Ghiaccio

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"Non è la forza che ci spezza,

ma il peso delle cicatrici che non riusciamo a ignorare."

I primi raggi di sole della giornata mi costrinsero ad aprire gli occhi. Ero ancora sul divano, da sola, con una coperta addosso che non avevo la notte prima. La casa era silenziosa, e dei ragazzi e di Mel non c'era alcuna traccia. Tutto intorno sembrava immobile, come se il caos della notte precedente non fosse mai accaduto.

L'immagine di Blake e Peter feriti sul prato mi tornò alla mente, nitida e dolorosa. Mi sfregai le tempie nel tentativo di scacciare quei pensieri, ma il peso di ciò che avevamo affrontato non si allentava. Era stato solo poche ore prima che li avevamo trascinati dentro casa, sanguinanti e a malapena coscienti. Blake, nonostante la sua solita ostinazione, sembrava fragile, un'immagine che non riuscivo a togliermi dalla testa. Anche Peter, solitamente sorridente e leggero, era un'ombra di sé stesso.

Mi alzai dolorante per la posizione scomoda in cui avevo dormito tutta la notte. La coperta era scivolata a terra, lasciando la mia pelle esposta al freddo pungente della mattina. La cucina era in penombra, e sul tavolo c'erano ancora le valigette del primo soccorso, come un promemoria muto del caos recente. Trascinando i piedi fino al fornello, iniziai a preparare la macchinetta del caffè. Il freddo di quella mattina mi fece rabbrividire, costringendomi a strofinare le mani per riscaldarmi. Mentre il caffè era quasi pronto, sentii la porta del giardino sul retro aprirsi. Mi affacciai dalla cucina e vidi i ragazzi entrare in casa.

"Buongiorno," dissi, cercando di nascondere il turbamento che ancora mi attanagliava.

"Fragolina, buongiorno!" rispose Peter con un sorriso, ma il suo volto mostrava ancora i segni della notte precedente. Nonostante il suo tono allegro, sembrava stanco, quasi forzato.

"Cass," mormorò Kyle, accennando un saluto rapido. Si passò una mano tra i capelli, un gesto nervoso che tradiva il suo tentativo di mascherare la tensione.

Alzai gli occhi al cielo per il nomignolo affibbiatomi da Peter e ricambiai con un sorriso il saluto di Kyle. L'unico a non dire nulla fu Blake. Lo fissai, cercando di capire cosa stesse succedendo, ma lui evitò il mio sguardo. Il suo silenzio mi colpì più di qualsiasi parola.

Presi una tazza dal mobile sopra il lavandino e mi versai il caffè. L'atmosfera era strana: erano tutti e tre estremamente silenziosi, persino Peter. Ero convinta che ci fosse molto di più sotto quel silenzio.

"Che succede?" chiesi, cercando di rompere il ghiaccio.

"Niente," rispose Blake, con un tono freddo e tagliente.

Non gli credevo. Odiavo quando qualcuno mi mentiva, ma quando era lui a farlo, qualcosa dentro di me scattava.

"Niente?!" ripetei, alzando la voce.

"Esatto, Cassie."

Mi avvicinai a lui, continuando a sorseggiare il mio caffè. Lo fronteggiai, nonostante la sua altezza e il suo sguardo glaciale.

"Non prendermi in giro, Finnigan. Dimmi cosa c'è che non va."

"Tu, Heart. Tu in casa mia in questo momento e in qualsiasi altro momento."

Le sue parole mi destabilizzarono. Sentii la bocca asciutta e il cuore accelerò all'impazzata. Non sapevo cosa rispondergli. Dopo tutto quello che avevo fatto per lui, non avrei mai pensato di sentirmi dire una cosa del genere. Io ero rimasta al suo fianco e avevo affrontato Donovan per lui.

"Non credo di aver capito," balbettai.

Blake si passò una mano sul viso, come se cercasse di controllarsi, poi fece un passo indietro, allontanandosi da me. "Hai capito benissimo. Non ti voglio qui. Nessuno ti vuole qui."

Ricordami chi eroLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora