Raven POV
Storm era partito il giorno prima ma la sua mancanza bruciava più di quanto avessi previsto. Mi consolavo al pensiero che tra una settimana sarei stata di nuovo tra le sue braccia; per questo cercavo di godermi ogni istante rimasto con la mia famiglia, quasi volessi fare scorta dei loro volti e delle loro voci.
L'avevo sentito al telefono la sera precedente per quasi due ore. Mi aveva raccontato che al branco mi aspettavano tutti con impazienza e che, per il mio arrivo, stavano già organizzando un banchetto in mio onore. Mentre parlava, però, avevo percepito qualcosa di strano: il suo tono era diverso, quasi contratto. Non ci avevo dato peso, attribuendo quella sfumatura insolita alla stanchezza del viaggio e alle responsabilità che lo avevano travolto appena tornato a casa.
A sentirlo parlare dei suoi lupi, dovevo ammettere che iniziavo già a sentirmi parte integrante del branco del Nord. Era incredibile come, in modo così repentino e inaspettato, avessi finalmente trovato il mio posto nel mondo.
Dopo una doccia veloce, decisi di indossare qualcosa di più elegante del solito. Quella sera, come accadeva una volta alla settimana, avrei cenato con la mia famiglia nell'intimità della nostra sala privata. Mio padre aveva mantenuto la tradizione dei precedenti Alpha: era un momento sacro, un modo per staccare dai doveri del branco e godersi i propri affetti. Adoravo quel privilegio; la condivisione costante con l'intera comunità era fondamentale, ma la quiete della nostra piccola sala da pranzo mi faceva sentire, per una volta, solo una figlia e una sorella.
Scelsi un abito azzurro con delicati ricami di pizzo bianco sulle maniche. Dopo aver abbandonato l'asciugamano sul letto con una fretta che non mi apparteneva, scesi le scale. Ma non appena varcata la soglia della sala, il mio entusiasmo svanì: la tavola era apparecchiata solo per cinque persone.
Attorno al tavolo c'erano i miei genitori, Nanà e lo zio Björn. Presi posto tra lo zio e la nonna, lasciando che il mio sguardo cadesse, deluso, sui posti vuoti destinati ai miei fratelli. Ultimamente le loro sedie rimanevano deserte troppo spesso: Nikai organizzava riunioni per i futuri Alpha e Beta con una frequenza quasi ossessiva, proprio in coincidenza con i nostri momenti familiari.
«Mi dispiace, tesoro», sussurrò mia madre, intercettando la mia amarezza.
«Non è colpa tua, mamma. Non sapevo ci fosse l'ennesima riunione», risposi, regalandole un sorriso che non arrivava agli occhi.
Cercai di mascherare il magone, ma il fastidio nei confronti di Nikai mi scavava dentro, raggruppando i miei lineamenti in un'espressione cupa. Ero certa che lo facesse per ritorsione, una sorta di punizione infantile per il mio legame con Storm e per gli attriti che avevano avuto. Mi stava isolando, e anche se sapevo di non meritarmelo, non potevo far altro che incassare il colpo, aggrappandomi alla certezza che presto tutto sarebbe cambiato.
Dopo aver ringraziato la Dea Luna per il cibo e il tempo concesso, iniziammo a mangiare in un silenzio teso. Notai che lo zio Björn non toccava cibo; i suoi occhi erano fissi nel vuoto, segno che stava percependo ogni mio singolo pensiero. Prima che potessi alzare le mie barriere mentali per schermarlo, lo zio colpì il tavolo con un pugno improvviso che mi fece sobbalzare, facendo tintinnare i cristalli.
Nessuno osò fiatare. Fu lui a rompere il silenzio, rivolgendosi a mio padre con una durezza che mi gelò il sangue. «Era proprio necessaria un'altra riunione, Byron?», domandò, la voce carica di un sarcasmo amaro.
Mio padre sollevò lo sguardo dal piatto, fissandolo severamente. «Ti prego di abbassare i toni, cognato. Non sono dell'umore adatto per le tue polemiche», rispose con una calma apparente che però tradiva un profondo, pericoloso fastidio.
«Non sei dell'umore? Interessante. Pensavo che la tua priorità fosse mantenere unita questa famiglia», incalzò mio zio, la voce che saliva di volume fino a far vibrare l'aria. «Perché non metti fine a questo scempio, Byron? Com'è possibile che tuo figlio si permetta di scavalcarti e di cavarsela sempre, restando impunito?»
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BeWolf 🐺
FantasyI suoi occhi erano neri, profondi e tormentati come un mare in tempesta. Da mesi, la diciassettenne Raven è perseguitata dallo stesso sogno: una corsa disperata tra la neve, le tenebre che avanzano e un lupo dal manto scuro come il suo che rifiuta d...
