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Storm's POV

Mi svegliai di soprassalto nel cuore della notte. Mi misi a sedere sul materasso, il respiro corto, e mi guardai attorno con circospezione per capire dove mi trovassi. La stanza era debolmente illuminata dalla luce argentea che filtrava da una delle finestre, una luminosità tenue ma diffusa che mi permise di distinguere i contorni degli arredi senza dover ricorrere alla vista notturna da lupo.

Appena posai lo sguardo sul comodino accanto al letto, notai un panno accuratamente piegato e una bacinella d'acqua. In quel preciso istante, come un fiume in piena, mi tornarono in mente gli ultimi frammenti di lucidità prima di perdere conoscenza: le mie urla, il delirio, il sospetto di un inganno magico. Cercai ansioso con lo sguardo la figura che era inaspettatamente apparsa a Jàrnviòr, temendo che fosse stata solo l'ennesima, crudele allucinazione della febbre.

Poi, la sentii. Un respiro regolare, leggero, proveniva dall'angolo vicino al vetro. Voltai di scatto la testa verso le poltroncine di velluto e scorsi il corpo di una giovane ragazza profondamente addormentata.

Mi alzai dal letto, constatando con immenso sollievo che i muscoli avevano smesso di tremare e che ero finalmente tornato in forze; la febbre era svanita, lasciando spazio a una scarica di pura adrenalina. Mi avvicinai silenziosamente, a passi felpati sul pavimento di legno, per osservarla da vicino. La luce dell'Aurora Boreale danzava sinuosa sul suo viso addormentato, esaltandone la bellezza primordiale. I capelli neri erano stretti in una crocchia scompigliata sulla nuca, da cui sfuggivano dei ciuffi ribelli che le ricadevano morbidi sul collo, accarezzandole le guance. Le labbra piene erano leggermente screpolate a causa del freddo pungente e le sue piccole mani erano strette a pugno contro il petto, con la stessa innocente fragilità che hanno i bambini quando riposano.

Spostando lo sguardo lungo la sua figura, notai che indossava solamente una canottiera leggera e un paio di jeans pesanti. Un brivido improvviso scosse il suo corpo esile, un leggero tremore che la fece rannicchiare su se stessa senza però destarla dal sonno. La posizione contratta che aveva assunto la rendeva ancora più minuta, quasi indifesa, tant'è che esitai un istante prima di allungare le mani; temevo quasi di spezzarla, ma non potevo lasciarla lì al freddo.

Mi chinai e la presi delicatamente tra le braccia per poterla sollevare. Quando la staccai dal velluto della poltrona temetti seriamente di averla svegliata, poiché le sue dita reagirono d'istinto, stringendosi automaticamente alla stoffa della mia maglietta in cerca di appiglio. Trattenni il fiato, ma un'occhiata attenta al suo viso sereno e alle ciglia immobili bastò per farmi ricredere: stava ancora navigando nel mondo dei sogni.

Mi incamminai piano verso il letto, procedendo al buio con estrema cautela. Riuscii fortunatamente a evitare di calpestare la mia chitarra e il telefono cellulare abbandonati sul pavimento e, con infinita cura, deposi il suo corpo sul materasso. Una alla volta, staccai le sue piccole dita dalla mia maglietta e mi allontanai di un passo per studiare la situazione. Spostando lo sguardo ai piedi del letto, notai che era stato riposto il borsone di tela con cui era arrivata; dal bordo s'intravedevano alcuni dei suoi vestiti di ricambio. Mi chinai sul bagaglio per trovare qualcosa di più pesante e comodo da farle indossare, ma mi resi presto conto che, nella fretta della partenza, tra quella roba non c'era la minima ombra di un pigiama.

Il panico s'impossessò per un istante di me. Sgranai gli occhi nel buio, ricominciando a cercare daccapo nello zaino con foga crescente; presi a lanciare malamente i suoi vestiti sul pavimento, uno dopo l'altro, senza badare minimamente al casino e al disordine che stavo creando intorno a me. Mi ritrovai presto inginocchiato sul pavimento in mezzo a maglioni di lana, jeans pesanti e intimo vario sparpagliato ovunque, e la consapevolezza di quanto dovessi sembrare ridicolo in quel momento mi colpii in pieno.

BeWolf 🐺La tua prossima ossessione. Scoprilo ora