Guardati dal diventare un mostro mentre combatti i mostri.
FriedrichNietzsche
Avevamo vinto.
Non era stata una gara semplice, ma avevamo tagliato il traguardo prima degli altri. La prima fase del piano era andata esattamente come previsto.
Avevamo fatto una rapida sosta a casa per cambiarci in vista del gala, stavo ancora lottando con il cinturino dei miei tacchi quando Blake entrò in camera. Era affascinante. La camicia bianca evidenziava le sue spalle, la giacca nera lo rendeva elegante ma dannato allo stesso tempo. Il pantalone gli cadeva perfettamente sulle gambe, e quei capelli perennemente scompigliati gli davano un'aria pericolosamente magnetica.
"Ci sono quasi, questi tacchi sono un incubo."
Si avvicinò e si inginocchiò, prendendomi la caviglia con delicatezza, un sorriso malizioso che gli sfiorava le labbra. "Sai, potrei abituarmi a questa vista." La sua voce era un misto di gioco e desiderio, e mi colse impreparata. "Blake..." sussurrai, cercando di non perdere il controllo mentre il suo tocco scivolava sulla mia pelle con una lentezza esasperante. Un brivido mi attraversò la gamba, e d'istinto strinsi le mani sul lenzuolo. Chiuse entrambe le scarpe, ma non si mosse subito. Le sue dita sfiorarono appena la mia caviglia, poi risalirono appena lungo la curva della mia gamba, impercettibili, ma sufficienti a far accelerare il battito del mio cuore. "Sai che potrei tenerti qui tutta la sera, vero?" mormorò, il suo sguardo che si alzava lentamente fino ai miei occhi. "Mi sa che al gala non ci andremmo più." Il mio cervello iniziò a divagare, ma cercai di restare composta.
La sua voce roca e il suo tocco mi destabilizzarono, come un fuoco lento che bruciava sotto la pelle. "Sei sempre così testarda, Cassie..." disse con un sorrisetto, le mani ancora a contatto con la mia pelle. "Eppure, guarda come tremi." Mi alzai dal letto, e lo vidi deglutire.
"Sei bellissima."
"Anche tu non sei niente male."
Si avvicinò e mi cinse la vita.
"Non fare niente di avventato, Cassie."
Era troppo vicino per resistergli.
"Ci proverò."
La mia risposta non gli piacque. Strinse la presa su di me, riducendo la distanza tra di noi. Il suo profumo era inconfondibile. Era diventato il mio preferito anni prima, e lo sarebbe stato sempre.
Appoggiai le mani sul suo petto e iniziai ad accarezzarlo. Stava giocando, e io non mi sarei tirata indietro.
"Farò quello che devo fare, Blake. E con gli auricolari saremo sempre in contatto."
Il suo sguardo si fissò nel mio, le sue dita sfiorarono la mia schiena. Si avvicinò al mio orecchio e sussurrò:
"Fa' la brava, Cassie, e io eviterò di fare una strage."
Era una trappola, e lo sapevo bene. Non voleva che andassi al gala, ma non mi sarei fatta mettere da parte.
"Non puoi comandarmi, tesoro."
Odiava quando lo chiamavo così.
Si staccò, ma rimase vicino. Ci fissammo per un tempo indefinito, poi il suono di una notifica ci riportò alla realtà.
Blake estrasse il telefono dalla tasca e lo sbloccò.
"È Peter. Dobbiamo andare."
Prendemmo le ultime cose e uscimmo di casa. Impiegammo quindici minuti per raggiungere la villa di Donovan. Era mastodontica, con colonne in marmo che incorniciavano l'ingresso. Il lusso era ovunque.
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Ricordami chi ero
RomanceLa storia di Cassandra e Blake vi farà dubitare di ogni certezza Vi farà credere nei brividi sotto pelle Nel fiato che si spezza Nella pelle d'oca che non mente. Vi farà credere nelle anime prima dei corpi Nell'adrenalina come costante Nel destino...
