Un passo alla volta

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"L'unico modo per liberarsi del passato

è guardarlo in faccia e smettere di averne paura."

Da una settimana la mia vita era un loop continuo.

Lezioni, stanza. Lezioni, stanza.

Non uscivo, non per paura, ma perché cercavo di capire come risolvere la situazione con Trevor.

Io e Blake non avevamo parlato. Dopo quella sera a casa sua, me lo ritrovavo ovunque, ma tra noi regnava il silenzio.

Avevo troppe informazioni da metabolizzare, troppe verità nascoste dai miei fratelli e da lui. Non avevo ancora affrontato la questione con loro, e non sapevo come farlo.

Peter e Kyle erano presenze costanti ma silenziose. Era tutto un immenso caos, e io non sapevo come gestire la situazione senza fare vittime sacrificali attorno a me.

Melody si stava riprendendo dopo l'incidente, e Donovan sembrava ormai un ricordo lontano, anche se sapevo che non si sarebbe arreso così facilmente.

Era un mercoledì quando la mia stanza iniziò a starmi troppo stretta. Decisi di buttare all'aria il mio pomeriggio di studio per uscire e prendere aria. Melody era impegnata con un tirocinio o qualcosa del genere, e continuavo a ignorare le chiamate di Ryan. Gli avevo detto che c'erano problemi a casa e avevo lasciato la questione in sospeso.

Presi le cose essenziali—borsa, chiavi, sigarette—e uscii.

Lasciai un bigliettino a Melody dicendole di non aspettarmi per cena e scesi.

Camminai per un bel po', lasciando che il rumore della città si dissolvesse alle mie spalle. Il Public Garden mi accolse con il fruscio leggero delle foglie e l'odore fresco dell'erba. Il contrasto tra la mia mente in subbuglio e la calma del posto era quasi stridente. Mi sedetti su una panchina e accesi una sigaretta. Il silenzio tranquillo del parco mi avvolse, portando con sé una pace che non provavo da tempo. Per la prima volta dopo giorni, respirai davvero.

Dovevo trovare una soluzione, ma per farlo dovevo affrontare un problema alla volta. Rimasi immersa nei miei pensieri per quasi un'ora, poi presi il telefono e chiamai Jay.

Stringevo il telefono tra le mani, le ginocchia raccolte sul bordo della panchina. Alla fine, senza più esitare, chiamai.

Lui rispose dopo il secondo squillo.

"Non mi chiami mai. Cos'hai combinato?"

Chiusi gli occhi, mordendomi il labbro. "Perché dai per scontato che sia colpa mia?"

"Perché ti conosco, Cassandra. E perché è giorno e non stai dormendo, quindi deve essere grave."

Sbuffai, passandomi una mano tra i capelli. "Va bene, ok. Ho bisogno di un consiglio."

"Oh, merda. Ora sono davvero preoccupato."

"Ho ritrovato Blake."

Silenzio. Poi un lungo fischio. "Dannazione. E con 'ritrovato' intendi 'oh, ci siamo incrociati per caso' o 'abbiamo fatto cose su un tavolo da cucina'?"

Mi coprii la faccia con una mano, chiudendo gli occhi. "Perché sei così specifico?!"

"Oh, mio Dio. Sul serio?!" scoppiò a ridere. "Non posso crederci. Cassandra, lo giuro, tu vivi in un romanzo drammatico e nessuno me l'ha detto."

"Jay, ti prego."

"No, no. Aspetta. Voglio godermi il momento." Sentii un rumore di qualcosa che veniva versato. "Mi sto servendo un drink per accompagnare questa conversazione."

Ricordami chi eroLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora