-Non sto male, glielo ho già detto.
-E allora non avrai poblemi a dirmi come to sei fatto quel graffio che avevi sulla schiena.
Hisashi alza lo sguardo dal banco e lo incrocia con quello del sui professore.
-Mi dispiace per lei ma si sta sbagliand-
-L'altro giorno agli allenamenti ti ho visto mentre ti cambiavi e non ho fatto a meno di notarlo. Come te lo sei fatto?
Hisashi manda giù un po di saliva
-C-cadendo dal letto della stanza del dormitorio perché io e Narita abbiamo la stanza con il letto a castello-
-Hisashi, ho più del doppio dei tuoi anni e fidati che le cazzate le riconosco, perché non trovo una parola migliore per descrivere quello che mi stai raccontando.
Si alza dalla sedia e la rimette apposto poi fa cenno all'alunno di alzarsi.
-Seguimi: andiamo in un posto un po più calmo dove parlare.
Hisashi non vuole andare, ha appuntamento con i ragazzi al solito posto, ma per qualche strano motivo si alza e segue il professore. Lo porta nella sua auletta dello sportello e nel tragitto incrocia Kazu e Roxy, i quali, vedendolo insieme a Zarc, gli sorridono come per dirgli che non importa se arriverà in ritardo all'appuntamento. Entrati nell'aula, Zarc chiude la porta e il ragazzo ne approfitta per guardarsi intorno. Gli occhi verdastri cadono sui vari armadietti con tutti i nomi di chi solitamente va a parlare con Overlay, e uno di quelli ha il nome di Yuu.
-Hisashi siediti pure dove vuoi tu, basta solo che mi racconti come ti sia procurato il graffio.
Il ragazzo non apre bocca. Zarc capisce che approcciare direttamente non funziona e che deve passare per una via più lunga.
-Che ne dici se mi parli un po di come sta andando quest'anno? Sono successe cose nuove?
Sashi sentita la domanda nuova decide di andarsi a sedere sul divanetto e di ascoltare il suo insegnante.
-Quest'anno è dura, ma fortunatamente ho i miei amici che mi stanno vicino e poi... ho con me una persona speciale
Il viso di Hiroshi viene proiettato nella mente di Sashi, il quale al pensiero del suo ragazzo si rilassa e sorride, quasi dimenticandosi di essere nel bel mezzo di un dialogo con il suo professore.
L'espressione di Hisashi colpisce Zarc: non aveva mai visto sorridere Hisashi così, anche perché con lui non ha mai avuto un vero e proprio "dialogo" o un contatto. Gli è sempre parso che Hisashi preferisse essere distaccato da lui, probabilmente perché non va bene in filosofia, ma non si può mai dire: potrebbe anche essere che Hisashi stia sul cazzo Zarc.
-Immagino questa persona sia talmente tanto speciale da farti sorridere
-Hiroshi, è un suo ex alunno
-Kasugano della 3-3?
Hisashi annuisce e Zarc sorride, contento per il feedback positivo dategli dell'alunno.
-Mi ricordo di Hiroshi: è sempre stato zitto i primi due anni, ma l'anno scorso si è aperto completamente. Mi piaceva parlare con lui di film e di cose così, anche se credo di non essere mai stato il suo preferito. In che rapporti sei con lui?
-Stiamo insieme ormai da quattro mesi.
Si tappa la bocca. Ultimamente non sta più parlando di Hiroshi alle persone con cui non ha confidenza per paura di una reazione non gradita, ma ora era talmente a suo agio che si è dimenticato che stava parlando con un insegnante.
-Hisashi e Hiroshi. Kinoshita e Kasugano. I vostri cognomi e nomi iniziano con le stesse lettere. Hiroshi e Hisashi. Suona bene. Mi piace. Come mai tutta questa paura di dirmelo?
Prima di aprire bocca Hisashi si morde il labbro e abbassa lo sguardo. Non gli va di ripensarci, gli fa male il cuore.
-Qualcuno ti ha detto qualcosa di pesante riguardo a te e Hiroshi?
Sta tremando e sente che potrebbe smettere di respirare da un momento all'altro. Ha sempre avuto ansia, ma non ha mai avuto un attacco d'ansia forte. Sente il suo stomaco contorcersi e i suoi occhi riempirsi di lacrime, poi sente caldo, davvero tanto, tantissimo caldo.
Ma Zarc non è cieco e si accorge del repentino cambiamento del suo alunno.
-Hisashi, ora fai come ti dico
Dice il professore prendendogli il viso.
-Inspira... e poi butta fuori... inspira... e poi butta fuori...
Il ragazzo segue le indicazioni dell'insegnante e sente che piano piano il suo corpo rilassarsi e la voglia di piangere passargli.
-Non so chi ti abbia detto o fatto questo, ma chiunque sia non deve azzardarsi a farti del male in questo modo.
-Mio padre! È stato mio padre! È stato lui a farmi il graffio sulla schiena, ma non era giusto un graffio: era un taglio che perdeva sangue prima di diventare una cicatrice o graffio. Mi ha tirato addosso un vaso di porcellana e mi si è spaccato sulla schiena tagliandomi tutto. Mi ha detto che sono uno stupido gay e un disonore per la sua famiglia e lo ha urlato a tutti. Lo ha detto anche il giorno del mio compleanno e credo mi abbia rovinato per sempre anche l'unico giorno in cui potevo dire di essere felice di essere nato. Mi ha fatto paura perché quando ho finito con la festa mi ha urlato contro le peggio cose e in quel momento mi sarebbe veramente piaciuto scomparire dalla faccia del pianeta. Perché non posso semplicemente essere amato, professore? Perché devo avere paura di dover essere assalito per strada solo perché mi sto tenendo per mano con il mio ragazzo? Adesso che ho anche preso 39 nel compito mi ucciderà perché so già che dirà quanto io non sia riuscito a prendere almeno la sufficienza perché ero a un punto da quella! È orribile tutto ciò e ho paura che possa farmi di peggio, perché in fondo un graffio non è niente, il problema sono i lividi e il sangue e tutta quella roba lì e io- io- io- io voglio solo poter vivere una vita tranquilla senza avere paura di uscire dalla mia stanza ed essere pestato da mio padre o da qualsiasi altra persona omofobia.
Hisashi si lascia trasportare dalle emozioni e mentre parla sente la mano rassicurante del professore sulla sua schiena.
-Ho aperto questo sportello per i ragazzi e le ragazze bisognosi di aiuto. Se ti serve puoi tornare quando vuoi a parlarmi per sentirti meglio: qui nessuno può essere giudicato o discriminato e chiunque lo faccia non merita niente se non essere dimenticato.
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Ultimo e primo bacio
FanfictionDedica i tuoi passi a chi ti ha sorretto quando ancora avevi bisogno di un appoggio per poter camminare -Anonimo
