle onde e del mio cuore, si sentiva perfettamente. Fissavo nervosamente il Mutaforma davanti a me.
<<Questo è il mio pezzo preferito>>, disse sorridendo ed alzando le braccia al cielo. <<Questa canzone è bellissima, ti fa capire la verità e la falsità nelle cose>>.
Fece qualche passo verso di me. <<Non, je ne regrette rien...>> cantò felice.
Scossi la testa lentamente e respirai profondamente. <<No>>, mormorai nel pieno del mio panico.
Mi toccò il viso con la punta delle dita continuando a cantare. <<Mes chagrins, mes plaisir Je n'ai plus besoin d'eux!>> urlava così forte che allontanai la testa dalla sua.
<<Non posso crederc...>>
<<Zitta!>> disse spingendo la sua mano sulla mia bocca. <<Adesso arriva il pezzo migliore>>.
Canticchiò a bassa voce, muovendo le braccia con fare imperiale. <<Non, je ne regrette rien. Car ma vie, car mes joies. Aujourd'hui, ça commence avec toi>>, strillò lanciandosi di colpo al centro del balcone a braccia spalancate e guardando il cielo mentre girava su se stesso.
Finì di colpo, finì tutto in un completo silenzio. <<Aria, non ti ho mai vista così terrorizzata>>, rise.
Strinsi i denti. <<Come fai a saperlo?>> chiesi a voce bassa.
Corse verso di me rannicchiandosi. <<Tranquilla, tranquilla, non voglio farti del male>>, mormorò. Avevo il suo volto attaccato alla mia faccia, riuscivo a vederlo in ogni dettaglio.<<Come faccio a sapere che non ti sei semplicemente trasformato nel sindaco Mike?>>
<<Non ce n'è bisogno, sono sempre stato io dietro le quinte. Sono io il Mutaforma e sono anni che cerco di prendere la forma dei tuoi amici e ora spero vivamente di riuscirci questa notte>>, rispose.
Guardai di scatto l'entrata sperando di non vedere nessuno, si accorse che i miei occhi erano rivolti alle sue spalle. <<Cosa guardi Aria?>>
<<Niente>>.
Si allontanò un pochino. <<Ti ho osservata parecchio in questi mesi, sai? Conosco le tue abitudini e conoscono tutto di te, già da prima che venissi a LandLake. Ah e so prendere la tua forma, sai?>> nel dirlo chiuse velocemente gli occhi, il suo corpo fece degli strani scatti ed emise vari rantoli; poi mi ritrovai davanti la mia copia. Poteva prendere la mia forma, era come guardarsi allo specchio. Mi portai una mano alla testa per lo stupore.
<<Sì, strano vero?>> disse con il mio stesso tono di voce. <<Naturalmente non mi sono mai rivelato a te nella mia vera forma e riguardo ai tuoi amici, sono anni che cerco di appropriarmi delle loro forme, ma dovevo aspettare la fine della loro adolescenza per far giungere i loro poteri a completa maturazione. Sapevo cosa sarebbero diventati sin da quando erano piccoli e ho deciso di investire tutto questo tempo in questa causa, poiché sapevo quali enormi frutti avrei raccolto in seguito. Ma non avevo ancora un piano preciso, fino a quando non arrivò a LandLake una ragazzina con un top giallo, la quale aveva spedito quella psicopatica della madre nel manicomio qui vicino. Lì ebbi un lampo di genio: ho fatto in modo di intervenire su tutto, muovere ogni singola pedina delle tue giornate per farti arrivare a questo, a me e te sulla Cruise Bell>>, finì il suo delirante discorso ritornando a prendere la forma del sindaco Mike Coldorf.
Sentii dei passi arrivare e pregai dentro di me che non fosse Alaska. L'avrebbe sconvolta scoprire che il padre aveva progettato di ucciderla svariate volte, che la persona più vicina a lei in realtà fosse un mostro. <<Ovviamente, non saremo soli>>, riprese a dire spostandosi per farmi vedere chi fosse arrivato. Il cielo cominciò a tuonare, il rumore delle onde diventò più fragoroso ed io non facevo altro che respirare profondamente per non crollare.
Il vento soffiò leggero provocandomi vari brividi sulle spalle scoperte.
Ed eccoli arrivare in fila indiana, uno dietro l'altro: Lucrezia, Kim, Rey, Dante e Alaska.
I loro sguardi vagarono su di me, poi sulla figura del signor Coldorf.
Le facce erano tranquille, nemmeno loro potevano aspettarsi una simile rivelazione.
<<Aria>>, disse Dante a voce alta. <<Ti avevo detto di starne fuori, perché non ascolti mai?>> fece qualche passo verso di me.
Feci un lungo respiro davanti a tutti i presenti chinando la testa amareggiata. <<Mi dispiace>>, confessai facendo scendere le lacrime dal mio viso. <<Mi dispiace Dante>>, singhiozzai.
Il suo volto si tinse di bianco, insieme a quello dei presenti. Per loro ero solamente stanca e stressata. Perché era così difficile per loro capirlo? Perché era difficile capire che li avevo condannati a morte?
<<Perché ti dispiace Aria?>> domandò Kim arrivando nello stesso punto in cui si trovava Dante e portando con sé tutti i presenti. Fecero una sorta di semicerchio vicino al mio corpo e a quello di Mike Coldorf. Lui mi dava le spalle continuando a sorridere chinando la testa su di un lato.
<<Papà>>, mormoro Alaska preoccupata. <<Puoi lasciarci soli?>> Non avevo mai visto Ali rivolgersi al padre, mi raccontava sempre di lui ma non li avevo mai visti insieme.
<<Non siete qui per incontrare qualcuno?>> domandò alla figlia.
Alaska sgranò leggermente gli occhi incredula. <<Sì, ma tu che ne sai? Cosa ti ha detto Aria?>>
Mike Coldorf scoppiò in una risata rumorosa. <<Non siete voi che volevate incontrare me?>><<Papà ma di che cosa parli?>> riprese a parlare Alaska incredula.
Fissai le spalle del Mutaforma fermando l'istinto di saltargli addosso da dietro.
<<Sono io, Alaska>>, rispose. <<Sono sempre stato io>>, continuò ridendo.
Alaska si portò una mano sulla bocca incredula. <<No>>, riuscì a dire.
Cominciò a scuotere la testa. <<NO!>> urlò così forte da spaventarmi.
Anche lei capì, così come tutti gli altri, che Mike Coldorf era il Mutaforma. Nessuno si sarebbe aspettato questo colpo di scena, nessuno poteva saperlo.
<<Sono stato così bravo a non farmi scoprire>>, riprese a parlare.
Alaska piangeva così forte, aveva gli occhi completamente lucidi e fissava il padre con uno sguardo velenoso e deluso. <<Tu, tu sei mio padre! Sei l'unico pezzo di famiglia che mi resta>>.
<<Mi dispiace>>, sussurrai.
Avevo il cuore a pezzi, come tutti d'altronde. Nessuno si aspettava una cosa del genere, nemmeno Alaska che non era mai stata considerata dal padre.
C'era un'aria di tensione e paura. Metà del gruppo fissava Alaska a terra che urlava piena di dolore, il cielo diventò lentamente più scuro e il vento aumentò la sua velocità.
<<Calmo Rey, calmo>>, disse il sindaco Coldorf mimandogli il gesto dello stare calmo.
Alaska si alzò di colpo. <<COME PUOI ANCORA PARLARE?!>>
Per un secondo rivolsi lo sguardo verso Dante trovandolo a testa bassa con i pugni stretti, non riuscivo proprio a capacitarmi di come ci fossimo ritrovati in quel casino.
Il Mutaforma rise di gusto. <<Non sono l'unico pezzo di famiglia che ti rimane, sirena>>, disse con disgusto. Alaska alzò un sopracciglio, aveva il trucco colato. <<Cosa vorresti dire?>> domandò.
Mentre tutto taceva, collegai le varie teorie che mi tenevo in testa da un mese. Il fatto che il sindaco Coldorf fosse il Mutaforma spiegava molte cose. Il suo voler per forza conoscermi, la sua presenza sulla Cruise Bell...ciò che rimaneva ancora ignota era la faccenda di Zachary.
<<Ho sempre creduto che prima che sopraggiunga la morte, bisognerebbe sapere tutta la verità che l'ha resa possibile. Sappiamo tutti che avete i minuti contati e sappiamo tutti che ci sono cose che non quadrano nella vostra testa. Mi sento gentile, lo sono sempre stato per i 200 anni della mia eternità, ma questa sera, guardando le vostre facce distrutte e perse, lo sarò ancora di più>>, si spiegò.
Continuavo a tenermi alla balaustra di legno, ciò che separava me dagli altri era il corpo spigoloso e maligno del signor Coldorf. Il semicerchio che conteneva l'enorme balcone della poppa cominciava a diventare più piccolo secondo per secondo. Il tempo sembrava incerto sopra le nostre teste, l'imbarcazione si muoveva lentamente facendo il dovuto giro intorno alla città.
Vidi Rey farmi l'occhiolino e stringersi qualcosa in tasca: lo specchietto.
Tirai un sospiro di sollievo cercando di non farmi notare; se il Mutaforma avesse visto la propria immagine riflessa si sarebbe trasformato nella sua forma reale.
<<Non sono l'unico legame famigliare che ti è rimasto, ce n'è un altro proprio vicino a te>>, sorrise.
Alaska si girò violentemente per vedere chi fosse. <<Non c'è nessuno qui>>.
<<Siete ciechi, lo siete sempre stati>>, sibilò tra i denti. <<Avanti Alaska, abbraccia tuo fratello>>.
Il viso di Alaska si tinse improvvisamente di bianco.
<<Abbraccia Rey>>, aggiunse.
Mi misi una mano sulla bocca così da soffocare il mio urlo, ma Ali non fece altrettanto. Alaska e Rey erano stati parecchie volte amanti occasionali. Ora erano fratelli.
<<Adesso vi racconterò tutto quanto>>, riprese il discorso fregandosene della bomba che aveva appena lanciato. <<Prima di essere nemici, io e Jake Prism eravamo molto legati. Anche se si tratta di un modo di dire, sinceramente non mi è mai importato nulla di queste contese, ma dovevo pur recitare la mia parte in qualche modo, no? Io e Faith passavamo sempre a casa Prism per cena o per Natale, così tanto che divenne la mia rovina. Vedete, ho passato anni dentro le grandi famiglie e nelle piccole città dove sapevo che ci fosse una creatura mistica a cui poter rubare la forma e, quando incontrai la madre di Alaska a LandLake, capii subito che lei era la regina delle sirene, dotata di un potere enorme. Perciò diedi il via al mio piano e cominciammo a costruirci una casa, un futuro insieme. Il rapporto con i Prism divenne in tal modo molto forte, talmente forte che Faith si innamorò di Jake Prism e da questa relazione ebbe due gemelli.
<<Loro si amavano davvero tanto, si vedevano di nascosto ed io questo lo sapevo, sapevo anche che la gravidanza che spacciava Faith non apparteneva al nostro matrimonio, ma, come ho già detto, di questo a me poco importava. L'unica cosa che destava il mio interesse era che questa relazione adulterina aveva cambiato le carte in tavola, ci sarebbero state ben tre creature mistiche. Credo che tutti sappiate che quando un bambino nasce dal corpo di una creatura mistica ottiene dei poteri identici o differenti a quelli di colei che lo ha generato, si chiama "teoria della nascita". Perciò avrei dovuto solamente aspettare la loro crescita per poi poter rubare la loro forma. Faith era una persona molto sincera, perciò disse a me e Savannah che cosa fosse successo tra lei e Jake. Il rapporto tra le due famiglie si ruppe, Savannah accettò questa cosa solo ad una condizione: che entrambi i gemelli venissero affidati a lei e Jake.
Faith portò alla luce due bambini che vide solo per un secondo per poi osservarli scomparire diretti verso casa Prism. Entrambe le famiglie decisero di mantenere il segreto.
Il dolore di Faith fu immenso, i suoi bambini le furono strappati via. Feci la parte del maritino così per bene che decisi di perdonarla e le promisi che avremmo avuto un figlio anche io e lei, così da assicurarmi un'altra creatura mistica da cui prendere la forma, oltre ai due gemelli.
Passò un anno, in questo arco di tempo Faith rimase incinta di Alaska e Savannah di Kim. Fu dopo la nascita di Kim che Faith intuì la presenza di un Mutaforma, era al settimo mese, da lì a poco sarebbe nata un'altra creatura mistica di cui io ero il padre. Rivelò tutto quanto a Savannah. Le raccontò del Mutaforma e di ogni altra cosa, così decisero di attuare un piano: Savannah sarebbe scappata con uno dei gemelli lasciando l'altro qui. Ma nessuna delle due si sarebbe aspettata che avrei ucciso sia Savannah che il piccolo nella foresta. Due sono i figli che lei ha partorito, uno è vivo l'altro è sparito>>.
Gli sguardi pieni di sorpresa dei presenti erano a dir poco terrificanti. Rey era il fratello di Alaska, condividevano un altro fratello che pensavamo tutti fosse sparito, ma ormai morto da anni nella foresta. Faith non era altro che la mamma di Rey.
<<Ma se Savannah ha scritto la poesia prima di morire, come faceva a sapere che sarebbe "sparito" anche mio fratello?>> chiese Rey con il panico nella voce.
<<Perché era il loro piano quello di far rimanere te, Rey, a LandLake e far "sparire" l'altro. La poesia fu consegnata alle uniche persone di cui Faith e Savannah si fidavano: i Del Cardo. Nessuna delle due naturalmente sapeva di me, avevano creato questo piano semplicemente per proteggere i due gemelli. Il povero Jack Prism fu liquidato dalla moglie con la bugia che non voler più vivere a LandLake e che il peso di quello che aveva fatto era troppo grande da sopportare. A quest'ultimo fu cancellata una parte della memoria con qualche incanto di Faith, in maniera tale da non ricordare di avere un altro figlio oltre a Rey e Kim. Una volta capito il piano di Savannah e Faith, uccisi la prima con il bambino e la seconda durante il parto, in maniera tale che sembrasse una morte naturale. Uccidere Faith però non mi diede i poteri che desideravo perché li aveva trasmessi alla figlia durante la nascita.
Così decisi di fare quello che avevo sempre fatto sin dall'inizio: aspettare.
Aspettare finché voi due non avreste sviluppato appieno i vostri poteri. Una è la figlia dal cuore grande>>, finì rivolgendosi verso Alaska.
<<Lui è uno e li vuole tutti>>, mi intromisi io. <<Quello sei tu>>.
E il cerchio di domande si chiuse, si chiuse di colpo fornendoci le risposte che avevamo sempre cercato. Mike aveva ucciso la mamma di Kim, Savannah, dopo che lei aveva tentato di salvare almeno uno dei due figli avuti dal rapporto extraconiugale tra suo marito Jake e Faith. Savannah e Faith attuarono un piano dopo che quest'ultima ebbe scoperto la presenza di un Mutaforma a LandLake, il quale avrebbe potuto mettere in pericolo la vita dei neonati. Ma Mike Coldorf riuscì a precederle uccidendo Savannah e uno dei bambini nella foresta, aspettò poi che arrivasse anche il momento giusto per uccidere anche sua moglie Faith, ma scoprì troppo tardi che i suoi poteri erano stati trasmessi alla figlia appena nata: Alaska.
A Jake Prism fu cancellata una piccola parte della memoria, così che potesse ricordare di avere solo Rey e Kim come figli. La poesia venne consegnata ai Del Cardo con la speranza di far intendere in un futuro prossimo questi eventi ai due bambini sopravvissuti e fu proprio per questo che Savannah consegnò la chiave per aprire la porta di legno a Rey. Alaska non era altro che la sorella di Rey e di un fratello ormai morto. Questa realtà tenuta in piedi dal Mutaforma era ricca di orrori e segreti che avevano aspettato anni prima che lui potesse prendersi quello che aveva bramato da sempre.
<<Adesso toccherà finalmente a voi morire>>, tuonò felice. <<Ho aspettato questo momento da così tanto tempo, ora voglio quello che mi spetta: le vostre forme>>.
Alaska fece un passo in avanti. <<Avresti potuto uccidermi prima>>.
Lui alzò un sopracciglio. <<Non potevo, ero sotto stretta sorveglianza da parte di Zachary, assunto da Jake Prism per capire il vero motivo per cui Savannah fosse scappata e Faith morta>>.
Ecco spiegata la presenza di Zachary in questa storia. Il volto di Alaska non aveva più vita, era bianco pallido, così come quello di Rey e Kim.
Rey sbuffò violentemente. <<Questo è per mio fratello>>, scattò di colpo verso il Mutaforma. Il vento si concentrò istantaneamente contro Mike, il quale rapidamente prese Rey per una gamba scaraventandolo poco lontano dal gruppo, facendo tremare il pavimento in legno. Le mani del nostro nemico, adesso, erano lunghe lame color smeraldo, ma lui aveva ancora la forma del sindaco di LandLake.
<<Dopo anni ho imparato a cambiare forma solo in parti del mio corpo, non male come cosa>>, disse orgoglioso.
Dante finalmente alzò lo sguardo da terra. <<Non sei l'unico a poterlo fare qui>>, esclamò tirando fuori un piccolo accendino. La fiamma uscì silenziosa dal piccolo oggetto provocandomi un brivido lungo la schiena. Subito le braccia di Dante si trasformarono in quelle del Dragonter, ma solo le braccia, come se il resto del corpo ne fosse estraneo. Ripensai rapidamente alla prima volta che lo vidi trasformato ed a quanto mi facesse strano vederlo così.
Una palla di fuoco color verde scuro colpì Mike, tanto velocemente da farlo cadere quasi verso di me. Per un attimo mi venne l'istinto di ucciderlo o di buttarlo nel lago, ma non avrebbe risolto la situazione. Mi spostai i capelli che mi sbattevano contro il viso a causa del forte vento, il vestito svolazzava di qua e di là.
Non riuscivo a smettere di fissare Alaska, nel suo silenzio, stava soffrendo più di tutti.
<<Non male Dante, non male>>, si complimentò alzandosi da terra.
Lucrezia, che fino a quel momento non aveva mosso un dito, tirò fuori una bacchetta dalla quale uscì un incanto color ambra diretto rapido verso il Mutaforma, lui sbatté subito le mani a terra e alzò un muro che bloccò la magia appena evocata. Feci un passo in avanti, nel tentativo di raggiungere i miei amici, ma venni bloccata dal suo corpo.
<<Bravi bravissimi, sarà un piacere uccidervi, da chi comincio?>> chiese lentamente. Si girò verso di me e con uno scatto arrivò dietro la mia schiena e mi strinse al suo corpo portandomi la lama verde smerlando contro il collo. Il mio corpo ebbe un brivido una volta che toccò quell'arma colorata. Smisi di respirare, cominciai a sudare. Dante fece per venirmi ad aiutare ma fu bloccato dal Mutaforma che portò la lama ancora più vicina al mio collo.
<<Se osi toccarla io...>> minacciò Dante.
<<Avanti Dragonter, è una stupida umana>>, sbuffò. <<Che me ne faccio, è inutile>>.
Mi morsi il labbro continuando a muovermi nella speranza di liberarmi, vedevo il viso dei miei amici diventare sempre più lontani, sempre più tristi. Organizzavamo questo piano da giorni, convinti che avremmo vinto, che avremmo sprecato solo una piccola parte della nostra vita dietro a quel mostro. Invece no, i fantasmi del loro passato avevano distrutto i miei amici, pensai che avrei potuto farcela anche allora, ma niente: accettai lentamente la fine.
Sul pontile di questa nave, fissavo il cielo stellato mentre uno spietato Mutaforma minacciava la mia vita. I miei amici erano davanti a me immobili, stanchi, tristi ed addolorati. Era il culmine di questa avventura, era iniziata sin da quando avevo preso il treno per LandLake ed ora era giunta alla fine. In quella notte. Anche se questa storia non fosse finita in quel giorno, non avrei saputo come avremmo potuto continuare a vivere. Alaska sarebbe dovuta andare avanti con il rimpianto di avere un padre assassino e due fratelli, di cui uno morto. Rey avrebbe dovuto convivere con l'idea di sua madre morta, di essere nato da un rapporto extraconiugale e di essere andato a letto con la sorella.
Il pontile stava diventando sempre più piccolo.
<<Adesso basta>>, urlò Rey e cacciò via lo specchietto rosa dalla sua tasca aprendolo in direzione del Mutaforma. Sentii il suo corpo irrigidirsi di colpo, aveva paura, sapeva che eravamo a conoscenza del trucco per renderlo Real, ovvero per farlo tornare nella sua forma originaria. Mi lasciò giusto un po' per potersi sporgere in avanti con il braccio e dare un pugno violento sul pavimento. Subito questo incominciò a tremare, facendo cadere Rey a terra insieme al piccolo specchietto che scivolò via nel lago.
Continuavo a muovermi a scatti, il Mutaforma riportò la lama contro il mio collo con più violenza di prima. La sua schiena era poggiata contro la balaustra di legno che si affacciava nel profondo buio creato dal lago. Tentai di mollargli una gomitata nel costato, ma ero del tutto immobilizzata, riuscivo solamente a vedere la lama verde e il viso dei miei amici.
<<Pensavate di potermi uccidere con uno specchietto rosa?>> scherzò impaurito.<<Mi avete stancato!>>
Fece per uccidermi, quando Dante lo bloccò. <<FERMO>>, urlò.
Fissai il volto di Dante chino verso sinistra, era impaurito e arrabbiato, un mix di emozioni che si notavano facilmente nel suo volto. <<Non farlo>, chiese con voce supplichevole.
Quando alzò il viso, delle strisce di lacrime gli rigavano la faccia. Sentii un morso allo stomaco, non avevo mai visto Dante piangere. Era consapevole che sarebbe finito tutto, che era giunta la nostra ora. Non riuscivo a vederlo così.
Il Mutaforma rise. <<Oh, il Dragonter si è innamorato>>.
<<Uccidi me!>> urlò disperato. <<Io la amo>>.
Sentii gli occhi bagnarsi e lanciai un sospiro di dolore. <<Dante...>> mormorai.
Mike Coldorf fece qualche passo indietro, trovandosi a pochi centimetri dallo sprofondare nel lago. <<Dante ti prego, lasciami andare>> dissi alzando la voce.
I suoi occhi erano lontani, lucidi e pieni di sogni infranti. Tutti i presenti guardarono questa scena senza battere ciglio, meravigliati e consapevoli della loro morte.
<<Non ti lascerò mai andare Aria, mai>>, gridò con voce rotta.
Feci un profondo respiro sentendo la pressione della lama. <<Resta in vita>>, singhiozzai.
<<Io sono vivo solo perché esisti tu, Aria!>> esclamò.
Il mio cuore cedette a quella frase. Se fossi stata libera sarei corsa ad abbracciarlo, a dirgli tutto. La stretta del Mutaforma aumentò rapidamente. <<Che scena triste>>, commentò. <<Una strega con dei poteri immensi che non muove nemmeno un muscolo per salvare qualcuno, uno stupido Skyler e una sirena senza coraggio. Menomale che si prende solo la forma e non il cervello dagli altri>>, aggiunse.
<<Ti amo>>, tuonai con tutto il fiato che avevo in gola. <<Ti amo Dante, ti amo da morire>>.
Subito la sua espressione mutò di colpo, il volto si tinse di paura. <<Cosa?>> chiese esterrefatto.
Gli avevo dichiarato i miei sentimenti, i sentimenti che tenevo dentro di me da mesi. Mi aveva risposto con uno sguardo impaurito, sconvolto.
<<Non puoi amarmi, Aria>>, continuò con voce tremante.
Sentii il corpo del Mutaforma diminuire la presa, come se anche lui fosse sconvolto per questo.
<<Come puoi amarlo, Aria, è impossibile>>, mi chiese incuriosito.
Io l'avevo sempre amato. L'avevo amato per le sue spalle larghe che riconoscevo ovunque, per la sua voglia di mettersi in gioco, l'avevo amato perché cercavo un posto nel mondo e le sue braccia erano la cosa che gli somigliasse di più. L'avevo amato quando guidava attento e faceva finta di non capire che lo stavo fissando. Trovavo la risposta di questo amore nei suoi baci, nella sua voglia di andare avanti e di combattere per noi, nelle sue labbra così dolci, così calme.
<<Lo amo>>, tagliai corto.
La presa instabile del Mutaforma cedette per un secondo, io ne approfittai velocemente lanciandogli una gomitata e facendogli allentare la presa su di me, ciò mi permise di allontanarmi per andare verso Dante, ma nella fretta sentii un calore sul braccio e un dolore mi trapassò tutto il corpo. Nel bloccarmi mi aveva inflitto un taglio profondo, alcune gocce caddero a terra ed insieme ad esse caddi anch'io. Il Mutaforma arrabbiato arrivò in piedi davanti a me con la lama pronta per uccidermi. Finalmente ci guardavamo faccia a faccia.
<<Adesso tu muori!>> esclamò alzando il braccio. Arrivò quasi a toccarmi sotto l'urlo di Dante, ma poi si bloccò di colpo. <<No>>, mormorò sconvolto.
Subito le lame diventarono normali braccia e il suo corpo cambiò rivelando la sua vera forma: un normale uomo di mezz'età con una cicatrice a forma di luna sulla fronte. Mi serviva qualcosa su cui farlo specchiare, perciò utilizzai l'unica cosa che avevo in quel momento: le lacrime.
Speravo da minuti di poterlo fissare negli occhi, così da fargli osservare la propria immagine.
<<NO I TUOI OCCHI>>, urlò impaurito notando la sua forma.
Mi girai di scatto verso Lucrezia da terra. <<LUCREZIA UCCIDILO ORA!>>
Non ci pensò un'instante e lanciò un incantesimo nero che si diresse contro il Mutaforma colpendolo in pieno. Barcollò leggermente verso la balaustra, mi alzai decisa a completare l'opera una volte per tutte. Gli strinsi le mani intorno al collo con una forza micidiale.
<<Adesso muori tu>>, mormorai violentemente.
Feci per spingerlo finalmente giù nel lago, quando mi tirò a sé bloccandomi con la poca forza che ancora lo teneva in vita. <<Voglio rivelarti un segreto Aria, un segreto che ti distruggerà>>.
Aveva la voce strozzata, flebile, solamente io riuscivo a sentirlo. <<Cosa?>> domandai agitata.
Sentivo il suo corpo sparire lentamente, disintegrarsi sotto le mie braccia.
<<Il fratello di Rey e Alaska non è mai morto; è sempre stato vivo, si trova nella foresta>>.
Fu lì che mollai leggermente la morsa sulla sua gola sconvolta.
<<Il fratello scomparso tu lo conosci>>, continuò a sussurrarmi. Senza che me ne accorgessi, mi trascinò giù nel lago insieme all'urlo di tutti i miei amici che cercavano di prendermi in tempo ma senza risultato. Ormai era troppo tardi, stavo per cadere di nuovo nel buio e questa volta sarebbe stato per sempre. Stavo per infrangere la superficie gelida e dura del lago quando udii le sue ultime parole nel mio orecchio: <<Il fratello scomparso è Cory>>.

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