Capitolo 17 - In Vino Veritas -

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Caterina era immersa tra i libri. Tornò nella sua dimora dopo diversi giorni di viaggio estenuanti. Decise di trovare qualche indizio riguardo quel simbolo e il legame con il ciondolo che il padre le donò prima di sparire nel nulla.
Sfogliò minuziosamente i libri del padre che custodiva con gran cura ma niente riconduceva all'Ordine Templare. Fu sollevata del fatto che non riscontrò alcun legame tra i Templari e suo padre, al contrario, era sempre più convinta che proprio i Templari fossero la causa della sua sparizione.
Ma per quale motivo?
Probabilmente quel ciondolo con quella croce placcata in rosso era una spiacevole coincidenza, sicuramente suo padre non ne conosceva il vero significato. Forse acquistò quel ciondolo da qualche parte a poco prezzo e gliela donò come segno indelebile del loro legame.
Tirò un sospiro di sollievo ma l'allontanamento da Arezio le stava procurando molta sofferenza. Le mancava la sua voce, i suoi occhi. Le mancava anche combattere al suo fianco contro quei maledetti Templari.
Teneva particolarmente alla Confraternita. Era entrata in perfetta sintonia con gli ideali del Credo.
Avrebbe voluto tornare a Roma e dare spiegazioni, sbattergli in faccia la prova che non avesse nulla a che fare con l'Ordine Templare, ma era sicura che Arezio non avrebbe sentito ragioni. Si sentiva profondamente sconfortata.
Continuò a sfogliare quelle pagine ormai svogliatamente, con la testa altrove. Infine ripose tutti quei testi nella libreria e distrattamente gliene cadde uno. Lo raccolse per rimetterlo nel suo posto ma qualcosa catturò la sua attenzione. Tornò seduta vicino il suo scrittoio e sfogliò le pagine. Arricciò le sopracciglia. Era un diario che custodiva il padre e raccontava delle sue giornate. Spinta dalla curiosità continuò a sfogliarlo cercando ricordi teneri di quei momenti. Si soffermò su una pagina.
Le si accapponò la pelle. Rimase scioccata leggendo quelle righe.
Doveva tornare da Arezio, immediatamente.

Quella mattinata Lucia andò in giro con Madonna Elena. Era una bella giornata per fare una rilassante passeggiata vicino il Tevere e respirare un po' d'aria pulita.
- "Questa città non smette mai di stupirmi con la sua bellezza." disse la donna assaporando quel panorama.
Lucia annuì. Ogni angolo di quella città le ricordava Arezio, ogni volto che incrociava sperava fosse lui. Era diventata un'ossessione per lei, lo voleva a tutti i costi.
Non lo vide più da quel giorno che la chiamò Caterina. Ma chi era?
- "Cosa c'è che non va Lucia?" chiese accarezzandole il volto.
- "Niente." rispose tornando in sé.
- "A cosa stai pensando?"
- "Nulla in particolare." le sorrise.
- "Ad Arezio, non è vero?"
Lucia chiuse gli occhi, non aveva segreti verso quella donna, la conosceva meglio di chiunque altro.
Una lacrima le solcò la guancia.
Madonna Elena si mise davanti a lei prendendola per le spalle.
- "Non puoi continuare a vivere di speranze Lucia. Quell'uomo non ricambia i tuoi sentimenti e mai lo farà!" la rimproverò.
Lucia non accettava quella realtà. Cominciò a piangere davanti alla gente che la prese per pazza, per una bambina. Infondo lei lo era ancora, non era ancora una donna, era rimasta intrappolata in quell'essere infantile. Non ebbe mai una famiglia alla spalle che la allevò e la amò. Aveva solo Madonna Elena che vedeva come una madre ma in realtà non lo era. La fece crescere nel mondo della prostituzione, usandola come un oggetto per i clienti del bordello e niente più.
E poi come seduceva Arezio, quante volte lo ha fatto davanti ai suoi occhi, quante volte lo ha strappato da lei. Come poteva sapendo quanto amasse quell'uomo?
Abusò di lei solo per tenerla a bada, per non rivelare i loro sporchi segreti. Ma ne aveva abbastanza.
I suoi occhi divennero furiosi.
- "Levami le mani di dosso!" le ordinò con voce glaciale.
Madonna Elena restò allibita. Non si era mai rivolta a lei in quel modo, nessuno lo aveva mai fatto. Si sentì ferita nel profondo, umiliata. Poi le tirò un ceffone davanti la folla.
- "Non azzardarti mai più a rivolgerti in questo modo nei miei confronti." la minacciò Madonna Elena.
Lucia la fulminò con lo sguardo tenendosi la guancia dolorante, poi scappò, allontanandosi da quella fonte di sofferenze.

- "Peccato non poter avere ancora al nostro fianco Machiavelli." disse Leonardo.
- "Ce la faremo anche senza di lui."
Arezio diede una pacca al suo amico Leonardo e lo ringraziò per i suoi studi che stava conducendo per lui aiutandolo in quell'impresa.
I due erano molto affiatati e si sostenevano a vicenda. Uno era la mente e l'altro il braccio. Insieme formavano una coppia indistruttibile.
- "Come ti senti?" chiese preoccupato Leonardo cambiando discorso.
- "Bene. I Templari hanno accusato un grosso colpo con la morte del Papa."
- "No, Arezio.. non mi riferivo ai Templari. Parlavo di te."
Arezio intuì subito il significato di quella domanda ma fece finta di nulla. Non aveva voglia di rispondere, non aveva la minima idea di cosa rispondere.
- "Sto bene. Grazie per la tua preoccupazione nei miei confronti."
Leonardo sorrise, sapeva che non avrebbe mai risposto con sincerità a quella domanda. Arezio era un uomo schivo. Quando gli si poneva una domanda sulla sua vita privata si chiudeva in sé stesso, camuffando la verità.
- "Non puoi tenerti sempre tutto dentro di te, un giorno il tuo cassetto di sentimenti scoppierà!" gli disse preoccupato.
Arezio non rispose e schivò il suo sguardo.
- "Puoi fidarti di me, sei come un fratello, non ti giudicherei mai. Voglio solo il tuo bene."
Quelle parole fecero breccia nel cuore di Arezio. Si fidava di lui, ma faceva fatica a parlare dei suoi sentimenti.
Alzò lo sguardo verso Leonardo, chiuse gli occhi e si lasciò andare.
- "Caterina.. con il passare del tempo mi aveva colpito. Sembrava essere diversa dalle altre, con lei stavo iniziando a provare qualcosa di nuovo, di emozionante. Ma mi ha tradito, ferito e deluso. Non voglio più né vederla né sentir pronunciare il suo nome." chiuse immediatamente quel discorso. In un certo senso stava provando vergogna nel raccontare quel suo lato sensibile.
Leonardo si dispiacque tanto nel sentirlo così triste.
Si alzò dalla sedie e cominciò a girovagare con le mani dietro la schiena.
- "L'amore è un sentimento prezioso, profondo, pulito, che non ha nulla a che vedere con il dolore, la sofferenza e la paura. È il sentimento più bello che il Signore potesse donare all'essere umano e non dovrebbe avere contro indicazioni."
Leonardo riusciva sempre ad esprimersi con estrema eleganza e saggezza.
- "Perché non le dai una seconda possibilità? Perché non le parli con calma e le chiedi spiegazioni?" disse rivolgendogli uno sguardo.
- "Scherzi? È una Templare, al servizio di coloro che vogliono la mia testa. Per quanto mi riguarda è un capitolo chiuso e vorrei dimenticarla, Leonardo."
- "Certo, perdonami.. hai ragione, sarebbe troppo rischioso." disse guardando a terra. - "Ma in amore bisogna anche avere il coraggio di rischiare.." aggiunse bisbigliando.
Arezio lo guardò corrugando la fronte, poi rise scuotendo la testa.
Leonando alzò lo sguardò di nascosto verso Arezio e rise insieme a lui.

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