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Raven POV

Mentre salivo le scale, una strana ondata d'inquietudine mi avvolse, fredda e improvvisa. Mi imposi di respirare a fondo, convincendomi che si trattasse solo degli strascichi della discussione a cena, e proseguii lungo il corridoio. Fu allora che notai una scia di luce tagliare il pavimento: le voci dei miei fratelli provenivano dalla biblioteca.

Inizialmente pensai che la riunione di Nikai si fosse semplicemente spostata lì; feci per voltarmi e raggiungere la mia stanza, ma un dettaglio mi bloccò sul posto, raggelandomi il sangue: stavano parlando di me. I toni erano accesi, le parole si sovrapponevano. Decisi di aspettare prima di palesarmi, scivolando nell'ombra della porta accostata.

«Se fossi in nostro padre, non la farei partire per nulla al mondo. Non capite che sarà solo la nostra vergogna?» la voce di Nikai risuonò tagliente, priva di qualsiasi affetto fraterno.

«Ma che cosa stai dicendo, Kai?», lo interruppe Alaya, il tono carico di sdegno. «Stai parlando di Raven come se fosse una sconosciuta, una combina guai qualunque!».

«Ed è esattamente così, Alaya», riprese mio fratello, irremovibile. «Non farà altro che seminare problemi là fuori. Il branco di Jàrnviòr ne risentirà, ne pagherà le conseguenze. Sybil l'ha visto chiaramente».

«Ma ti rendi conto delle assurdità che escono dalla tua bocca? Dai per vere le parole di una strega che è sparita nel nulla da una settimana e che, adesso, si è magicamente improvvisata veggente?», sbottò Bryan, difendendomi con foga. «E comunque, anche se fosse vero, da quando in poi ti importa del branco di Storm? Tu lo detesti».

«Lo detesta solo perché è l'Alpha più potente del continente. È la pura invidia che parla per lui», intervenne Astrid, pungendo l'orgoglio del fratello.

Sentii il rumore stridente di una sedia spostata sul parquet, ma non ci feci troppo caso. I brividi mi invasero il corpo, intensi e dolorosi. Nella mia mente, Eris ringhiò, una muta e disperata richiesta di allontanarmi da quel veleno, ma l'orgoglio mi impose di restare. Mi appoggiai alla parete, camuffai il mio odore per non farmi scoprire e, affinati i sensi da lupa, rimasi in ascolto.

«Non hai torto, sorella: invidio la sua innegabile potenza», ammise Nikai con un sorriso viscido che potevo quasi percepire attraverso il legno della porta. «Ma so anche che è un Alpha con del cervello. Non permetterà mai a una qualsiasi Omega di diventare la sua Luna».

«Parli col veleno nel cuore, Nikai. Non conosci Storm come lo conosciamo noi. Sappiamo quanto tenga a nostra sorella», lo interruppe Bryan, la voce che tremava per la rabbia trattenuta. «E smettila di rivolgerti a lei chiamandola Omega. È offensivo e patetico».

«Non mi importa un briciolo di essere offensivo! Resta il fatto che nelle sue vene non scorre sangue da Alpha, e nemmeno da Beta, caro fratello. Qualcosa conterà nella gerarchia, o no? Non vi siete chiesti come reagirà il suo branco quando se la vedrà davanti?», domandò Nikai, sempre più stizzito.

«Vuoi forse farci credere che questa patetica messa in scena sia per proteggere Raven o il popolo di Jàrnviòr? Ma non farmi ridere!», sbottò Hàkon, disgustato dall'ipocrisia del fratello.

«E anche se ci fosse la remota possibilità che quel branco non l'accetti all'inizio, sappiamo tutti che Storm non la abbandonerà mai», concluse Alaya con fermezza.

All'improvviso, qualcuno tirò un pugno violentissimo sul tavolo di quercia. Sobbalzai, stringendo i denti per non emettere alcun suono.

«Non l'accetterà, vi dico! Sybil l'ha visto nelle sue visioni!» riprese Nikai, e la sua voce si trasformò in un ringhio ferino, distorto dalla follia. «Raven non è mai stata istruita a combattere, figuriamoci a governare un territorio del genere! Vi dico che Storm sarà costretto a rifiutarla... e il loro legame verrà spezzato!».

BeWolf 🐺La tua prossima ossessione. Scoprilo ora