-Il giorno in cui io e mio fratello scoprimmo questo posto, sull'isolotto c'era un anziano signore.
Quando ci vide si asciugo velocemente una lacrima che si era incastrata nella sua folta barba e ci sorrise, come un nonno fa il giorno di Natale mentre i nipoti scartano i regali.
Non dovevano trovarci lì, il terreno non era nostro. l'anziano ci invitò a raggiungerlo dall'altro lato del ponte. Noi lo ascoltammo convinti che ci avrebbe sgridati.
E invece ci fece accomodare sul prato verde. Ci guardò negli occhi e ci disse "Finalmente qualcuno a scoperto il mio laghetto".
Feci per scusarmi della nostra invasione ma lui mi fermò.
"Non dovete scusarvi di niente, da anni che spero di trovare un po' di compagnia in questo posto silenzioso." Detto ciò scompigliò i capelli di Luc ed entrambi ridemmo di mio fratello. Sembrava di conoscerlo da sempre, come se quell'incontro fosse stato deciso dal destino.
Ad ogni modo ci raccontò la sua storia, di come quel posto fosse speciale per la sua vita. Lì aveva incontrato per la prima volta la donna che sarebbe diventata sua moglie, e sempre lì le chiese di sposarlo.
Quel posto custodiva tutti i ricordi belli della sua vita. Angela era il nome della donna che amava e che si era spenta proprio quel giorno, nelle prime luci del mattino.
Era venuto lì per l'ultima volta, a godere del profumo dei fiori che spesso raccoglieva per lei. Fu così che l'anziano ci lasciò il laghetto con un'ultima richiesta.
"Ragazzi custodite questo posto e condividetelo solo con coloro la cui vita ha bisogno di fiato".-Ero rimasta immobile per tutto il racconto, rapita dalle sue parole.
Anche adesso che ero coricata a esta in giù sul letto non riuscivo a non ragionare su quella storia così speciale ed intima.
Ma ciò che mi aveva scioccato ancora di più erano le parole che aveva aggiunto Thomas alla fine.
"Non lasciare che l'unica cosa brutta della tua vita ne cancelli tutta la felicità".
Era riuscito a capirmi anche senza una sola parola da parte mia.
Più ci ragionavo più le domande affollavano la mia mente.
Perché si è aperto con me? Perché crede mi sia successo qualcosa di brutto? Come lo ha capito? Il vecchio è ancora vivo?
Mi alzo di scatto, devo smetterla di pensare a tutto.
Cerco le cuffiette nel cassetto del mio comodino, ma inutile, non le trovo.
Busso alla porta di mia sorella. Ecco dove sono le mie cuffiette!
La vedo sdraiata in maniera stravaccata sul suo letto monoposto, mentre scorre i video su YouTube.
-Dammi le mie cuffiette. ADESSO!- Quando si accorge della mia presenza mi risponde.
-Vieni a prenderle se ai il coraggio, ti avverto, ho ancor i calzini del basket addosso!-
Mi lancio su di lei, riuscendo a prenderne una. Lei però riesce a sfuggire alla mia presa, e mi sferra un calcio molto vicino alla bocca.
L'odore di fogna dei suoi calzini mi uccide lentamente, ma non ho intenzione di arrendermi.
Dopo un paio di minuti, mia madre compare sulla porta.
-Cos'è questo trambusto ragazze?-
-Omma, Elen continua ad usare le mie cuffie senza permesso.-
_OH Lara, non fare la bambina. E tu Elen restituisci le cuffiette di tua sorella, sono sue e non tue.-
A metà tra il vittorioso e l'offeso, recupero l'ultima cuffietta ed esco dalla camera, non prima di rifilare una linguaccia amia sorella, che rotea gli occhi.
-Che bambina, santo cielo-. Le sento dire quando sono ormai a metà corridoio.
Chiusa la porta di camera mia infilo quelle dannate cuffiette e faccio partire una canzone delle Blackpink.
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Sun and Arrogance
Literatura FemininaLara è una giovane ragazza di 17 anni che ama vivere a pieno la vita. Abita ancora nella piccola villetta dei genitori in un piccolo paesino. Un giorno una festa le sconvolge completamente i piani. Riuscirà a guarire dalla ferita per affrontare un'e...