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Storm POV

Quando aprii la porta, mi ritrovai il piccolo Thomas praticamente attaccato alla gamba. Scrutava la mia compagna con una curiosità vivida, quasi magnetica. Sebbene fossero giorni interi che non mi vedeva a causa del mio isolamento, la sua totale attenzione era interamente rivolta alla singolare figura che lo osservava dall'interno dello studio, seduta sul divanetto di pelle.

Senza nemmeno salutarmi o degnarmi di uno sguardo, Thomas si staccò da me e si diresse verso Raven con passo deciso e i lineamenti incredibilmente seri. Non protestai per quel bizzarro affronto; mi limitai a chiudere piano la porta alle mie spalle e ad appoggiarmi alla parete dello studio, incrociando le braccia sul petto per godermi quella strana e inaspettata scena.

Raven si era immediatamente alzata dal divano e si era inginocchiata sul pavimento per arrivare alla stessa altezza di mio figlio. Lo guardava serena, con un'espressione di una dolcezza infinita stampata sul viso. Thomas, dal canto suo, si fermò a circa un metro di distanza da lei; continuava imperterrito a studiarla da capo a piedi, immerso in un religioso e quasi solenne silenzio che mi fece sorridere interiormente.

«Ciao, Thomas», disse lei per rompere il ghiaccio, la voce morbida e accogliente. «Sono davvero molto felice di poterti finalmente conoscere». Tese la mano aperta verso il piccolo e continuò, regalandogli un sorriso genuino mentre si presentava: «Mi chiamo Raven. Il tuo papà mi ha parlato molto di te».

Tommy le si avvicinò di un passo e vidi l'ombra di un timido sorriso farsi spazio sul suo viso. Strinse la mano della mia compagna con le sue piccole dita e le si accostò ulteriormente, azzerando le distanze. «Vieni a giocare con me?», le chiese a bruciapelo, guardandola dal basso con occhi speranzosi. «Il mio papà non sempre può... è sempre troppo occupato».

Mi morsi il labbro inferiore e scambiai uno sguardo veloce con Raven. Lei colse subito il divertimento e l'imbarazzo nei miei occhi, poi si voltò verso il bambino e annuì. «Ma certo, Tommy, gioco molto volentieri con te. Però, prima di andare, dobbiamo chiedere al tuo papà se possiamo farlo» rispose, includendomi sapientemente nella dinamica.

Mio figlio annuì serio e la prese con decisione per mano; la costrinse ad alzarsi dal pavimento e si avviò con passo sicuro e fiero verso di me, trascinandosela dietro. «Papà, posso andare a giocare con lei?» domandò, stringendo le labbra in un'espressione quasi corrucciata, visibilmente prevenuto all'idea che avessi potuto negargli quel privilegio.

Feci un respiro profondo e abbassai lo sguardo su di lui, cercando di mantenere un contegno severo. «Puoi andare a giocare con Raven, sì... ma a una sola condizione», risposi in tono serio. Non appena vidi i suoi grandi occhi blu illuminarsi di colpo, non potei fare a meno di cedere e sorridere. «Prima mi saluti come si deve».

Tommy ridacchiò, improvvisamente sollevato, e alzò le manine verso di me per farsi prendere in braccio. Lo afferrai al volo, e lo strinsi forte contro il mio petto nudo, rincuorato dal calore del suo piccolo corpo. «Mi sei mancato un sacco in questi giorni, Thomas», sussurrai vicino al suo orecchio, lasciandogli un bacio affettuoso tra i capelli corvini. «Hai fatto il bravo con zia Kida mentre non c'ero?».

Il cucciolo annuì con vigore e posò le manine sulle mie spalle per guardarmi. «Sì, papà! Abbiamo giocato tanto e abbiamo sistemato tutta la cameretta per non farti arrabbiare quando tornavi», rispose fiero del suo operato. «La zia Kida era molto contenta, e anche lo zio Mike!».

«Molto bene, piccolo mio, allora sono decisamente contento anch'io», continuai, accarezzandogli la nuca prima di rimetterlo delicatamente sul pavimento di legno. Allungai la mano e aprii la porta dello studio, lasciando libero il passaggio. «E ora vai pure a giocare con Raven. Papà deve finire di sistemare del lavoro arretrato e vi raggiunge più tardi».

BeWolf 🐺La tua prossima ossessione. Scoprilo ora