Erano passate tre settimane da quella sera ed io non riuscivo ancora a riprendermi.
Non avevo detto niente ai miei genitori, ne a mia sorella.
Non lo avevo detto a nessuno.
Me ne vergognavo. Mi vergognavo di ciò che mi avevano fatto senza il mio permesso. Mi vergognavo per non essere stata attenta.
La danza è stata l'unica valvola di sfogo. Riuscivo a tirare fuori tutta la paura, la rabbia, il buio in me.
Ho perso la verginità con un qualunque cretino e nessuno me la restituirà.
Mi muovo leggiadra ma con foga per esprimere ciò che non riesco a dire a parole.
La musica accompagna il mio dolore.
Prima un passo, poi l'altro; una giravolta ed un salto.
Atterro male e mi faccio male ad una caviglia.
MI rialzo senza curarmene e riprendo a danzare.
Cado di nuovo, questa volta faccio più fatica a rialzarmi.
Ricomincio la coreografia da capo ma, per la terza volta, cado.
Una lacrima mi scivola veloce sulla guancia sinistra senza che io abbia il tempo di trattenerla.
"Lara riassumi il controllo", mi dice forte la vocina dentro la mia testa.
"Non lasciare che questo ti distrugga".
Mi alzo e asciugo il viso bagnato.
Rimetto la musica da capo e lascio che sia il mio corpo a scegliere le mosse, senza premeditarle.
(fai partire la canzone)
Mi sento pervasa da un turbine di emozioni che si unisco perfettamente alla melodia.
Chiudo gli occhi.
Le note iniziali mi ricordano la fermata del pullman.
Il leggero crescendo: la telefonata che faccio ai miei mentendo di non stare bene.
Il ritornello: la sensazione di una voragine al posto dello stomaco.
L'accompagnamento musicale: le lacrime che mi soffocano.
Il finale: chiusa in bagno a vomitare per il ribrezzo.
Mi ritrovo stesa a terra a raccogliere i pensieri.
Devo andare avanti. Non posso. Devo andare avanti.
Mi getto sotto la doccia degli spogliatoi femminili e mi strofino con forza la pelle cercando di far andare via quella sensazione delle sue mani su di me.
Fortunatamente durante il mese di Luglio gran parte dei miei compagni di corso sono in vacanza per cui il salone è spesso vuoto.
Esco dal getto freddo dell'acqua e mi avvolgo con un asciugamano cremisi.
Corro subito a vestirmi. Non mi piace stare nuda.
Indosso la felpa e i pantaloncini della tuta e cerco di tirarmi indietro i ciuffi corti che mi si appiccicano sul viso.
Mentre sono sulla strada di casa trovo Max insieme ad una ragazza e non riesco a non sorridere.
In questo ultimo periodo si sta frequentando con una sua vecchia conoscenza e da come mi racconta di lei sembra davvero preso rispetto alle altre cotte passeggere.Stanno beatamente seduti su una panchina a mangiarsi un buon gelato, ridendo e chiacchierando di gusto.
Decido di non interromperli. Quando vorrà farmela conoscere lo deciderà solo lui.
Mi incammino silenziosa per le strade affollate delle 18 di sera, ma una piccola folla attira il mio sguardo.
Decido di alzarmi per vedere di prima persona cosa sta succedendo.
Due ragazzi si stanno picchiando e nessuno cerca di fermarli.
Inizialmente decido di non intromettermi, anche perché non potrei fare molto.
Poi un ragazzo dagli occhi color ghiaccio si intromette spintonando i due.
Lo riconosco.
E' Thomas.
Decido di allontanarmi ma appena mi muovo dalla mia posizione qualcuno mi viene addosso spingendomi.
Rivivo un attimo un déjà-vu.
io che cado su di lui; lui che mi dice di non preoccuparmi; mi offre da bere; vado in bagno; mi ritrovo in quella camera.
Inconsciamente inizio a tremare. Nn riesco a placare il mio corpo.
Thomas mi si avvicina.
"Guarda chi c'è qui. E' da un po' che non ci vediamo." Dice con un sorriso obliquo stampato in faccia.
"vuoi che riprendiamo da dove ci eravamo fermati ragazzina?" continua afferrandomi per un braccio.
Il mio corpo, dopo quel contatto, trema ancora più forte.
Vedo mutare l'espressione sul suo viso.
"Che succede? Non ti senti bene?" dal suo tono percepisco un grosso pizzico di preoccupazione unito dalla paura.
io non rispondo; riesco solo a rivivere quell'inferno come un disco rotto.
Lo sento poi strascinarmi via dalla gente fin quando non riesco a svegliarmi dal mio momentaneo coma.
"Lasciami" sputo fredda. Ora vedo il suo viso, non quello di Thomas, il suo.
Di punto in bianco quell'accenno di comprensione svanisce dai suoi occhi.
Mi lascia il braccio e mi risponde asettico "Non me lo faccio ripetere due volte, stai tranquilla".
Dopo di che se ne va lasciandomi confusa.
Penso di essermi sbagliata, ma dal suo sguardo credo che abbia capito qualcosa, non so cosa sia, un semplice presentimento.
Ci penso mentre torno a casa.
Appena metto piede in salotto mia madre mi rimprovera per non aver risposto alla sua ultima chiamata.
"Mi è morta la batteria" mento spudoratamente facendo il visino da angioletto che non mi riesce per niente.
"Faccio finta di crederti, ora va a lavarti le mani che ti ho preparato le lasagne verdi"
quando le sento nominare un sorriso raggiante spunta sul mio viso.
okay, devo ammettere che è un po' finto, ma non voglio che soffra come sto facendo io. Non se lo merita affatto.
"Non lo meritavi neanche tu" mi ricorda quella vocina nella mia testa.
Ha ragione, non lo meritavo. Nessuno se lo merita.
LO SO CHE E' UN PO' CORTO MA SPERO CHE VI PIACCIA COMUNQUE.
ALLA PROSSIMA <3
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Sun and Arrogance
ChickLitLara è una giovane ragazza di 17 anni che ama vivere a pieno la vita. Abita ancora nella piccola villetta dei genitori in un piccolo paesino. Un giorno una festa le sconvolge completamente i piani. Riuscirà a guarire dalla ferita per affrontare un'e...