CAPITOLO 20 III PARTE: LA VERA FINE DI UN CALVARIO DURATO 8 ANNI

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Bologna, 11 maggio 2018

LAURA POV'S

Dopo 8 anni eccomi finalmente qui nella stanza d'attesa del tribunale per porre fine ad un calvario che mi è costato la lontananza di Mamma e Sara. Ecco che arriva un agente e dice il mio nome Agente: "Laura Astori" Laura: "Eccomi!" l'agente mi fa entrare in sala il giornalista è seduto al tavolo degli imputati ma appena gli passo davanti mi guarda con fare cagnesco e capisco che farà di tutto per rendere la mia testimonianza non credibile. Eccomi arrivata al banco dei testimoni Agente: "Il suo nome" Laura: "Laura Astori" Agente: "Alzi la mano destra. Giura di dire la verità e nient'altro che la verità?" Laura: "Lo Giuro" Procuratore: "Signorina Astori ci può raccontare come l'imputato ha influenzato e costretto lei e sua sorella ad allontanarsi dai vostri genitori?" Laura: "Tutto inizio il 03 Novembre 2010 quando ero arrivata a Milano mi sentivo un pesce fuor d'acqua ma ciò non passò inosservato agli occhi dell'imputato il quale fece di tutto per avvicinarsi a me ma ogni volta che lui mi si avvicinava mi sentivo a disagio ed avevo la sensazione di non poter uscirne un giorno che stavo tornando a casa dal mio allenamento sentì in lontananza una conversazione non capì sulle prime chi stesse parlando ma poi una frase mi fece capire chi fosse la persona la frase è stata:"Sara Astori deve perdere tutto ciò che ha di più caro in modo da pagare per averti mandato in carcere" da lì compresi che mia sorella era in pericolo e mi sono voluta allontanare senza darle giustificazioni per proteggerla a distanza di tempo dalla mia separazione da mia sorella Sara le cose non migliorarono anzi peggiorarono lui inizio a minacciarmi, controllarmi, non potevo vivere serenamente ogni volta che finivo tardi gli allenamenti me lo ritrovavo davanti la porta di casa mia e non mi dava nemmeno il tempo di entrare in casa che mi ritrovavo ricoperta di lividi e sanguinante fortunatamente i miei vicini se ne accorsero e mi soccorsero parecchie volte ma nell'ultimo periodo incomincio ad essere sempre più incontrollabile e non mi lasciava in pace poi il giorno in cui la squadra comunico a me ed alle mie compagne di squadra che saremo venute qui a Bologna lui fece una scenata e poi continuò a tartassarmi con telefonate di minaccia fino a quel giorno 11 Aprile dove lui ha causato l'incidente in cui ne rimasi coinvolta e feci due settimane di coma. La mia famiglia in particolare mia sorella Sara ne erano completamente all'oscuro. Gli unici a saperlo erano la mia squadra e il mio amico del cuore. L'imputato non si è mai fatto scrupoli nei miei confronti mi ha sempre trattata come una nullafacente la quale gli avrebbe dovuto dare ciò che secondo lui l'avrebbe reso felice ed avrei dovuto sottostare a lui soltanto." "Non ho nient'altro d'aggiungere la test ha risposto ha tutte le mie domande nel suo racconto" Avvocato della difesa: "Signorina Astori lei ha detto che tutto ebbe inizio il 03 Novembre 2010 prima di quel giorno non aveva mai incontrato il mio cliente?" Laura: "Assolutamente no, non è mai stato il genere di ragazzo che potessi frequentare e comunque il suo cliente sapeva benissimo chi fossi" Avvocato della difesa: "Sta forse dicendo che il mio cliente avesse calcolato tutto?" Laura: "Assolutamente sì e non lo dico solo per difendermi ma conoscendo il suo cliente so bene a cosa sto andando incontro e so cosa sta per dire ma ancora assolutamente no non ho mai avuto a che fare con il suo cliente prima che lui entrasse nella mia vita" Avvocato della difesa: "Non ho nient'altro d'aggiungere signor giudice". Giudice: "Va bene, la corte si ritira per deliberare". Passo un ora da quando il giudice si era ritirato assieme agli altri per deliberare e arrivò il momento il giudice rientrò in aula e disse Giudice: "In nome dello stato italiano e in merito ai sensi dell'articolo 533 del codice penale dichiaro l'imputato Massimo Capaldi Colpevole dei reati a lui imputati e lo condanno a 30 anni senza condizionale per i reati da lui commessi. La sentenza è conclusa." Finalmente il giornalista non potrà più fare del male a me o alla mia famiglia ha avuto ciò che meritava.

MASSIMO POV'S:

Non ci posso credere la terza testimone era Laura la quale mi conosceva bene infatti non ha dimenticato di tralasciare nulla ma la cosa che mi tormenta di più e che non potrò portare a termine la mia vendetta a causa della sentenza che mi ha condannato a 30 anni senza condizionale. Eppure non riesco a non pensare a ciò che ha detto: Agente: "Il suo nome" Laura: "Laura Astori" Agente: "Alzi la mano destra. Giura di dire la verità e nient'altro che la verità?" Laura: "Lo Giuro" Procuratore: "Signorina Astori ci può raccontare come l'imputato ha influenzato e costretto lei e sua sorella ad allontanarsi dai vostri genitori?" Laura: "Tutto inizio il 03 Novembre 2010 quando ero arrivata a Milano mi sentivo un pesce fuor d'acqua ma ciò non passò inosservato agli occhi dell'imputato il quale fece di tutto per avvicinarsi a me ma ogni volta che lui mi si avvicinava mi sentivo a disagio ed avevo la sensazione di non poter uscirne un giorno che stavo tornando a casa dal mio allenamento sentì in lontananza una conversazione non capì sulle prime chi stesse parlando ma poi una frase mi fece capire chi fosse la persona la frase è stata:"Sara Astori deve perdere tutto ciò che ha di più caro in modo da pagare per averti mandato in carcere" da lì compresi che mia sorella era in pericolo e mi sono voluta allontanare senza darle giustificazioni per proteggerla a distanza di tempo dalla mia separazione da mia sorella Sara le cose non migliorarono anzi peggiorarono lui inizio a minacciarmi, controllarmi, non potevo vivere serenamente ogni volta che finivo tardi gli allenamenti me lo ritrovavo davanti la porta di casa mia e non mi dava nemmeno il tempo di entrare in casa che mi ritrovavo ricoperta di lividi e sanguinante fortunatamente i miei vicini se ne accorsero e mi soccorsero parecchie volte ma nell'ultimo periodo incomincio ad essere sempre più incontrollabile e non mi lasciava in pace poi il giorno in cui la squadra comunico a me ed alle mie compagne di squadra che saremo venute qui a Bologna lui fece una scenata e poi continuò a tartassarmi con telefonate di minaccia fino a quel giorno 11 Aprile dove lui ha causato l'incidente in cui ne rimasi coinvolta e feci due settimane di coma. La mia famiglia in particolare mia sorella Sara ne erano completamente all'oscuro. Gli unici a saperlo erano la mia squadra e il mio amico del cuore. L'imputato non si è mai fatto scrupoli nei miei confronti mi ha sempre trattata come una nullafacente la quale gli avrebbe dovuto dare ciò che secondo lui l'avrebbe reso felice ed avrei dovuto sottostare a lui soltanto." "Non ho nient'altro d'aggiungere la test ha risposto ha tutte le mie domande nel suo racconto" Avvocato della difesa: "Signorina Astori lei ha detto che tutto ebbe inizio il 03 Novembre 2010 prima di quel giorno non aveva mai incontrato il mio cliente?" Laura: "Assolutamente no, non è mai stato il genere di ragazzo che potessi frequentare e comunque il suo cliente sapeva benissimo chi fossi" Avvocato della difesa: "Sta forse dicendo che il mio cliente avesse calcolato tutto?" Laura: "Assolutamente sì e non lo dico solo per difendermi ma conoscendo il suo cliente so bene a cosa sto andando incontro e so cosa sta per dire ma ancora assolutamente no non ho mai avuto a che fare con il suo cliente prima che lui entrasse nella mia vita" Avvocato della difesa: "Non ho nient'altro d'aggiungere signor giudice". Giudice: "Va bene, la corte si ritira per deliberare". Passo un ora da quando il giudice si era ritirato assieme agli altri per deliberare e arrivò il momento il giudice rientrò in aula e disse Giudice: "In nome dello stato italiano e in merito ai sensi dell'articolo 533 del codice penale dichiaro l'imputato Massimo Capaldi Colpevole dei reati a lui imputati e lo condanno a 30 anni senza condizionale per i reati da lui commessi. La sentenza è conclusa." Anche se ho cercato di ucciderla non mi pento di nulla anzi passati i 30 anni cercherò la mia vendetta ma per ora per me il tempo di scappare è terminato, sono giunto al capolinea.

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