-Pronto?
Domanda Yuu a Kosuke il quale gli risponde con un cenno di capo. Preparano le mani e poi.
-Sei!
-Otto!
Dicono allo stesso momento. Sono sette le dita che si possono contare. Si rifà.
-Cinque!
-Sei!
Il risultato è tre: niente da fare per nessuno dei due. Da ripetere un altra volta ancora.
-Cinque!
-Due!
Indice di Kosuke e quattro dita di Yuu. La partita l'ha vinta il più grande. Tocca al piccolo Kosuke aiutare Morisuke a portare le borse a casa sua. Da quando è iniziato il nuovo anno per Yaku nulla è cambiato: fa sempre avanti e indietro da Tokyo a Tomiya, ma ultimamente questi accade meno frequentemente per via dei vari esami di Economia che sta dando. Gli mancano le sue due piccole pesti dai capelli neri e castani quando è a Tokyo, un po meno quando li dovrà aiutarlo a portare i bagagli, e, dato che non sanno decidersi con le buone, usano la morra per decretare lo sfortunato facchino di Yaku.
-Non credo di avere a che fare con due ragazzi di sedici e diciassette anni, se proprio devo essere sincero
-Molto curioso come io e Yuu pensiamo lo stesso di te
-Sakunami 1 e Yaku 0
-Istituto tecnico
-Con il muro più forte della prefettura di Miyagi
-Sakunami 2 e Yaku 0
-Yuu non hai un treno da Tokyo com una persona dentro, tesoro?
Chiede Morisuke abbastanza seccato dai commenti dell'amico.
-Si, mi accompagnate al binario? È il dodicesimo
-E va bene
Il trio si dirige al binario 12 della stazione centrale di Sendai. È arrivata la settimana del mese in cui Asahi deve tornare a casa! Yuu è eccitato all'idea. Non appena vede il vagine principale avvicinarsi ritorna subito indietro e aspetta che si fermi. Da esso scendono tante persone - in fondo è venerdì e sta iniziando il fine settimana. Occhiali, capelli castani arruffati e raccolti nella sua solita cipollina. Asahi. Yuu lo vede scendere dal treno e guardarsi intorno alla ricerca del suo piccolo libero, che però è più rapido dell'occhio del gigante e si è già fiondato addosso a lui avvolgendolo in un abbraccio.
-Bentornato a casa, Asahi!
Asahi non può fare a meno di sorridere e di dare un bacio sulla testa al piccolo libero.
Arrivano a casa di Asahi dove regna la pace. Tutte le volte che Yuu entra in quella casa la sua ansia scompare, le preoccupazioni cessano e con esse le paure. Per Yuu entrare in casa di Asahi è come liberarsi temporaneamente di tutti i mali che lo tormentano. Salgono in camera di Asahi e lì Yuu si butta sul letto, come se fosse a casa sua e non ospite.
Asahi sospira, perché gli mancava il comportamento senza freni di Yuu e gli mancava la sua presenza.
-Settimana dura?
Yuu guarda il sui ragazzo e poi passa a guardare il soffitto.
-Domani dovrei andare all'altare con mio nonno, ma dato che ci sei tu andremo a quello di Sendai.
-Come mai ti porta all'altare?
-I deliri dei vecchi- Ah non lo so è questa la verità. Forse crede che non riuscirò a passare l'esame e quindi ha già iniziato a pregare.
-Ogni quanto ti porta?
-Il settimo giorno di ogni mese. Non mettevo piede in un altare dal mio ultimo Shichi-go-san almeno dodici anni fa. Mi ha anche dato uno stupido amuleto di un orso.
-Forse lui ha in mente qualcosa per te che però non ti è ancora chiaro del tutto.
Dice Asahi sedendosi vicino a lui sul letto. Yuu si mette seduto e si poggia a lui, poi lo guarda con uni sguardo che anticipa quel che ha intenzione di dire.
-Io l'unica divinità a cui credo è Asahi Azumane che riesce a farmi vedere Nirvana e Paradiso in un unica volta e con un unica azione.
Si sposta su Asahi e lo stende sul materasso poi gli sale sopra.
-Bella vista da qui
Asahi gli sorride maliziosamente e con un solo gesto capovolge i due e so ritrova al posto di Yuu.
-Come-
-Corso di autodifesa dell'università, tranquillo potrei anche insegnarti qualche cosa. Tornando a noi...
Passa un oretta da quando i ragazzi di sono chiusi in stanza e i vestiti di entrambi ricoprono il tatami della camera di Asahi.
-Mi mancavi decisamente
Dice Yuu baciando Asahi e mettendogli una mano dietro la nuca. Asahi gli mette le mani sui fianchi nudi e poi le fa salire lungo il torace del libero. Si stacca per prendere fiato e poggia la fronte contro quella di Yuu.
-Inizia a essere tardi, ti accompagno a casa: tuo padre sarà in pensiero.
A sentir pronunciare suo padre sul volto del più piccolo cala un velo di amarezza. Però Asahi ha ragione sul fatto che è tardi, quindi inizia a raccogliere i suoi vestiti e a infilarseli.
-Ho litigato con mio padre...
-Da quanto?
-Il giorno che non ti ho telefonato
-Perché avete litigato?
-Perché fondamentalmente sono un idiota e lo ho ferito dicendo che lui non sa nulla sul cancro... non ho il coraggio di guardarlo negli occhi...
Dice infilandosi frettolosamente pantaloni, maglia e le calze per poi andare alla ricerca della camica bianca della divisa. A un certo punto sente sulla schiena il petto di Asahi e le due braccia che lo avvolgono.
-Chiarisci con lui, ti prego: so nota che ti manca qualcosa.
-È difficile-
-Posso immaginarlo, ma dovete aiutarvi a vicenda: abbi fede in ciò che dice e vedrai che tutto andrà per il meglio.
Dopo essersi rivestiti di tutto punto, Asahi accompagna Yuu a casa e ricorda al piccolo di chiedere scusa al padre. Prima di aprire la porta di casa, Yuu prende un bel respiro. Entra dentro e comuninca di essere arrivato, togliendosi le scarpe e infilando i piedi nelle pantofole. Si affaccia in cucina dove trova suo padre indaffarato a leggere il giornale e ascoltare la radio contemporaneamente. Fubuki si accorge si essere osservato e alza lo sguardo verso la porta che collega il disimpegno con la cucina, vedendo una figura rapida che si nasconde dietro il muro.
-Vieni fuori, lo sai che non sono cannibale.
Dice con tono piatto. Yuu si presenta davanti lui sempre a sguardo chino verso il pavimento mentre Fubuki rimette apposto il giornale e abbassa il volume della radio.
-Sono abituato a guardare una persona negli occhi quando ci parlo: tira sul la testa, forza.
Piano piano il ragazzo alza lo sguardo verso il padre.
-Sei venuto per dirmi qualcosa, no?
Yuu si inchina e per un attimo lascia senza parole Fubuki.
-Io ti chiedo scusa per quello che ti ho detto in ospedale. Sono un imbecille, non penso veramente quelle cose è- è solo che- è che ho paura di perdere la persona a cui voglio più bene in questo mondo. Scusami, papà.
Non servono risposte a quel gesto, infatti Fubuki si limita a sorridere e arruffargli teneramente i capelli. Forse suo figlio non è così immaturo come pensava.
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Ultimo e primo bacio
FanficDedica i tuoi passi a chi ti ha sorretto quando ancora avevi bisogno di un appoggio per poter camminare -Anonimo
