Raven POV
Corsi a perdifiato fuori dalla villa, ignorando l'aria gelida che mi sferzava la faccia, finché non raggiunsi l'ospedale da campo nella zona degli allenamenti. Lì ad aspettarmi c'era Gordon. Il suo viso, di solito così calmo, era teso e pallido. Senza dire una parola mi fece cenno di seguirlo, guidandomi tra le tende fino alla brandina in fondo dove giaceva il mio compagno.
A quella vista mi arrestai sulla soglia, Storm era steso lì, del tutto immobile, con la pelle d'un pallore spento che non gli apparteneva. Aveva diversi tagli e graffi sul volto, ma furono la macchia di sangue scuro e secco sul cuscino e lo squarcio sul petto a farmi mancare il battito. Allungai una mano senza toccare la sua pelle, guardando le mie dita tremare visibilmente.
Gordon seguì i miei movimenti. «Per fortuna i suoi poteri da Alpha hanno già iniziato a fare il loro lavoro e le ferite si sono perlopiù rimarginate», disse a bassa voce, avvicinandosi. «Ma da quando lo abbiamo portato qui non ha dato segni di coscienza. È come se fosse immerso in un sonno profondo».
Spostai la mano e gliela posai sul viso freddo. «Com'è successo? Storm non sarebbe mai scivolato da quella parete», chiesi in un soffio, fissando quei lineamenti che a stento riconoscevo.
La risposta di Gordon mi fece raddrizzare la schiena all'istante.
«Infatti, Mia Luna, non è scivolato. L'Alpha è stato spinto» rivelò, e i suoi occhi balenarono di rabbia pura. «L'abbiamo sentito discutere con qualcuno e poi l'abbiamo visto cadere. Dalla rupe un'ombra scura scrutava in basso e, quando ci ha notati, si è volatilizzata. La squadra Delta sta setacciando la parete palmo a palmo, hanno una traccia da seguire», disse porgendomi un panno che avvolgeva una lama. «Chiunque sia stato... gliela faremo pagare con il sangue».
Presi l'arma e la osservai: era un semplice pugnale di ferro, ma lungo l'acciaio correvano incisioni a spirale che brillavano di un viola sinistro. «Questa la farò esaminare a Ragnarr. Da' ordine che nessuno la tocchi, c'è odore di magia» decretai ricoprendo la lama. Alzai il viso verso Gordon con uno sguardo di pietra.
«Capitano, quando troverete il colpevole, lo porterete da me», ribattei con una voce che non ammetteva repliche. Lo vidi sussultare per la durezza del mio tono, ma continuai a testa alta: «Mentre l'Alpha non c'è, la responsabilità del branco è mia. Sono io la futura Luna di Jarnvior, e spetta a me decidere la sua fine».
«Agli ordini, mia Luna», rispose lui dopo un secondo di sorpreso silenzio, chinando il capo. «Troveremo quel bastardo».
«Ne sono sicura. Ora torna dai tuoi e avvisami subito se ci fossero novità», conclusi, riportando gli occhi su Storm. «Resto io con lui».
Gordon annuì e varcò la soglia, lasciandomi finalmente sola.
Posai la lama su un tavolino e mi sedetti stremata sulla sedia accanto al letto. Lo accarezzai piano, sperando con tutta me stessa che il calore del mio tocco bastasse a scuoterlo. Ma il suo corpo rimase immobile come marmo. Mi si strinse lo stomaco e un sapore amaro mi salì in gola.
«Non doveva andare così, Storm», sussurrai con la voce spezzata, stringendo la sua mano enorme tra le mie. «Dovevamo parlare, chiarire... dovevo chiederti scusa per la mia testardaggine e per averti ferito. Ti prego, svegliati. Qui abbiamo tutti bisogno di te... io ho bisogno di te».
I suoi occhi rimasero chiusi, mentre lacrime silenziose mi rigavano le guance. Dopo un po' mi costrinsi a fare un bel respiro per riprendere il controllo. Per spezzare quel silenzio innaturale, iniziai a raccontargli a bassa voce com'era andata la giornata, ogni singolo dettaglio vissuto dopo il nostro stupido litigio.
«Sai, Bryan mi ha chiesto scusa», gli dissi, accennando un sorriso amaro mentre gli accarezzavo il dorso della mano. «Ha detto che a BeWolf stanno tutti bene e che vorrebbero rivedermi presto. Magari, quando tutto questo sarà finito, potremmo invitarli... che ne dici? E poi mi ha detto che Byron ha retrocesso Nikolai: non è più il futuro Alpha. Ora toccherà a Bryan, con Hakon al suo fianco come Beta, occuparsi del branco».
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BeWolf 🐺
FantasíaI suoi occhi erano neri, profondi e tormentati come un mare in tempesta. Da mesi, la diciassettenne Raven è perseguitata dallo stesso sogno: una corsa disperata tra la neve, le tenebre che avanzano e un lupo dal manto scuro come il suo che rifiuta d...
