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Raven POV

Bryan rimase al piano di sotto a presidiare la guardia, lasciandomi salire da sola le scale a chiocciola verso le stanze private. Ogni passo pesava come macigno: il confronto con Nikolai mi aveva svuotata, ma la mia mente ora era nitida e determinata.

Spinsi la porta d'ebano ed entrai. Storm era esattamente dove l'avevo lasciato, appoggiato alla testiera del letto, con lo sguardo fisso verso l'ingresso.

«Raven...», mormorò non appena mi vide, accennando un movimento per mettersi a sedere meglio, ma la smorfia di dolore per la ferita al petto lo tradì. «Com'è andata?»

Mi avvicinai a passo lento, lasciando che la maschera da Alpha con cui avevo affrontato mio fratello crollasse. Mi sedetti sul bordo del letto accanto a lui, e Storm non perse un istante: allungò il braccio salda e mi tirò a sé, posando un bacio fermo sulla mia tempia mentre nascondevo il viso nell'incavo del suo collo.

«È un guscio vuoto, Storm», sussurrai, lasciando che il suo calore mi avvolgesse. «Sybil lo ha manipolato, riducendolo a un'ombra di se stesso. Ma vorrei informarti della mia decisione».

Sollevai lo sguardo per incrociare i suoi occhi scuri.

«Lo risparmieremo» dichiarai con voce ferma, senza spazio per le esitazioni. «Non macchierò le mie mani del suo sangue e non gli concederò una morte rapida. Nikolai rimarrà rinchiuso finché il consiglio dei branchi riuniti non lo giudicherà. Risponderà di ogni singolo crimine davanti a tutti».

Storm mi studiò a lungo. Nei suoi tratti contratti dal dolore si fece strada un profondo rispetto; l'Alpha che era in lui comprendeva quella scelta.

«È una saggia decisione Raven», mormorò, accarezzandomi la guancia con il pollice. «La appoggio».

Sbarrai gli occhi «La appoggi? Nessuna obiezione?» chiesi sollevata.

«Nessuna obiezione tesoro» rispose calmo «Che intendi fare ora?»

Feci un respiro profondo «Byron deve sapere di Nikai» sussurrai «Glielo dirò io».

Storm annuì lentamente, comprensivo. «Usa il cellulare dello studio, è meglio limitare le interazioni mentali, potremmo non accorgerci di essere ascoltati» suggerì «Va nel mio studio e fai quella chiamata. Prenditi tutto il tempo necessario, io sarò qui ad aspettarti».

Gli rivolsi un piccolo accenno di sorriso e mi alzai dal letto. Gli lasciai un bacio sulle labbra e mi diressi verso lo studio.

Erano passati solo una decina di giorni da quando me n'ero andata da BeWolf. Dieci giorni appena da quella lettera d'addio lasciata sul suo scrittoio, ma in quella manciata di ore il mondo mi era crollato addosso. Tra il rito del Seiðr, il legame con Hati, l'arrivo a Jarnvior e il resto, quel lasso di tempo mi sembrava lungo un'intera vita. Per mio padre, lasciatomi alle spalle nel silenzio più totale, doveva essere stato un inferno senza fine.

Presi in mano il telefono e digitai il numero che conoscevo a memoria, e dopo qualche istante, premetti l'icona della chiamata. Ogni squillo risuonò come un colpo di martello nel mio petto. Assurdo, ma temevo quel momento più di quanto avessi temuto Sybil.
Al quinto squillo, la linea scattò con un fruscio secco. Dall'altra parte si udì la voce di Byron che rispose "pronto".

«Ciao papà» sussurrai, la mia voce udibile a stento.

«...Raven?» La voce dell'Alpha arrivò profonda, ma incrinata. «Sei... sei davvero tu, piccola mia?» mormorò, e sentii chiaramente il tremito nel suo respiro.

«Sono io papà» risposi posando lo sguardo sul caminetto acceso e immaginandolo seduto sulla poltrona di pelle del suo studio.

Passò un intero minuto prima che parlasse.

BeWolf 🐺La tua prossima ossessione. Scoprilo ora