Raven POV
Correvo instancabilmente da ore. Avevo superato il confine del territorio di mio padre alle prime luci dell'alba e da allora erano passate circa dodici ore. Avevo attraversato a tutta velocità le terre di alcuni Alpha alleati di Byron, muovendomi come un'ombra tra gli alberi, e ora mi trovavo finalmente a un passo dal Nord.
Tuttavia, non mi sentivo ancora al sicuro. Odiavo viaggiare di giorno: ero fin troppo consapevole che chiunque si sarebbe insospettito alla vista di un lupo dal manto completamente nero che correva solitario. Per questo avevo deciso di cercare un rifugio in cui riposare qualche ora; avrei ripreso il viaggio non appena le tenebre avessero inghiottito la notte.
La mia meta provvisoria era a circa un paio d'ore di distanza. Si trattava di una piccola locanda sperduta, frequentata da cacciatori e viaggiatori di passaggio, di cui mio zio Björn mi aveva parlato spesso nei suoi racconti.
Sapevo perfettamente che fermarsi in un luogo pubblico non era la mossa più saggia, ma il mio corpo stava cedendo: avevo un disperato bisogno di mangiare qualcosa di caldo, fare una doccia e dormire almeno un paio d'ore. Non avevo scelta. L'unica consolazione, l'unica cosa che contava davvero, era che ormai mi trovavo molto più vicina al territorio di Jàrnviòr che a quello di BeWolf.
Ogni singolo muscolo mi doleva per l'eccessivo e prolungato sforzo, perciò fu una vera benedizione scorgere in lontananza il profilo in pietra e legno della locanda. Mi infilai nel fitto della boscaglia e tornai in forma umana. Camuffai accuratamente il mio odore per evitare spiacevoli incontri con altri mutaforma della zona, mi rivestii rapidamente e mi avviai a piedi verso la struttura.
Quando spinsi il pesante portone, mi trovai in una grande sala calda, dominata da un imponente bancone di legno scuro e da diversi tavoli sparsi qua e là. Sulla sinistra, una rampa di scale portava al piano superiore, dove immaginai si trovassero le camere da letto.
Entrai, cercando di assumere un'aria disinvolta, e mi avvicinai al bancone. Un uomo con una barba lunga e folta stava servendo un boccale di birra schiumosa a un giovane seduto su uno degli sgabelli alti.
«Posso esservi utile, signorina?», mi domandò il locandiere con gentilezza, usando una voce profonda e accogliente.
Abbozzai un sorriso cordiale. «Vorrei poter affittare una camera per qualche ora, se possibile. E mangiare qualcosa di caldo».
L'uomo annuì, ripulendo il bancone con uno straccio. «Siete fortunata, non ho molti ospiti in questo periodo dell'anno. Ci sono parecchie camere libere. Adesso chiedo a mia figlia di mostrarvene una. Per la cena, vi informo che la serviremo giù nella sala alle otto in punto».
Si voltò ed entrò in una stanza sul retro, da dove lo sentii chiamare la figlia. Nell'attesa, lanciai un'occhiata veloce e discreta al ragazzo seduto al bancone. Aveva lunghi capelli castani che gli ricadevano liberi sulle spalle, una barba scura molto ben curata e indossava una maglia grigia aderente che gli fasciava alla perfezione il busto muscoloso. Quando i nostri sguardi si incrociarono per un millesimo di secondo, un brivido improvviso mi attraversò la schiena: i suoi occhi erano di un marrone talmente scuro da sembrare quasi neri. Profondi, magnetici.
Riportai immediatamente l'attenzione sul padrone della locanda che stava rientrando insieme a una ragazza, ma non mi sfuggì il sorrisetto complice e malizioso che lo straniero mi rivolse prima di tornare a bere la sua birra.
«Signorina, questa è mia figlia Mary. Ora vi accompagnerà al piano di sopra», mi disse l'uomo, porgendomi una chiave di ottone.
Chinai la testa in segno di ringraziamento e seguii la ragazza su per le scale di legno che scricchiolavano a ogni passo. Nessuna delle due proferì parola lungo il corridoio e, poco dopo, mi ritrovai da sola davanti alla porta della mia camera.
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BeWolf 🐺
FantasyI suoi occhi erano neri, profondi e tormentati come un mare in tempesta. Da mesi, la diciassettenne Raven è perseguitata dallo stesso sogno: una corsa disperata tra la neve, le tenebre che avanzano e un lupo dal manto scuro come il suo che rifiuta d...
