Verità rivelata

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BLAKE

Era stato liberatorio dire ai ragazzi la verità sul mio passato. Era stato quasi come prendere la catena che mi stringeva il collo da quattro anni e allentarla un po'. Era da una settimana che io, Kyle e Peter ci alternavamo per sorvegliare Cassandra e Melody. Tutto sembrava procedere normalmente, eppure avevo la sensazione che fosse troppo tranquillo. Avevo da poco dato il cambio a Peter ed ero tentato di entrare in quel club e trascinarle fuori di peso. Quel posto non faceva per loro ed era pericoloso. Saperla lì dentro da sola mi faceva ribollire il sangue, tanto che stringevo il volante fino a fargli scricchiolare la pelle.

Dopo tre ore, le vidi finalmente uscire. Stavano discutendo animatamente, ma a causa del buio e della distanza non riuscivo a capirne il motivo. Melody si fermò fuori dalla macchina e iniziò a gesticolare, sembrava decisa a non salire. Io scesi dalla mia auto e mi avvicinai di soppiatto, cercando di capire cosa stesse succedendo.

"Devi dirmi chi è stato, Cass."

"Melody, non è successo niente. Ora per favore, torniamo in camera."

Cassandra era tesa, nervosa. Continuava a guardarsi intorno, le sue mani tremavano leggermente mentre le stringeva a pugno. Il cuore mi martellava nel petto, iniziavo a insospettirmi, ma rimasi ad ascoltare.

"Ti hanno aggredita, Cass! Come fai a dire che non è successo niente?"

Mi gelai sul posto e uscii dal mio nascondiglio. Ero alle spalle di Cassandra, quindi la prima a vedermi fu Melody.

"Chi è stato?"

Cassandra tremò nel sentire la mia voce e si girò lentamente. Melody, invece, decise di salire in macchina.

"Che ci fai tu qui?"

"Cassie, chi è stato?"

Mi avvicinai a lei e le presi il mento per esaminare il suo viso. Aveva un taglietto sullo zigomo sinistro, la guancia era un mix di rosso e viola. Il mascara era sbavato e sulle labbra c'erano i segni dei morsi, che ero quasi sicuro si fosse auto-inferta per non urlare. Sentii il respiro accelerato sotto le mie dita e il suo corpo rigido come una corda tesa.

Si scostò dalla mia presa e si allontanò. "Non ti riguarda, Finnigan."

Si avvicinò alla macchina per andarsene, ma la bloccai.

"Cassie, dimmi chi è stato, o giuro che non ci sarà più un solo mattone di questo club in piedi." Il mio tono era basso, ma carico di furia. Potevo sentire il battito del mio cuore rimbombarmi nelle orecchie, la mascella serrata, le mani che prudevano dal desiderio di agire.

Respirò rumorosamente e si appoggiò alla macchina.

"Se te lo dico, devi giurarmi di non perdere la testa."

Annuì e mi preparai al peggio.

"Uno degli scagnozzi di Trevor." La sua voce era poco più di un sussurro, ma ogni parola mi colpì come un pugno. Il mio respiro si fece più corto, le unghie affondate nei palmi delle mani mentre cercavo di mantenere il controllo.

Le tempie iniziarono a pulsarmi furiosamente. Sentii il sangue ribollire e le mani chiudersi a pugno. Non potevo lasciarlo impunito.

"Venite con me."

Non le diedi il tempo di rispondere. La presi per mano e chiamai anche Melody.

"Mel, la macchina la prendiamo domani. Ora venite con me."

Una volta saliti tutti e tre in macchina, il silenzio e la tensione erano quasi opprimenti. Avevo la mente affollata da immagini terrificanti e il terrore che tutti finissero nei guai per colpa mia. Arrivati alla confraternita, restammo un po' in macchina con i pensieri a divorare il silenzio.

"Tu sai qualcosa, vero?" Il suo sguardo si infilò nel mio, scavando oltre la maschera di apparente calma che cercavo di mantenere. Lei mi conosceva troppo bene, troppo a fondo.

Aveva capito. Dopo tutto, lei riusciva a leggermi dentro. Mi bastò guardarla per sapere che era arrivato il momento. Le avrei detto tutta la verità e mi sarei preso le conseguenze.

"Entriamo, e ti dirò tutto."

Cassandra

Eravamo alla confraternita degli Skull e il mio sesto senso non presagiva nulla di buono su quello che Blake stava per dirci, anzi dirmi. Ognuno di noi aveva una birra in mano, seduti intorno al bancone in cucina. Il silenzio assordante mi stava uccidendo, così decisi di parlare.

"Okay, devi dirmi qualcosa."

Blake mi guardò, bevve un sorso di birra e iniziò a parlare.

"È iniziato tutto cinque anni fa." Blake inspirò profondamente, guardando la bottiglia di birra come se fosse l'unica cosa in grado di aiutarlo a trovare le parole giuste. "I tuoi fratelli si erano indebitati fino al collo per il vizio del gioco di Tony. Erano disperati, non avevano via d'uscita, e l'unico che si offrì di aiutarli fu Trevor." Fece una pausa, il suo sguardo si indurì. "Solo che il suo aiuto aveva un prezzo. Un prezzo che loro non potevano pagare. Così sono venuti da me."

La sua voce si abbassò di tono, come se pronunciare ogni parola gli costasse fisicamente. "Sapevo chi era Trevor, sapevo che mettersi in affari con lui significava firmare la propria condanna. Ma non avevano scelta, e nemmeno io. Così, sono andato da lui e mi sono venduto." Fece un sorriso amaro. "Pensavo di poter gestire la cosa, di fare qualche lavoretto e liberarmi in fretta... Ma Trevor non lascia mai andare nessuno così facilmente."

Si fermò per qualche secondo. Io cercavo di assimilare tutto. Lui si era sacrificato per la mia famiglia. Non mi ero resa conto di stare piangendo finché Blake non allungò una mano per asciugarmi le lacrime.

Avevo passato anni a impormi di odiarlo, e ora scoprire la verità era troppo da digerire.

"Non piangere, piccola."

"Continua, ti prego."

"Era diventato troppo. Lavorare per Trevor significava sentirmi in trappola, come se ogni giorno le pareti si stringessero sempre di più attorno a me. Ogni incarico, ogni ordine eseguito, ogni minaccia sussurrata mi soffocava. Avevo bisogno di respirare, di uscire da quell'incubo. Ma lui non me lo permise."

"Perché?"

Trevor trovava sempre i punti deboli delle persone e li usava contro di loro. Con me, usava i miei fratelli e Blake. Perché sapeva che per loro avrei sacrificato tutto senza battere ciglio.

"Per te, Cassie." Il suo tono era quasi colpevole, come se avesse paura della mia reazione. Ma io sentii solo il mio cuore accelerare, un misto di shock e riconoscenza. Non sapevo cosa dire. Non sapevo cosa provare. Lui aveva sacrificato tutto... per me.

Mi mancò l'aria. Aveva rinunciato a tutto per me.

Mi alzai di scatto e mi catapultai tra le sue braccia. Lui mi avvolse con una stretta che parlava di tutto il dolore e la protezione mai espresse a parole.

Sentii i ragazzi uscire dalla stanza, ma non me ne curai. Le braccia di Blake stavano tenendo insieme i pezzi di me che stavano cadendo.

"Sono qui, Cassie. Non ti lascio. Sono qui." La sua voce era un sussurro roco, ma pieno di forza. Le sue mani mi accarezzarono la schiena con delicatezza, quasi volesse assicurarsi che fossi davvero lì, tra le sue braccia. "Non sai quanto mi sia maledetto per averti lasciata sola."

Mi strinsi ancora di più a lui, nascondendo il viso contro il suo petto, le lacrime che continuavano a scivolarmi lungo le guance. "Mi hai lasciata. E io ti ho odiato per questo."

Lui si irrigidì per un istante, poi sospirò. "Lo so. E avevi ragione a farlo. Ma non lo farò più. Non importa cosa succederà, non me ne andrò."

Sollevai lo sguardo verso di lui, cercando la verità nei suoi occhi. "Prometti?"

Blake mi strinse il viso tra le mani, il pollice che sfiorò delicatamente la mia guancia ancora umida di lacrime. "Te lo giuro."

Era con me. E in fondo, non mi aveva mai davvero lasciata.

Ricordami chi eroLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora