BLAKE
Avevo la sensazione di un macigno premuto sul petto, mentre le palpebre, pesanti come piombo, si rifiutavano di aprirsi.
L'ultima cosa che ricordavo era Cassandra che mi accarezzava i capelli mentre i ragazzi mi portavano via da lei.
Provai ad aprire gli occhi un paio di volte, ma solo dopo aver imprecato per il dolore riuscii a sollevarli del tutto. A giudicare dalla luce che filtrava dalla finestra, doveva essere pieno pomeriggio. Ero disteso sul mio letto, il petto avvolto da un'enorme fasciatura. Peter dormiva scomposto su una sedia accanto a me, mentre Kyle, seduto ai piedi del letto, guardava la TV con il volume al minimo. Mi schiarii la voce e lui si voltò immediatamente.
"Ehi, amico."
"Che ore sono?"
La gola mi bruciava e parlare mi dava fastidio.
"Le due del pomeriggio. Vuoi un po' d'acqua?"
Annuii e lui mi porse una bottiglietta. Poco dopo, la porta si aprì e Melody entrò con un vassoio pieno di cibo. Lo appoggiò sul letto con un gran trambusto, svegliando Peter, poi mi si avvicinò e mi diede un buffetto sulla testa.
"Ben svegliato, Blake."
Mi sorrise dolcemente e io ricambiai il sorriso. Nel frattempo, Peter si era completamente svegliato. Sbuffò a lungo prima di stiracchiarsi.
"Perché quando mi sveglio io nessuno mi coccola così tanto?"
"Perché sei un coglione, fiorellino."
"Oh mio Dio, parla!"
La sua stupidità ci fece ridere tutti, ma il mio sguardo continuava a vagare per la stanza, in attesa di vedere una chioma rossa spuntare da un momento all'altro.
Perché non era qui?
Stava bene?
Trevor l'aveva trovata?
"Dov'è Cassie?"
Il silenzio cadde immediatamente nella stanza e la mia ansia aumentò. Mi liberai delle coperte e, nonostante la fatica, mi alzai dal letto. Raggiunsi la finestra e accesi una sigaretta.
"Sarà a casa, Blake. Sai com'è fatta..." Melody cercò di rassicurarmi, ma vedevo nei suoi occhi la stessa preoccupazione che leggevo nei volti degli altri.
"Ditemi la verità."
Non avevo il coraggio di guardarli negli occhi. Poi la voce di Peter mi fece crollare il mondo addosso.
"È sparita. Non risponde alle nostre chiamate né ai messaggi. Non sappiamo dove sia, Blake."
Loro non lo sapevano, ma io sì. Sapevo perfettamente dov'era andata.
Ed ero già in ritardo per salvarla da se stessa.
"Las Vegas."
Il nome della città uscì dalle mie labbra prima ancora che la mia mente potesse formulare un pensiero razionale. Il mio stomaco si chiuse in una morsa. Il sangue nelle vene divenne ghiaccio.
Mi guardarono tutti come se fossi pazzo. Ma io sapevo. Sapevo perfettamente dove fosse andata. Dopotutto, solo una masochista o un'incosciente tornerebbe nel posto dove potrebbe essere più in pericolo.
E lei era entrambe le cose.
"Peter, trovami un biglietto per Las Vegas. Solo andata. Il prima possibile."
"Trovaci."
Mi voltai verso Mel e per poco non scoppiai a ridere.
"Cosa?!"
"Andiamo tutti a Las Vegas, non solo tu."
"Così, oltre che della sua vita, devo preoccuparmi anche della vostra? Non se ne parla."
Non mi ero accorto di aver alzato la voce fino a quando Peter non richiamò la mia attenzione. Mel faceva parte del gruppo da ormai tre anni, le volevamo tutti bene, ma sapeva essere testarda e impicciona. E io non avevo bisogno di altri problemi.
"Noi veniamo."
"Kyle, non avete idea di come sia lì."
Mi ignorarono e io lasciai cadere la questione. Dovevo solo arrivare da lei il prima possibile.
Peter trovò un volo per le quattro di pomeriggio. Saremmo arrivati a Las Vegas per le nove e forse sarei riuscito a fermarla prima che facesse qualcosa di avventato.
Ci preparammo in fretta e andammo all'aeroporto. L'attesa al gate sembrò infinita, ma alla fine riuscimmo a salire sull'aereo. Prima di spegnere il telefono, inviai un messaggio a Tony dicendogli che stavamo arrivando.
Furono sei ore infinite. I ragazzi avevano dormito quasi tutto il tempo, mentre io fissavo il soffitto dell'aereo, incapace di trovare pace. La mia mente correva senza tregua, costruendo scenari su scenari. E se fossi arrivato troppo tardi? Se Trevor l'avesse già trovata? Ogni possibile risposta mi scavava dentro, rendendo impossibile anche solo chiudere gli occhi.
Appena atterrati, accesi il telefono e chiamai Tony senza neanche controllare la sua risposta.
"Siete atterrati?"
La musica assordante nel sottofondo mi fece allontanare leggermente il telefono dall'orecchio.
"Vieni al Bellagio, nella suite. Ha organizzato una festa con tutti. Trevor non si è ancora visto, ma arriverà."
Attaccai senza rispondergli e dissi a Kyle di chiamare un taxi. Ci saremmo dovuti preparare per la festa. Non era una semplice confraternita, ma un covo di criminali e, in certi posti, anche l'apparenza poteva salvarti la vita.
Ci fermammo a casa mia per cambiarci in fretta. I miei erano in viaggio, come al solito, e fortunatamente dopo la mia fuga non avevano cambiato la serratura.
Dopo quaranta minuti eravamo pronti. Il taxi ci portò al Bellagio. In macchina regnava un silenzio carico di tensione, spezzato solo dalla voce preoccupata di Melody.
"Lei sta bene?"
Erano tutti preoccupati per la sua incolumità, ma io sapevo che la Cassandra che avrebbero trovato lì non sarebbe stata la stessa che avevano conosciuto. Las Vegas corrompeva anche le anime più pure.
"Deve stare bene."
Arrivati al Bellagio, vidi gli occhi dei ragazzi illuminarsi di fronte a tutto quello sfarzo. Ma per me era solo nausea.
"Non fatevi abbindolare. Ci sono così tante luci perché il marcio da coprire è troppo."
Entrai e mi avvicinai alla reception, seguito dai ragazzi.
"Cosa posso fare per lei, signor Finnigan?"
Riconobbi la voce stridula. Beatrix Gomez. Non eravamo mai stati una coppia, ma era una di quelle ragazze da cui tornavo nei momenti sbagliati.
"Gomez, devo salire alla festa. Io e i miei amici."
Mi fece cenno di prendere l'ascensore. Prima che le porte si chiudessero, la sentii dire:
"Ti aspetto, Blake. In memoria dei vecchi tempi."
Melody mi fissava. Mi girai verso di lei.
"Che c'è, Mel?"
"Non mi piace."
Inarcai il sopracciglio.
"Quella Gomez. Non mi piace. È una gatta morta."
Mi avvicinai, sussurrando: "Tranquilla, Mel. Per me esiste solo la rossa."
Le porte si aprirono. Rimisi la mia maschera da freddo e impassibile. Qui erano tutti squali. L'odore dell'incertezza lo fiutavano a metri di distanza.
La vidi. Un'apparizione mozzafiato, avvolta in un'aura pericolosa e magnetica, come una regina nel suo regno di caos e fiamme. I suoi occhi brillavano di una luce che sfidava tutto ciò che la circondava.
I nostri occhi si incontrarono, e per un istante il tempo sembrò fermarsi. Lei era lì, in mezzo a quel caos, ma sembrava appartenere a un mondo a parte. Il cuore mi martellava nel petto mentre realizzavo che, da quel momento in poi, tutto sarebbe cambiato irrimediabilmente.
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Ricordami chi ero
RomanceLa storia di Cassandra e Blake vi farà dubitare di ogni certezza Vi farà credere nei brividi sotto pelle Nel fiato che si spezza Nella pelle d'oca che non mente. Vi farà credere nelle anime prima dei corpi Nell'adrenalina come costante Nel destino...
