Capitolo 22 - Carneficina -

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12 marzo 1507.

Caterina si svegliò.
Aprì lentamente gli occhi, si sentiva stordita. I polsi le facevano male ma non solo, tutto il suo corpo era dolorante, pieno di graffi e lividi. Si guardò intorno e si ritrovò all'interno di una lurida cella.
Era distesa a terra, i vestiti strappati e macchiati di sangue.
Riuscì ad aprire completamente la sua vista. La luce della luna penetrava flebile all'interno della prigione.
- "La nostra fanciulla si è svegliata." disse Cesare disturbando quel silenzio.
Alcune guardie erano dietro di lui, una di esse aprì la cella e Cesare entrò.
Con sguardo maligno avanzò verso di lei e le accarezzò il volto. Lei gli sputò dritto in un occhio, schifata.
Cesare rise e si asciugò lo sputo. Le tirò uno schiaffo così forte che la fece cadere a terra. Si chinò verso di lei e la prese per i capelli.
- "Non sembravi così schifata quando ero dentro di te." disse guardandola negli occhi ferocemente.
- "Lurido bastardo.." sussurrò.
Lui lasciò la presa violentemente e se ne andò lasciandola a terra.
La guardia richiuse la cella e Cesare si voltò un'ultima volta.
- "Goditi questo splendido chiarore di luna perché non lo rivedrai mai più." sorrise con malvagità.
Caterina non disse nulla. Rimase sola in quella cella fredda e fetida.
Si chiese se Arezio sarebbe mai riuscito a salvarla, se sarebbe mai sopravvissuta per poter salvare l'umanità da quella famiglia.
Aveva tanto desiderato allearsi con gli Assassini ma aveva sottovalutato la questione. Il pensiero di morire così giovane non le sfiorò mai la mente, fino a quel momento. E poi accanto a lei c'era Arezio, sempre. Si sentiva protetta accanto a lui. Invincibile. A volte immortale. Invece quel giorno qualcosa andò storto. Lui non riuscì a strapparla dalle mani di Cesare e a salvarla dalla morte.
Una lacrima solcò la sua guancia rosea. Non ce l'avrebbe mai fatta da sola a sopravvivere. Nessun Assassino poteva sapere dove l'avessero portata. Nemmeno lei.
Sentì la vita scivolare dalle sue mani. Un ticchettio nella sua testa scandiva gli ultimi attimi della sua esistenza.
Per la prima volta in vita sua ebbe così tanta paura di morire. Non era pronta al fatto di lasciare che la sua anima si recasse tra le braccia del Signore.
Voltò lo sguardo alla luna, per l'ultima volta e la contemplò come non fece mai in vita sua.
Si accovacciò a terra cercando di addormentarsi facendosi cullare dal chiarore di quella palla luminosa.

L'indomani fu svegliata dal chiasso dei soldati. La prelevarono dalla cella con facilità. Lei non oppose resistenza e si fece condurre verso la morte. Percorsero un lungo tragitto finché non uscirono fuori in strada. Il bagliore del sole le penetrò negli occhi e la costrinse a socchiuderli. Non appena uscì vide moltissime persone. Si trovavano tutti lì a disprezzarla, urlarle contro. Ma perché?
- "Cittadini! Quest'oggi, questa donna, verrà giustiziata poiché cospiratrice contro la famiglia Borgia. Abbiamo scoperto piani malefici contro di noi per ucciderci." urlò Cesare, lì vicino.
Dalla folla si sprigionò uno stupore collettivo. Volarono ingiurie verso Caterina.
Cesare era un buon oratore, sapeva come rigirare i fatti e risultare pulito, sporcando le anime innocenti. Esattamente come lo era stato il padre, Rodrigo Borgia.
Perché il popolo non capiva? Perché la loro avidità di potere non era visibile agli occhi di quella povera gente?
- "Sarà condannata all'impiccagione!" urlò Cesare.
La folla esultò.
Il cuore della giovane balzò dal suo petto dalla paura.
Davanti a lei quel patibolo in legno, la corda legata alla trave orizzontale e come sfondo quella folla, quel popolo per il quale stava combattendo affinché non venissero privati del loro libero arbitrio.
Accanto a lei spuntò il boia, le tolse il cappuccio dalla testa e la folla esultò ancora più forte.
La condusse verso la struttura mortale, Caterina salì i quattro gradini in legno e arrivò davanti il cappio.
Cesare volle assistere alla scena più da vicino e salì anch'egli sul patibolo, come spettatore in prima fila.
Il boia posizionò il cappio e lo strinse al collo dell'Assassina. Caterina iniziò a tossire, cominciava a sentire poco ossigeno passare per i suoi polmoni.
Alzò lo sguardo al cielo.
"Madre, finalmente sto per ricongiungermi con voi" disse nella sua mente mentre una lacrima scese sul suo viso, schiantandosi sul legno del patibolo.
Nonostante i potenti raggi del sole di quella giornata, intravide una sagoma sopra un edificio.
- "Arezio.." sussurò. Il poco ossigeno e la paura le stavano dando i primi cenni di cedimento. Ma era abbastanza lucida per poter ancora sperare di rivederlo per l'ultima volta.
Cesare diede il via all'esecuzione.
Il boia l'abbandonò al vuoto. Caterina aveva le mani legate e cercò di dimenarsi con tutta la forza che aveva in corpo per scappare da quel soffocamento. Le vene sul suo collo divennero spesse, il colorito della sua pelle mutò in un rosa più scuro, i suoi occhi stavano per uscire dalle sue orbite. Non aveva più ossigeno, stava per abbandonarsi alla morte.
Partì uno sparo che colpì la corda, spezzandola. Caterina piombò a terra e cercò di riprendere fiato con fatica.
- "Guardie!" urlò spaventato Cesare che scappò da quel luogo.
La folla cominciò a urlare dalla paura, alcuni civili scapparono, altri caddero a terra e morirono calpestati.
Quell'esecuzione singola divenne una tragedia di massa.
Tra la gente si fece spazio violentemente la figura di Arezio, alla ricerca del corpo stremato di Caterina. Le guardie gli bloccarono il passaggio ed estrasse così la spada per battersi.
Nel frattempo anche i quattro giovani duellarono con i soldati Templari, essi erano ben preparati all'eventuale arrivo degli Assassini e furono ben organizzati per l'attacco. Si munirono di potenti armi, tra le quali asce e alabarde, per sconfiggere una volta per tutte l'Ordine avversario.
Arezio intravide la figura di Cesare scappare tra la folla in preda al panico. Riuscì a scansarsi dall'attacco dei nemici per raggiungerlo.
Caterina riprese fiato e si allontanò da quel patibolo facendosi largo tra la gente. La sua vista era ancora annebbiata. Una guardia la scorse ed urlò. Lei corse più veloce che potè ma la folla le era di intralcio. I soldati la raggiunsero e le sbarrarono la strada. Uno di essi alzò la spada verso il cielo per colpirla mortalmente, la lama fece rimbalzare i raggi del sole dritti nei suoi occhi, costretta a socchiuderli per il fastidio.
Distese di colpo le braccia verso la traiettoria della lama e riuscì a farsi tagliare le corde dai polsi.
Sorrise. Finalmente aveva riacquistato il controllo dei suoi arti.
Prese a pugni le guardie, distordendole. Di alcune schivò le loro armi, riuscì a storcere il braccio di uno di loro facendogli cadere l'ascia a terra, lo gettò a terra con un calcio e prese l'arma. La puntò verso i nemici facendola danzare davanti i loro nasi.
Un soldato si fece avanti, le gettò la spada addosso ma Caterina trasportò tutta la sua rabbia sull'arma riuscendo a disarmarlo. Poi lo colpì in pieno volto sfregiandolo.
Altri due si fecero avanti contemporaneamente e caricarono con le spade ben distese verso di lei. Caterina indietreggiò ed inciampò su un sasso che la fece piombare a terra, i due soldati ne apporfittarono per colpirla ma ella, prontamente, si rotolò per schiavare le lame, tornò in piedi e facendo una giravolta decapitò entrambi i due nemici.
Cercò disperamente con lo sguardo Arezio e i quattro giovani Assassini nella speranza di ritrovarli vivi in quel massacro.
Il suo sguardo si incrociò con quello di Federigo poco più distante da lei. Lui le annuí per rassicurarla, lei sorrise. Il giovane alzò lo sguardo verso una scalinata lì vicino e le fece cenno.
Arezio stava duellando con Cesare.
Il figlio del Borgia nei duelli era forte, irruento e cruciale ma peccava di furbizia e astuzia, qualità che non mancavano all'Assassino.
- "Pensi davvero di riuscire ad uccidermi, Assassino?" disse sorridendo impugnando saldamente la sua spada contro di lui.
- "Non sai da quanto tempo aspettavo questo momento."
La faccia di Cesare mutò, divenne ombrosa e rabbiosa. Si scagliò addosso ad Arezio con violenza, il rumore raschiante delle lame che si incrociavano si espanse in quel frastuono, tra urla di rabbia e grida di paura della gente.
Il figlio del Borgia riuscì a parare ogni colpo di Arezio.
- "Sapevo saresti venuto a salvare quella puttana!" gli urlò contro furioso.
Arezio non proferì parola, i suoi occhi parlavano per lui. Lo colpì con la lama sul volto procurandogli un taglio che grondò di sangue immediatamente ma Cesare non mostrò segni di cedimento e avanzò verso Arezio facendolo arretrare contro un muro.
- "Non mi avrai mai." ghignò il figlio del Borgia.
Riuscì a disarmare Arezio, la sua spada volò facendo un tonfo a terra. L'Assassino si accovacciò per schivare l'attacco e prese Cesare per un braccio, bloccandolo. Si dimenarono in quello scontro. Il Borgia tirò un testata in faccia al suo avversario stordendolo e facendolo cadere a terra. Impugnò saldamente la spada e la puntò verso Arezio. Egli si scansò dall'attacco e gli diede un calcio sullo stinco facendogli perdere l'equilibrio. Si rialzò, caricò il suo peso sulla sua spalla e lo fece ruzzolare a terra. Tornò in possesso della spada e l'affondò nella sua gamba. Cesare urlò dal dolore ma quello non lo fermò nel continuare a duellare. Era determinato ad uccidere una volta per tutte l'Assassino. Arezio cercò di affondare di nuovo la lama ma l'avversario parò le sue mosse da terra. Cesare tirò fuori un coltellino, lo lanciò conficcandolo nella spalla di Arezio. L'Assassino indietreggiò, lasciando cadere al suolo la spada. Cercò di togliersi l'arma dalla sua carne soffrendo in silenzio. Cesare approfittò di quel vantaggio per rialzarsi e colpirlo di nuovo. Arezio estrasse la sua lama celata e parò l'attacco facendolo arretrare.
Respirarono affannosamente per recuperare un po' d'aria, erano deboli e feriti.
Arezio si avvicinò, Cesare puntò la lama sul suo petto ma l'Assassino gli bloccò prontamente il polso rigirando l'arma verso il Borgia che gridò per il dolore.
- "È finita per te, Cesare."
- "Giammai!"
Cesare gli diede una testata sul naso, Arezio non accusò il colpo come sperava il suo nemico. Gli storse ancora di più il polso fratturandolo. Cesare urlò di nuovo per il dolore fissando Arezio negli occhi.
- "Brucia all'inferno." gli sussurrò avvicinandosi al suo volto.
Impugnò saldamente l'arma e la conficcò nel cuore con tutta la forza che gli rimase in corpo.
Cesare, lentamente, crollò a terra.
- "Io avrei potuto salvare il popolo.. e.. guidarlo verso un mondo migliore.."
- "Avresti portato carestia, arricchendo solo le tue tasche. Sei avido di potere, Cesare Borgia, nient'altro."
- "Cosa puoi saperne tu.. ti credi migliore di me?"
- "Chi è la causa della distruzione degli altri, è la causa della distruzione di sé stesso."
Cesare rise.
-"Tu sei un carnefice tanto quanto me.. arriverà anche la tua ora.." disse spirando con un sorriso malefico sul volto.
- "Riposa in pace, bastardo." gli chiuse gli occhi per sempre.

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