Byron POV
Quella mattina mi svegliai con una strana, insperata leggerezza nel petto. Il buonumore mi aveva sorpreso fin dal primo istante in cui avevo aperto gli occhi.
Rimasi immobile a osservare mia moglie Freyja, seduta davanti alla toeletta di legno chiaro, intenta a pettinare i suoi lunghi capelli color del grano. I suoi gesti erano fluidi, aggraziati. Quando incrociò il mio riflesso nello specchio, si voltò verso di me con un sorriso dolce che mi scaldò l'anima.
«Buongiorno, mio Alpha. Ti ho forse svegliato?», chiese, posando la spazzola. Scossi la testa e, con un cenno della mano, la invitai a raggiungermi sul letto. Lei non se lo fece ripetere, scivolando sotto le coperte.
«Sbaglio o oggi c'è qualcosa di diverso in te?», mi domandò, accarezzandomi con delicatezza i capelli, gli occhi lucidi di calore.
«Sono di ottimo umore, Freyja. Credo che nessuno, oggi, sarebbe in grado di rovinarmi la giornata», le risposi. La circondai con le braccia, attirandola contro il mio petto nudo. «Buongiorno, piccola», le sussurrai a un soffio dalle sue labbra sottili, prima di catturarle in un bacio lento e profondo.
Lei rise piano, allontanandosi appena per potermi guardare dritto negli occhi. «A cosa devo questo insolito ottimismo? Vorrei vederti così più spesso, Byron. La guida del branco ti consuma».
«Stasera ceneremo tutti insieme, come una vera famiglia. Ho fatto una promessa solenne alla mia bambina ieri sera nel gazebo, e ho intenzione di mantenerla a qualunque costo. Nikai compreso», le risposi, e sentii Egon, il mio lupo, emettere un grugnito di approvazione. Era ora di rimettere in riga quel ragazzo.
Freyja mi rivolse uno sguardo raggiante, i lineamenti che si distendevano nella felicità più pura. «L'hai già comunicato ai ragazzi?».
«Non ancora. Lo farò tra poco, durante la colazione», continuai, accarezzandole il fianco.
Mia moglie si alzò d'un scatto dal letto, sfuggendo alla mia presa. «In tal caso è meglio sbrigarsi e prepararsi, non credi? Il dovere chiama».
La seguii all'istante, intercettandola prima che potesse raggiungere il bagno e afferrandola per i fianchi generosi. «Mi stai forse dicendo che non posso godere della compagnia di mia moglie per altri dieci minuti?».
«Esattamente, marito mio», rispose lei con furbizia, sollevandosi sulle punte dei piedi per stamparmi un bacio rapido e malizioso sulle labbra. «Abbiamo tutto il giorno e tutta la notte per noi».
La strinsi più forte a me, ricambiando il bacio con un calore improvviso che le strappò un piccolo sospiro. «Ti amo, donna», le dissi, prima di lasciarla andare a malincuore.
«Anch'io ti amo, testone di un Alpha», replicò lei con un occhiolino. «Ci vediamo giù in sala».
La guardai allontanarsi, notando come il suo passo oscillasse con una sensualità deliberata, e dovetti fare appello a tutto il mio autocontrollo per non seguirla. Sapevo che più tardi sarebbe stata comunque mia. Sorrisi tra me e me. Dopo una doccia rigenerante, mi vestii e scesi i gradini della villa, diretto verso la sala grande.
Sebbene fosse ancora presto, la maggior parte dei membri della famiglia e dei vertici del branco era già radunata attorno ai lunghi tavoli. Accolsero con entusiasmo la notizia che, anche quella sera, avremmo mantenuto la tradizione della cena privata. Il bisogno di normalità e di vicinanza familiare era forte in ognuno di noi, e vedere il proprio Alpha sereno era il miglior presagio per BeWolf.
Lanciai un'occhiata ai miei figli, notando che erano stranamente silenziosi. L'unico a mostrare un bizzarro brio era Nikai; sembrava che la notizia della cena in famiglia non lo avesse scalfito minimamente, anzi, sul volto gli aleggiava un sorrisetto indisponente. Tutti gli altri, invece, fissavano i propri piatti, rigirando il cibo con le forchette senza alcuna voglia.
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BeWolf 🐺
FantasyI suoi occhi erano neri, profondi e tormentati come un mare in tempesta. Da mesi, la diciassettenne Raven è perseguitata dallo stesso sogno: una corsa disperata tra la neve, le tenebre che avanzano e un lupo dal manto scuro come il suo che rifiuta d...
