~Non può essere, non lui. Fra tutte le persone del mondo in Albergo c'è proprio lui. Non è possibile. Non posso essere cosi fortunata, non lo sono mai.~
Ginevra, timida, introversa e impacciata, incontra, nell'albergo dove lavora, il suo attore pref...
Rebecca non riesce a credere che io abbia parlato due volte con Tom senza svenire. Gli ho raccontato tutto per filo e per segno.
"Davvero? Si ricordava il tuo nome?"
"Riesci a crederci?"
"No ma sono così contenta per te, so quanto ti piace e lo stimi. Oggi è passato di qua diverse volte"
La mia solita fortuna, io difficilmente riesco a vederlo, e ancora più difficilmente più di una volta.
"Adesso che entro io non si vedrà più"
Rebecca scoppia a ridere: "Ci hai parlato due volte cosa vuoi di più!?"
"Non mi basta mai" rispondo scherzosa e gli faccio la linguaccia.
Ed è assolutamente vero, bramavo il nostro prossimo incontro, ma al tempo stesso ero immobilizzata dall'ansia soltanto a pensarci.
Oggi pomeriggio le cose da fare sono tante, non posso permettermi di restare sovrappensiero.
Arrivata alla fine del turno mi rendo conto di non essere riuscita a smettere di pensare a lui neanche un secondo, nonostante le cose da fare. Come avrei fatto una volta che fosse andato via? Ma ricacciavo quel pensiero per impedirgli di rendermi troppo triste. Con la testa fra le nuvole, appoggiata al bancone dalla stanchezza, fisica e mentale, sento:
"Disturbo?"
Impossibile non riconoscere la voce. Che figura! Sono appoggiata qua con la testa fra le braccia, invece di farmi trovare in piedi, pronta e professionale. Voglio sprofondare. Mi ricompongono velocemente
"Assolutamente no, anzi mi devi scusare. Come posso aiutarti?"
"A quanto pare non devo aver capito molto bene i turni della Reception" ride "questa mattina sono passato di qua diverse volte convinto di poterti trovare ma invece mi sono sempre imbattuto nell'altra cortese collega. Ma finalmente sono riuscito a trovarti."
E? COSA? Mi sono forse addormentata sul bancone e sto sognando tutto? Ho modo di darmi un pizzicotto discreto senza farmi notare?
"Mi dispiace molto" tento di balbettare incredula "C-come mai mi stavi cercando?" Devo cercare di calmarmi.
"Volevo ringraziarti per l'altra sera, sono stato subito meglio dopo averti parlato. Non prendermi per maleducato se ti dico che mi ha fatto bene sentire come i miei problemi siano condivisi e forse anche in misura maggiore. Ha ridimensionato il mio modo di pensare ieri sera."
"Non c'è assolutamente da ringraziare, ci mancherebbe"
"Dal momento che lo disturbata mentre lavorava, e lo sto facendo anche ora, mi sento in dovere di farmi scusare."
Se avessi ancora capacità di ragionare avrei evitato questa risposta ma invece d'impulso esclamo:
"Credimi poter parlare con te è un ringraziamento più che sufficiente. Forse sono io a dover ringraziare."
Con un dolce e timido sorriso risponde: "Non sapevo mi stimassi come attore, non me lo hai mai fatto capire parlando"
Come poteva non averlo capito? Il mio nervosismo, il mio imbarazzo e la mia totale incapacità di rispondere come una persona normale.
"Si, il mondo del cinema è sempre stata una mia passione, ed adoro la tua bravura nel recitare."
Perché non riesco a fermarmi? Non avrei dovuto dire così tanto, chissà cosa penserà di me adesso.
"Come sono i turni qui alla reception?"
Ecco, sta cambiando discorso. Dovevo immaginarlo. Taglierà corto e se ne andrà. Non mi parlerà mai più.
"Sono a rotazione, cambiano da settimana a settimana, ma posso dire che il turno della mattina è seguito dal turno del pomeriggio, non si susseguono due turni identici."
"E il giorno libero come funziona?"
"Anche quello cambia spesso"
"Il prossimo tuo quando cade?"
"Dopodomani"
Cosa sta succedendo? Ho le guance in fiamme.
"Hai già dei programmi?"
"Ehm... no"
"Mi dai l'opportunità di ringraziarti per l'altra sera portandoti a colazione fuori e facendoti vedere il set del film che stiamo girando? Credo che un' appassionata di cinema come te non resterà delusa. Cosa ne pensi?"
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
COSA? Non posso crederci. Non può essere vero. Come può la mia vita essere cambiata radicalmente in meglio in così poco tempo? Cosa ho fatto per meritarlo? Ma basta un secondo alla mia mente per rovinare tutto come sempre. L'ansia mi sta già divorando. Come posso affrontare una mattina insieme a lui? Non so cosa mettere, non so come comportarmi, non so cosa poter dire. Non voglio rischiare di rovinare qualsiasi idea lui si possa essere fatto di me, da averlo convinto ad invitarmi. Preferisco rinunciare ed uscirne indenne piuttosto che rovinare tutto e perdere l'opportunità di continuare a scambiare ancora qualche chiacchiera con lui. E con in testa questo pensiero rispondo:
"Non c'è n'è bisogno, davvero. Non hai nulla di cui ringraziarmi. Non devi preoccuparti. Ma grazie lo stesso."