Capitolo 9 - Connessioni -

12 1 0
                                    

Gli allenamenti degli Assassini proseguirono alla grande, acquisirono nozioni e tecniche nuove e presero più confidenza con le armi.
- "Grazie messere, per tutto quello che state facendo per noi." disse Bartolomeo con il cuore in mano.
- "È un piacere per me!" rispose sorridendo.
Niccolò si riprese fisicamente. Fortunatamente le ferite furono medicate costantemente e con medicinali efficaci così che potè ricominciare anche lui a riprendere gli allenamenti in maniera assidua.
Federigo si accorse della ripresa del suo amico e gli tirò una pacca sulla spalla.
- "Ti vedo in gran forma." disse con un sorriso smagliante.
- "Il peggio è passato, per fortuna."
- "Ho avuto paura di perderti, amico."
- "Non riuscirai a liberarti di me così facilmente." gli rispose montandogli sulla schiena, strofinando le sue nocche energicamente sui capelli, scompigliandoglieli tutti.
- "Perdonatemi, sto cercando una persona." disse una donna interrompendo quel momento.
- "E tu chi sei?" chiese innervosito Federigo.
- "E da dove spunti fuori?" si aggiunse in cagnesco Niccolò.
- "Mi chiamo Caterina Mazzei e sono.." il suo discorso fu interrotto da Arezio che vide la donna da lontano.
- "Ancora tu? Pensavo di essere stato chiaro! Non ti è permesso stare qui!" si infuriò avanzando con passo svelto verso la giovane.
Lei si inginocchiò.
- "Ti prego, vorrei solo parlarti.. niente più." lo supplicò unendo i palmi delle mani.
- "Mi spiace ma non ho nulla da dirti. Ora vattene!" rispose visibilmente innervosito.
- "Arezio, chi è questa donna?" chiese confuso suo zio.
- "Non preoccupatevi, se ne sta andando."
Arezio fece cenno ai sorveglianti del Castello di Giovanni di portarla via dalla loro proprietà.
- "I Templari sono giunti in città! Devono essere fermati!" urlò Caterina mentre fu strattonata dagli uomini.
Arezio si pietrificò.
- "Fermi! Lasciatela." gridò.
La donna si tolse dal placcaggio dei due uomini e avanzò verso Arezio.
- "Come fai a sapere dei Templari?" chiese l'Assassino.
- "Entriamo tutti quanti in casa." disse zio Giovanni.
Caterina sorseggiò tutto d'un fiato una piccola brocca d'acqua, era parecchio assetata per via dell'agitazione di quel momento.
- "Allora, come sei venuta a conoscenza di questa notizia?" chiese stizzito Arezio.
- "Tanti anni fa mio padre e mia madre ebbero un furioso litigio, lui quella sera bevve talmente tanto che si sfuriò su mia madre e ricordo che ripetè più di una volta la parola "Templari". Ero solo una bambina quando assistetti a quella scena di nascosto, vidi mia mamma veramente molto impaurita quella sera. Pochi giorni dopo ella morì assassinata e di mio padre non ho più sue notizie da quel giorno. Non capii mai il significato di quel litigio e crescendo cercai informazioni su questi Templari senza ricevere mai risposte alle mie domande, ma sono certa che essi abbiano a che fare con la morte di mia madre e la sparizione di mio padre."
Arezio e Giovanni si guardarono negli occhi.
- "Perdonami, Caterina, ma non capisco come la tua storia familiare possa essere collegata al fatto che i Templari siano giunti a Monteriggioni." chiese perplesso Giovanni.
- "Quella sera mentre.." fece una pausa fulminando Arezio con lo sguardo. - "Mentre tentavo di parlare con.. " si rese conto che ancora non era venuta a conoscenza del suo nome.
- "Continua." Arezio non volle rivelare il suo nome e Caterina continuò il suo discorso scocciata dell'arroganza dell'Assassino.
- "Dopo che lui svanì nel nulla ho sentito due uomini parlare tra loro. E dissero esattamente queste parole: "prenderemo l'Aassassino e finalmente i Templari regneranno sovrani."
Lo sguardo di Arezio si infuocò.
- "Grazie, Caterina. Ora, se puoi scusarci, abbiamo del lavoro in sospeso. Ti faccio strada verso l'uscita." disse Giovanni.
- "No, aspettate! State dando la caccia ai Templari, giusto?"
Giovanni annuì preoccupato per ciò che la donna stesse per rispondere.
- "Voglio unirmi a voi." disse con tono deciso.
- "Stai scherzando mi auguro.. " disse Giovanni.
- "Adesso basta, smettila di importunarci e torna nella tua dimora. Ti abbiamo concesso fin troppo del nostro tempo." disse arrabbiato Arezio.
Caterina si rattristì.
- "Vi prego, datemi un'opportunità. Voglio scoprire la verità sulla mia famiglia. Protebbe esserci un nesso tra la mia storia e la vostra. Potremmo sconfiggere una volta per tutte quelle persone." disse la giovane con occhi lucidi.
- "Questa è pura follia.." disse Arezio alzando gli occhi al cielo.
- "Perché?!"
- "Vattene."
- "Io volev.."
- "Fuori!" urlò l'Assassino.
Caterina era visibilmente intimorita dalle urla di Arezio. Diede un ultimo sguardo a quegli uomini e se ne andò.
- "Arezio, datti una calmata, è pur sempre una giovane donna." cercò di placarlo suo zio.
- "Non mi importa chi sia, qui ci sono in gioco le nostre vite! Non possiamo permetterci di fare passi falsi. Non possiamo sapere se sia stata mandata o meno dai Borgia per avvicinarsi alla nostra fortezza e attaccarci."
Arezio non ebbe tutti i torti e nessuno replicò.
Si allontanò per restare qualche minuto in solitudine. Era sempre più preoccupato per la loro incolumità.
- "Arezio ha il carattere del padre. Ha un animo buono ma è molto schietto. Quello che pensa in quel momento lo dice, che sia bello o brutto. È sincero ma a volte può sembrare scorbutico, sgarbato e maleducato. Il dramma familiare lo ha cambiato parecchio." disse Giovanni mentre si versò un altro po' di vino nel suo calice.
- "È preoccupato per questa vicenda e arrabbiato per il suo passato. È comprensibile il suo comportamento." disse Leonardo mentre guardò fuori dalla finestra.
Arezio, d'improvviso, tornò in quella sala per dirigersi verso l'uscita e senza dire nulla se ne andò.
Si recò al cimitero. Decise che era arrivato il momento di dare un saluto alle anime dei suoi cari. Erano anni che non visitò quel luogo data la sua assenza e la dedizione per la Confraternita che rubò lui gran parte del suo tempo.
Camminò per le vie con passo svelto. Il suo stomaco era un groviglio di emozioni contrastanti tra loro e nella sua testa ronzavano pensieri di ogni tipo.
Arrivò in pochi minuti. Fece un grosso respiro e cercò di placare il suo animo turbato.
Finalmente scorse la cappella di famiglia che zio Giovanni fece costruire per loro.
- "Madre, Padre.. so che potete sentirmi e che vegliate su di me ogni giorno. Vi ringrazio per l'amore e l'affetto che mi avete donato e per gli insegnamenti ricevuti. Sto combattendo questa battaglia anche per voi e vi prometto che la vinceremo." disse accarezzando il freddo marmo dove risiedevano i corpi ormai decomposti dei suoi familiari.
D'improvviso si alzò un lieve venticello. I suoi genitori erano lì, accanto a lui e quella leggera brezza ne era la prova. Alcune lacrime solcarono il suo viso martoriato.
Restò in silenzio qualche minuto e lo dedicò alla sua famiglia.
La solitudine lo appagava molto nonostante fu sempre circondato di gente. Quei rari momenti di emarginazione purificavano la sua anima devastata.
Quel silenzio fu distrutto da un pugnale che gli si conficcò dritto nella spalla e lo fece urlare dal dolore.
Si portò la mano su quella lama e la estrasse dalla sua carne. La gettò a terra e si guardò intorno.
- "Maledetti bastardi.." sussurrò.
Si diede alla caccia dei soldati, di nuovo.
Essi uscirono allo scoperto e si diressero verso la loro preda.
Sfoderarono tutti quanti le proprie spade verso l'Assassino.
Arezio azionò le lame celate e partì verso l'ennesimo scontro.
Conficcò le sue lame nei corpi di quelle sentinelle.
Pensò a quanto fosse assurdo il fatto che si stesse battendo in un cimitero. Un luogo in cui si dovrebbe professare pace e rispetto per i defunti e non odio. Per di più lì giacevano i suoi familiari.
Ne aveva abbastanza.
Con tutta la rabbia colpì i soldati a morte. Si arrampicò su una piccola cappella per riprendere fiato. Era ferito e la spalla continuava a sanguinare e a procurargli fitte lancinanti.
Tornò al combattimento lanciandosi a terra e trafisse due guardie contemporaneamente con le lame, modificate e migliorate da Leonardo Da Vinci.
Estrasse con veemenza la spada.
Una guardia lo sorprese alle spalle. Si scaraventò addosso ad Arezio e strinse un braccio intorno al suo collo. Cercò di divincolarsi ma quel soldato era più robusto e più forte di lui. La sua stretta era micidiale. Soffocò e lasciò cadere a terra la spada per cercare di allentare la presa dell'avversario e riprendere aria.
Improvvisamente la guardia tolse il braccio dal suo collo, urlando dal dolore, poi cadde a terra. Arezio si voltò di scatto e vide lei.
Caterina stava impugnando una spada dalla lama insanguinata. Gli aveva salvato la vita.
Altre guardie avanzarono verso di loro, Caterina lanciò ad Arezio la spada e l'Assassino tornò a duellare.
La giovane ammirò la tenacia e la forza di quell'uomo ma non voleva solo assistere, desiderava combattere al suo fianco. Rubò una spada a terra di una guardia deceduta e si mise di fianco ad Arezio.
- "Cosa diamine stai facendo? Vai via di qua, immediatamente!" le ordinò.
- "No! Voglio combattere al tuo fianco!"
Il rumore di un tuono seguito da un fulmine fece da sfondo a quella scena straziante. Cominciò a piovere a dirotto.
Arezio pensò a quanto fosse testarda e coraggiosa quella donna. La giovane stava sottovalutando la pericolosità di quegli uomini e l'Assassino era preoccupato per la sua vita nonostante non la vedesse di buon occhio.
I due fecero danzare mortalmente le loro spade. Ci fu un forte clangore in quel cimitero.
Arezio riuscì a bloccare il polso di un avversario che stava avanzando verso di lui e lo disarmò in pochissimo tempo, alzò la spada verso l'alto e lo trafisse nel cranio. Una guardia sbucò alla sua destra, l'Assassino si accucciò, allungò la gamba e con un piede lo fece volare a terra a pancia in sotto. Arezio si rialzò freneticamente per trafiggerlo mortalmente all'altezza del cuore.
Nel frattempo Caterina si destreggiò egregiamente con quell'arma. Riuscì a schivare colpi e a ledere i nemici. Ma erano troppi e lei cominciò ad agitarsi ed avere paura. Un soldato riuscì a ferirla al braccio facendola cadere a terra. Vide la morte in faccia quando quell'uomo le puntò l'estremità della lama fredda sulla carotide. Lei deglutì con fatica e mantenne il suo sguardo impaurito sul volto della guardia. Un lampo illuminò quel momento e Caterina scorse un sorriso malefico sulla faccia di quell'uomo.
Arezio andò subito in suo soccorso. Lo spinse via portando tutto il suo peso sulla spalla ferita e lo gettò a terra, cadendo sopra di lui. Il soldato gli placcò le mani. Si ruzzolarono a terra nel fango. Arezio era esausto. La ferita alla spalla aveva indebolito le sue forze. Si stava lasciando andare al dolore quando Caterina tirò un calcio nelle parti bassi della guardia che mollò la presa sui polsi di Arezio e gli permise di azionare la lama per affondarla brutalmente tra i suoi occhi.
L'Assassino si alzò con fatica. La battaglia era terminata. Avevano vinto.
Andò zoppicando verso Caterina, che si era lasciata andare a terra debole e visibilmente traumatizzata.
- "Stai bene?" chiese preoccupato poggiando le sue mani sulle spalle della donna.
Lei annuì.
Si guardarono profondamente negli occhi senza dire una parola.
Continuò a piovere a dirotto.
- "Perdonami. Volevo solo essere d'aiuto." disse la giovane.
- "Dove hai imparato a duellare?"
- "Da nessuna parte, io.. l'ho fatto e basta. Ho agito d'istinto."
- "Hai rischiato grosso per la tua vita." disse Arezio rimproverandola.
- "Grazie a te sono ancora viva." sorrise.
Arezio ricambiò il sorriso e le spostò alcune ciocche di capelli bagnati dal suo volto.
Entrambi provarono imbarazzo in quel gesto tanto che Arezio tolse subito la sua mano.
- "Non conosco ancora il tuo nome." disse Caterina per camuffare il suo imbarazzo.
- "Arezio." rispose.
Aiutò Caterina a tirarsi su e sul volto di lei apparve una smorfia di dolore.
- "Sei ferita!" si preoccupò.
- "No.. è solo un graffio, tranquillo."
- "Andiamo al Castello. Le governanti di mio zio si occuperanno della tua ferita."
I due si diressero verso la fortezza, doloranti. La pioggia cessò di colpo.

Caterina si sdraiò, fu medicata al fianco e al braccio. Si sentì molto debole.
- "Sei stata molto fortunata. Le lame non ti hanno arrecato grossi danni." disse rassicurandola la governante di Giovanni.
- "Adesso riposati e non fare sforzi." le disse accarezzandole una guancia.
- "Grazie infinite."
La governante uscì chiudendo delicatamente la porta. Quella donna le ricordò la premura che aveva sua madre nei suoi confronti. Restò inerme su quel letto fissando il soffitto con gli occhi lucidi. Pochi minuti dopo si addormentò.
Arezio bussò alla sua porta ma lei non rispose. Aprì lentamente. Si preoccupò di non ricevere risposte da parte sua. La porta cigolò rumorosamente. Si sporse per controllare le sue condizioni e la trovò a dormire. Richiuse la porta dietro di sé e si sedette accanto a lei. Osservò le ferite appena medicate, poi posò lo sguardo sul suo volto. Era roseo. Aveva lentiggini sparse sul viso, labbra carnose e capelli lunghi color nocciola. Sfiorò il suo braccio con la mano e percepì una pelle liscia e calda.
- "Così mi fai il solletico." disse Caterina ridendo.
Arezio si spaventò e tolse di colpo la mano.
- "Come ti senti?" chiese per evitare l'imbarazzo.
- "Meglio. Me la sono vista proprio brutta però è stato divertente!"
Lui le sorrise e si concentrò sui suoi occhi, verdi e grandi.
Lei poggiò la mano sulla coscia di lui. Il cuore di Arezio cominciò a pulsare più velocemente e non capì il motivo. Aveva dimenticato quell'emozione e non capiva perché la stesse riprovando con quella donna che conosceva a malapena.
- "Grazie per avermi salvata." le disse la giovane.
Lui rispose con un sorriso timido.
- "Hai un animo buono, lo si legge nei tuoi occhi."
Caterina si tirò sù dolorante con il busto e il suo volto si ritrovò a pochi centimetri da quello di Arezio. Lo guardò negli occhi senza dire una parola. I battiti del cuore dell'Assassino si fecero sempre più martellanti. Le sfiorò le labbra con il pollice. Non riuscì a contenere quell'emozione. Caterina socchiuse gli occhi, lasciondosi coccolare.
I due furono interrotti da Giovanni che bussò alla porta.
L'uomo entrò per avere notizie sulla salute della giovane. I due si ricomposero.
- "Come ti senti, Caterina?"
- "Meglio. Grazie per avermi ospitata e sottoposta a medicazioni. Ve ne sarò infinitamente grata."
- "Nessun problema, era il minimo che potessimo fare. Spero di non aver interrotto nulla."
- "No, no, zio, stavo giusto per andarmene anch'io e lasciare riposare Caterina." disse alzandosi imbarazzato.
- "Riposati. Buonanotte."
- "Buonanotte." rispose Caterina sorridendo.
Arezio e Giovanni uscirono dalla stanza.
- "Cosa bolle in pentola?" chiese ammiccando suo zio.
Arezio rise, diede la buonanotte anche a Giovanni e si ritirò nella sua stanza. Si passò le mani sul volto e cercò di cancellare quelle emozioni.

La ConfraternitaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora